AVVISO: VARIAZIONE SEDE ASSEMBLEA 20 MAGGIO 2017
L’Assemblea dei Liberi Comuni del 20 maggio 2017 si terrà al World Service Information di Piazza IV Novembre 4 a Milano,
anziché al Centro Copernico come precedentemente annunciato. La nuova location è ancora più vicina alla stazione Centrale e raggiungibile facilmente sia in treno che in metrò (linea verde M2 fermata Stazione Centrale).
Tutti gli iscritti all’Assemblea (sia come iscritti al partito che come osservatori) riceveranno a breve una comunicazione di aggiornamento via mail.
I dettagli logistici e il MODULO D’ISCRIZIONE sono visionabili sulla pagina web www.libericomuni.org
LIBERI COMUNI: CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA DEL PARTITO

LIBERI COMUNI: CONVOCAZIONE DELL’ASSEMBLEA DEL PARTITO
Ripartiamo tutti insieme da Milano, il 20 maggio 2017, presso il Centro Copernico, nelle vicinanze della Stazione Centrale!

Gli iscritti ufficiali al partito, che intendano partecipare all’Assemblea, sono pregati di compilare il MODULO DI ISCRIZIONE nella pagina http://www.libericomuni.org, creata per l’occasione, e interagire, in caso di problemi e/o chiarimenti, con l’attuale Governo del partito attraverso l’indirizzo mail info@libericomuni.it

Tutti gli iscritti hanno diritto di parola e di voto.
Ricordiamo inoltre che, a norma di Statuto, è possibile partecipare all’Assemblea come “iscritto” al partito se l’iscrizione è avvenuta almeno un mese prima della data di convocazione della stessa (nel nostro caso entro il 20 aprile 2017).

Pertanto chi desiderasse partecipare all’Assemblea come iscritto può farlo entro tale data andando nel sito ufficiale dei Liberi Comuni http://www.libericomuni.it e cliccando sulla voce “Aderisci ai Liberi Comuni” nella striscia delle opzioni in testa alla home page.
Attenzione!: l’iscrizione al solo gruppo dei Liberi Comuni su Facebook non è considerata come “iscrizione ufficiale al partito”.

Il Modulo di iscrizione all’Assemblea può essere utilizzato anche da coloro che, pur non essendo iscritti ai Liberi Comuni, intendano partecipare come osservatori.

Facciamo infine presente a tutti gli amici libertari, notoriamente scettici verso l’adesione ad un partito, che i LIBERI COMUNI sono nati a Siena il 4 maggio 2014 quale “contenitore politico”, complementare alla irrinunciabile divulgazione culturale delle idee libertarie, suggerito anche da Hans-Hermann Hoppe nella strategia di liberazione dallo Stato liberal-social-democratico, illustrata in modo molto chiaro da pag. 94 a pag. 98 del libro “Contro lo Stato democratico, come superare la follia e la decadenza morale ed economica” edito nel 2015 dalla Leonardo Facco Editore:
«La strategia è per una rivoluzione dal basso verso l’alto avendo il pregio di intaccare il monopolio territoriale dello Stato, consentendo una riappropriazione sulla e della res publica da parte delle comunità residenti. Al fine di operare la privatizzazione della proprietà pubblica locale è necessario procedere, in primo luogo, a una battaglia culturale divulgativa, al fine di creare una sensibilità e un consenso locale generalizzato attorno all’importanza dei diritti naturali e ai temi dell’autogoverno e dell’autodeterminazione in opposizione alla visione centralista, democratica e statalista. In secondo luogo è necessario un contenitore politico in grado di incarnare e soddisfare tale domanda in ambito elettorale partecipando alle elezioni amministrative (come uso del mezzo democratico a scopo difensivo e la conquista del consenso territoriale) con un programma politico antidemocratico, anti-egualitario, e a favore dei ceti produttivi di libero mercato, dunque nettamente in antitesi con lo statalismo, espressione della liberal-social-democrazia. L’obiettivo primario, in caso di vittoria alle urne, è quello di poter operare una privatizzazione (de-socializzazione) dei beni pubblici nelle piccole realtà comunali, restituendo i titoli di proprietà (in quote azionarie) su tali beni e servizi ai loro legittimi proprietari: i contribuenti, che con le precedenti imposte versate li hanno finanziati»

Posted on 5 marzo 2017, 20:46 By
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ASSEMBLEA LIBERI COMUNI – 2017

Care amiche, cari amici,
vi informo che il pomeriggio di sabato 20 maggio presso il Centro Copernico a Milano (a due passi dalla Stazione Centrale) si terrà l’Assemblea del Liberi Comuni.

L’ordine del giorno è il seguente:
-Inizio lavori h 14:00
-Liberi Comuni partito operativo: illustrazione dei passi compiuti per l’avvenuta registrazione del partito e del suo logo
-Elezione del Governo: elezione dei membri del Governo dei nove
-Azione politica del partito: discussione e votazione della risoluzione finale
-Termine lavori h 18:00

L’Assemblea è aperta agli iscritti al partito e a quelli che vorranno iscriversi utilizzando il modulo di partecipazione, che sarà pubblicato a breve e che dovrà essere compilato anche dagli attuali iscritti.

È infatti importante che chi intende partecipare a questa Assemblea di rilancio dei Liberi Comuni utilizzi il modulo di iscrizione per consentirci di scegliere per tempo la sala più idonea al numero di partecipanti. Per questo motivo le iscrizioni dovranno pervenire entro e non oltre il 30 aprile 2017.

Nel panorama desolato dell’offerta politica italiana solo la discesa in campo di un partito autenticamente libertario, riconoscibile e votabile dagli elettori, può offrire un’ancora di salvezza, concreta e praticabile, per uscire dall’incresciosa situazione in cui versa la nostra società civile.

ASSEMBLEA 2017: Missione Compiuta

L’assemblea ha avuto luogo ieri 20.5.2017 come previsto.

E’ stato eletto il nuovo governo, e riconfermato il presidente.

Ecco la foto del gruppo.

Seguirà a giorni una sintesi filmata dell’evento e una breve lettera del presidente dell’associazione politica Liberi Comuni.

Perifrasi della costituzione: art. 33 – 34 scuola, alunni, borse di studio ed esami di stato

Non sono un esperto di diritto ma questo impedisce nessuno di leggere e avere delle opinioni dell’unico contratto imposto con la coercizione dalla nascita a chiunque: santa romanae kostitutionem.

L’amico Giovanni Birindelli, studioso di filosofia del diritto e autore di capacità fuori dal comune, (ritorno a raccomandare la lettura del suo “La sovranità della legge” (vedi qui), a chi lo scambia (durante conferenze, eventi o incontri) per uno che ha studiato giurisprudenza all’università, risponde glaciale: “per fortuna, no”.

Faccio mie queste sue lapidarie parole e vi presento le due nuove acrobazie giuridiche della costituzione italiana:

ART. 33 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

 ART. 34 La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Limitandoci agli aspetti meramente linguistici, l’esordio su arte e scienza dell’art.33, è stucchevole. L’arte e la scienza infatti esistono da quando esiste l’uomo. I graffiti nelle caverne, il fuoco, la ruota ne sono una prova preistorica.

Lasciamo da parte la linguistica e consideriamo invece gli effetti pratici. Le conseguenze non sono stucchevoli ma tragiche.

ARTE: cosa ne è del patrimonio artistico millenario di cui l’Italia dispone? In ogni angolo della penisola, l’elenco degli esempi di abbandono, degrado, mancata valorizzazione di monumenti, reperti e siti archeologici, musei, centri storici, opere di interesse artistico, è interminabile.

SCIENZA: la scienza è il risultato della ricerca. In Italia la ricerca privata è stata liquefatta grazie ad uno spregiudicato livello di tassazione. Della ricerca pubblica dicono tutto le statistiche ufficiali Istat, la fuga all’estero dei migliori ricercatori. Un’immagine vale più di ogni altra chiacchiera (il grafico sotto riporta la spesa in ricerca in % sul PIL riferita al 2014)

“La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.”

Questa non è una dichiarazione ma un’assioma col quale si sancisce che l’istruzione è un compito dello stato e dei suoi apparati. Ora chiunque sia sano di mente, capisce  che non vi è alcuna base logica o economica per il suddetto assioma. E’ la cifra della considerazione che i padrini costituenti e i loro eredi di ieri e di oggi hanno degli individui, quando non siano elettori o contribuenti.

Di quali siano gli strabilianti risultati dell’istruzione pubblica, oltre che per esperienza personale di chiunque abbia o abbia avuto figli che hanno frequentato la scuola pubblica, e per dichiarazione stessa di insegnati e presidi, parlano sempre i dati ISTAT su disoccupazione giovanile e spesa pubblica. Un solo dato: l’Italia può vantare un tasso di dispersione scolastica tra i più alti d’Europa, pari al 18,2%.

Noncuranti dello sfacelo da loro stessi prodotto, ogni governo mette in cantiere una riforma della scuola. Siamo alla 66esima edizione “la buona scuola”. Le differenze? Tre in tutto, due facce da…. e qualche grafico.

Stefania Giannini a sinistra. Glottologa, pare laureata.

Valeria Fedeli a destra. Finto truccata accademica ma praticamente semi analfabeta, prendendo alla lettera proprio il testo dell’art.33 della kostituzione.

Vomitevole rappresentazione entrambe, di un paese sotto sequestro e trasformato in una cloaca.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo essersi intestato il monopolio della scuola e dell’istruzione dei peones italopitechi, i padrini costituenti per non farla troppo sporca, si lasciano andare ad una gentile concessione per chiunque volesse operare nel campo della scuola e dell’istruzione. Troppo liberismo in questo paese, lo dico da sempre!!!

Chiariscono sin da subito però, che mentre lo stato è libero di finanziarsi quanto e come gli pare da chiunque, nessuno al contrario può permettersi di operare privatamente nel mercato della scuola e dell’istruzione, a carico dello stato.

Dopo questa interessante precisazione viene poi altresì aggiunta un’altra solo apparente concessione. Si introduce infatti il termine “parità” che le scuole private possono chiedere all’apparato pubblico. Solo un cerebroleso, non capisce immediatamente, che se sotto le mentite spoglie di una gentilezza, un soggetto A invita a chiedere la parità al soggetto B, si è subito stabilito un ordine gerarchico non dichiarato che pone B alle dipendenze e alla discrezionalità di A.

Stabilito quindi con lo stratagemma linguistico della “parità” questa gerarchia, il soggetto A è l’unico a certificare l’istruzione fornita e l’unico che determina la validità legale dell’istruzione. Qualsiasi altro soggetto B, ha quindi solo due possibilità:

  1. chiede la parità affinché i suoi alunni abbiano un certificato di istruzione riconosciuto e spendibile
  2. rinuncia ad operare nel campo dell’istruzione. Altrimenti detto: meglio rinunciare ad operare.

Mi sembra un ottimo esempio di libertà, invito alla responsabilità e all’intraprendenza. In confronto Lenin ci avrebbe fatto un baffo.

… Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato…

Mi sono riproposto di contare quante volte la laconica quanto subdola espressione “nei limiti stabiliti dalla legge” compare nel sacro corano degli statalesi. Arrivati che siamo agli articoli 33 e 34, credo siamo già alla ventesima apparizione.

La tragedia di queste “apparizioni” non è linguistica, ma giuridica. Come si fa infatti, a declamare il diritto di qualcuno a fare qualcosa, subordinandolo a non meglio precisate leggi dello stato?

Non servono altri esempi, grafici e commenti per capire che condensato di liberticidio contenga questo libello itaGliota chiamato costituzione. Tutte le volte che termino una nuova perifrasi, mi ripropongo di smettere perché mi viene il vomito. Ma poi regolarmente ci ricasco.

Con l’art.34 voglio fare un gioco con i lettori. L’ho inserito come oggetto di questa perifrasi ma non posso trattarlo qui, per ragioni di brevità. Darei voce a tutti voi, perché con un vostro commento, scriviate le vostre personali riflessioni sull’art.34

 

COMUNICATO n° 12

COMUNICATO N. 12 Liberi Comuni

Le ragioni intellettuali per il tentativo di rilancio del partito dei Liberi Comuni

In questi giorni, discutendo animatamente con alcuni amici su quali fossero i modi migliori per l’affermazione degli ideali libertari, mi sono ritrovato a citare alcune frasi del libro edito dalla Leonardo Facco Editore a titolo “Contro lo Stato democratico, come superare la follia e la decadenza morale ed economica”, nel quale viene citata la strategia suggerita da Hans-Hermann Hoppe.
Per cambiare, per riporre i diritti di proprietà al centro della convivenza civile, è necessaria una rivoluzione dal basso verso l’alto, illustrata in modo molto chiaro da pagina 94 a pagina 98 del libro:

«La strategia è per una rivoluzione dal basso verso l’alto avendo il pregio di intaccare il monopolio territoriale dello Stato, consentendo una riappropriazione sulla e della res publica da parte delle comunità residenti. Al fine di operare la privatizzazione della proprietà pubblica locale è necessario procedere, in primo luogo, a una battaglia culturale divulgativa, al fine di creare una sensibilità e un consenso locale generalizzato attorno all’importanza dei diritti naturali e ai temi dell’autogoverno e dell’autodeterminazione in opposizione alla visione centralista, democratica e statalista. In secondo luogo è necessario un contenitore politico in grado di incarnare e soddisfare tale domanda in ambito elettorale partecipando alle elezioni amministrative (come uso del mezzo democratico a scopo difensivo e la conquista del consenso territoriale) con un programma politico antidemocratico, anti-egualitario, e a favore dei ceti produttivi di libero mercato, dunque nettamente in antitesi con lo statalismo, espressione della liberal-social-democrazia. L’obiettivo primario, in caso di vittoria alle urne, è quello di poter operare una privatizzazione (de-socializzazione) dei beni pubblici nelle piccole realtà comunali, restituendo i titoli di proprietà (in quote azionarie) su tali beni e servizi ai loro legittimi proprietari: i contribuenti, che con le precedenti imposte versate li hanno finanziati»

Dunque la soluzione suggerita da Hoppe si fonda su un binomio fondamentale: da un lato una battaglia culturale divulgativa, che non può in alcun modo contaminarsi con compromessi intellettuali inaccettabili e che, aggiungo io, deve includere anche una critica serrata all’attuale dottrina sociale della Chiesa; dall’altro lato la presenza di un partito, nel quale i cittadini possano riconoscersi per la riconquista delle loro proprietà territoriali locali (comunali).

Queste ragioni legittimano un’unione d’intenti tra i libertari impegnati nella divulgazione, senza compromessi di sorta, delle nostre idea di libertà e chi si impegnerà nei Liberi Comuni per ottemperare al dovere morale di dar seguito in modo completo alla “strategia di Hoppe”.

Discorso sulla servitù volontaria….
Quello che colpisce del brano e dell’autore sono alcune cose:
del brano, la viva attualità e la disarmante descrizione dei servi e dei tiranni;
dell’autore, la brevissima vita e la capacità a soli 22 anni di scrivere 30 pagine talmente profonde e vere, da diventare memorabili ed arrivare sino a giorni nostri
estratto da “Discorso sulla servitù volontaria
attribuito a Etienne de la Boétie (Sarlat, 1º novembre 1530Germignan, 18 agosto 1563)
…..Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo. E’ un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune, tanto che c’è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si tratta appunto di una persona sola, né amarne le qualità poiché si comporta verso di loro in modo del tutto inumano e selvaggio……
…..Ma, buon Dio, che faccenda è mai questa? Come spiegarla? Quale disgrazia, quale vizio, quale disgraziato vizio fa sì che dobbiamo vedere un’infinità di uomini non solo ubbidire ma servire, non essere governati ma tiranneggiati a tal punto che non possiedono più né beni, né figli, né genitori e neppure la propria vita….
Ma in tutti i vizi ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare; due uomini, ammettiamo anche dieci, possono aver paura di uno. Ma se mille persone, che dico, mille città non si difendono da uno solo questa non è viltà, non si può essere vigliacchi fino a questo punto, così come aver coraggio non significa che un uomo si debba metter da solo a scalare una fortezza, attaccare un’armata, conquistare un regno! Che razza di vizio è allora questo se non merita neppure il nome di viltà, se non si riesce a qualificarlo con termini sufficientemente spregevoli, se la natura stessa lo disapprova e il linguaggio rifiuta di nominarlo?
…..Povera gente insensata, popoli ostinati nel male e ciechi nei confronti del vostro bene! Vi lasciate portar via sotto gli occhi tutti i vostri migliori guadagni, permettete che saccheggino i vostri campi, rubino nelle vostre case spogliandole dei vecchi mobili paterni. Vivete in condizione da non poter più vantarvi di tenere una cosa che sia vostra; e vi sembrerebbe addirittura di ricevere un gran favore se vi si lasciasse la metà dei vostri beni, delle vostre famiglie, della vostra stessa vita. E tutti questi danni, queste sventure, questa rovina vi vengono non da molti nemici ma da uno solo, da colui che voi stessi avete reso tanto…
…. Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono; basta che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento…
…. Infine per quanto riguarda colui che ha ricevuto il potere dal popolo, mi sembra che dovrebbe essere più sopportabile e credo lo sarebbe se non fosse per il fatto che una volta vistosi innalzato sopra tutti gli altri, gonfiato da un sentimento che non saprei definire ma che tutti chiamano senso di grandezza, decide di non scenderne più….
…. Così, a dir la verità, vedo che tra i vari tipi di tirannide vi è qualche differenza ma non noto che vi sia la possibilità di una scelta, poiché pur essendo diverse le vie per arrivare al potere il modo di regnare è sempre più o meno lo stesso. Coloro che sono eletti dal popolo lo trattano come un toro da domare; chi ha conquistato il regno pensa di avere su di lui il diritto di preda; chi infine lo ha ereditato considera i sudditi come suoi schiavi naturali….
COMUNICATO N.6 Liberi Comuni

Care amici, care amiche dei Liberi Comuni, il giorno 18 gennaio 2017 si è riunito ciò che è rimasto del Governo dei Liberi Comuni, dopo la travagliata e disertata Assemblea di Montegrotto Terme del 14-06-2015.
Nondimeno il Governo dei Liberi Comuni, senza troppi clamori, nel corso del 2016 è riuscito ad onorare i pochi, ma fondamentali compiti che si era proposto: la registrazione notarile (dunque ufficiale) del partito, del
suo logo e del suo statuto e l’apertura di un conto corrente postale. Partendo da queste basi, fondamentali per dare operatività istituzionale al partito, si tratta ora di ridare anche una legittimità statutaria ai suoi
organi e ripartire con rinnovato entusiasmo. Ricordo come uno degli obiettivi emersi nelle discussioni dei passati Governi sia stato quello di concentrare le proprie energie in pochi Comuni, anche in un solo Comune, magari piccolo, con l’intento di partecipare alle elezioni comunali e vincerle, in modo da poter “creare scandalo” con l’applicazione, in quel Comune, dei princìpi del Codice dei Liberi Comuni.
Sempre con l’obiettivo di dare visibilità al partito e agli ideali libertari che lo animano, nella discussione di ieri si è presa in esame anche l’eventualità di “risuscitare” lo strumento legislativo previsto dall’Art. 71 della Costituzione della Repubblica Italiana, cioè il “disegno di legge di iniziativa popolare”, che alcuni definiscono come “una forma di partecipazione al processo decisionale per certi versi assimilabile alla democrazia diretta”.
Anche nella democrazia diretta infatti il “peso” del Parlamento influenza spesso le leggi applicative dei pronunciamenti popolari.  Non è dunque ipotizzabile di poter rilanciare questo istituto della Costituzione italiana scavalcando tout-court il Parlamento, perché questo non è possibile neppure in quelle democrazie (come la Svizzera) di lunga tradizione di democrazia diretta (meglio: semi-diretta). L’applicazione dell’Art. 71 è stata finora deludente: un amico ci ha informati che “nel tempo” sono stati presentati circa 400 disegni di legge di iniziativa popolare, con allegate le 50’000 firme richieste; uno soltanto è stato esaminato in commissione e approvato con numerose modifiche. Pare infatti che “sebbene sia previsto che il Parlamento sia tenuto ad esaminare ogni progetto depositato, la legge non stabilisca un termine entro cui ciò debba avvenire, con il risultato che la stragrande maggioranza dei disegni di iniziativa popolare non venga mai discusso, e decada. A causa di queste criticità, l’istituto non ha mai avuto effetti rilevanti sull’approvazione delle leggi, ed è oggi largamente in disuso”. Ma che esso possa costituire un pericolo per le oligarchie statali, se messo in condizione di funzionare, è dimostrato dal fatto che, nonostante la sua inconsistenza nel processo legislativo della Repubblica, la riforma istituzionale Renzi-Boschi, se fosse stata approvata, avrebbe previsto l’aumento del numero di firme necessarie, che sarebbe salito da 50.000 a 150.000.
L’idea sarebbe dunque quella di elaborare un disegno di legge di iniziativa popolare, che obblighi il Parlamento alla discussione di tutti i disegni di iniziativa popolare entro un termine ragionevole e “tassativo”
di tempo. Se troveremo qualche importante forza politica disponibile ad appoggiarci nella discussione parlamentare di questa prima iniziativa popolare dei Liberi Comuni, apriremo la strada ad una partecipazione “di tipo svizzero” alla vita politica del paese. Per i libertari duri e puri non sarà il massimo, ma sicuramente un
successo nella raccolta delle firme per conseguire questo obiettivo, darebbe al partito dei Liberi Comuni una visibilità mediatica inoscurabile a livello nazionale, funzionale alle future sfide elettorali. Le 50’000 firme richieste sono un obiettivo raggiungibile. Il perché sarà oggetto di una dettagliatissima “relazione tecnica” alla prossima Assemblea dei Liberi Comuni, se si terrà. Questo dipende, cari amici e care amiche, solo da voi.
Apriremo a breve una pagina Facebook dedicata a questo evento.
Vediamo quale sarà la vostra risposta.
Documenti visionabili:
– Logo del partito (il più bel logo in circolazione) https://
dl.dropboxusercontent.com/u/1933236/Logo%20LC.jpg
– Statuto del partito (elaborato in modo “istituzionalmente corretto”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/STATUTO-LIBERI-COMUNI-1…
– Codice dei Liberi Comuni (un nuovo modo dello “stare insieme”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/CODICE-DEI-LIBERI-COMUN…

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