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AVVISO: VARIAZIONE SEDE ASSEMBLEA 20 MAGGIO 2017
L’Assemblea dei Liberi Comuni del 20 maggio 2017 si terrà al World Service Information di Piazza IV Novembre 4 a Milano,
anziché al Centro Copernico come precedentemente annunciato. La nuova location è ancora più vicina alla stazione Centrale e raggiungibile facilmente sia in treno che in metrò (linea verde M2 fermata Stazione Centrale).
Tutti gli iscritti all’Assemblea (sia come iscritti al partito che come osservatori) riceveranno a breve una comunicazione di aggiornamento via mail.
I dettagli logistici e il MODULO D’ISCRIZIONE sono visionabili sulla pagina web www.libericomuni.org
ASSEMBLEA LIBERI COMUNI – 2017

Care amiche, cari amici,
vi informo che il pomeriggio di sabato 20 maggio presso il Centro Copernico a Milano (a due passi dalla Stazione Centrale) si terrà l’Assemblea del Liberi Comuni.

L’ordine del giorno è il seguente:
-Inizio lavori h 14:00
-Liberi Comuni partito operativo: illustrazione dei passi compiuti per l’avvenuta registrazione del partito e del suo logo
-Elezione del Governo: elezione dei membri del Governo dei nove
-Azione politica del partito: discussione e votazione della risoluzione finale
-Termine lavori h 18:00

L’Assemblea è aperta agli iscritti al partito e a quelli che vorranno iscriversi utilizzando il modulo di partecipazione, che sarà pubblicato a breve e che dovrà essere compilato anche dagli attuali iscritti.

È infatti importante che chi intende partecipare a questa Assemblea di rilancio dei Liberi Comuni utilizzi il modulo di iscrizione per consentirci di scegliere per tempo la sala più idonea al numero di partecipanti. Per questo motivo le iscrizioni dovranno pervenire entro e non oltre il 30 aprile 2017.

Nel panorama desolato dell’offerta politica italiana solo la discesa in campo di un partito autenticamente libertario, riconoscibile e votabile dagli elettori, può offrire un’ancora di salvezza, concreta e praticabile, per uscire dall’incresciosa situazione in cui versa la nostra società civile.

COMUNICATO N.6 Liberi Comuni

Care amici, care amiche dei Liberi Comuni, il giorno 18 gennaio 2017 si è riunito ciò che è rimasto del Governo dei Liberi Comuni, dopo la travagliata e disertata Assemblea di Montegrotto Terme del 14-06-2015.
Nondimeno il Governo dei Liberi Comuni, senza troppi clamori, nel corso del 2016 è riuscito ad onorare i pochi, ma fondamentali compiti che si era proposto: la registrazione notarile (dunque ufficiale) del partito, del
suo logo e del suo statuto e l’apertura di un conto corrente postale. Partendo da queste basi, fondamentali per dare operatività istituzionale al partito, si tratta ora di ridare anche una legittimità statutaria ai suoi
organi e ripartire con rinnovato entusiasmo. Ricordo come uno degli obiettivi emersi nelle discussioni dei passati Governi sia stato quello di concentrare le proprie energie in pochi Comuni, anche in un solo Comune, magari piccolo, con l’intento di partecipare alle elezioni comunali e vincerle, in modo da poter “creare scandalo” con l’applicazione, in quel Comune, dei princìpi del Codice dei Liberi Comuni.
Sempre con l’obiettivo di dare visibilità al partito e agli ideali libertari che lo animano, nella discussione di ieri si è presa in esame anche l’eventualità di “risuscitare” lo strumento legislativo previsto dall’Art. 71 della Costituzione della Repubblica Italiana, cioè il “disegno di legge di iniziativa popolare”, che alcuni definiscono come “una forma di partecipazione al processo decisionale per certi versi assimilabile alla democrazia diretta”.
Anche nella democrazia diretta infatti il “peso” del Parlamento influenza spesso le leggi applicative dei pronunciamenti popolari.  Non è dunque ipotizzabile di poter rilanciare questo istituto della Costituzione italiana scavalcando tout-court il Parlamento, perché questo non è possibile neppure in quelle democrazie (come la Svizzera) di lunga tradizione di democrazia diretta (meglio: semi-diretta). L’applicazione dell’Art. 71 è stata finora deludente: un amico ci ha informati che “nel tempo” sono stati presentati circa 400 disegni di legge di iniziativa popolare, con allegate le 50’000 firme richieste; uno soltanto è stato esaminato in commissione e approvato con numerose modifiche. Pare infatti che “sebbene sia previsto che il Parlamento sia tenuto ad esaminare ogni progetto depositato, la legge non stabilisca un termine entro cui ciò debba avvenire, con il risultato che la stragrande maggioranza dei disegni di iniziativa popolare non venga mai discusso, e decada. A causa di queste criticità, l’istituto non ha mai avuto effetti rilevanti sull’approvazione delle leggi, ed è oggi largamente in disuso”. Ma che esso possa costituire un pericolo per le oligarchie statali, se messo in condizione di funzionare, è dimostrato dal fatto che, nonostante la sua inconsistenza nel processo legislativo della Repubblica, la riforma istituzionale Renzi-Boschi, se fosse stata approvata, avrebbe previsto l’aumento del numero di firme necessarie, che sarebbe salito da 50.000 a 150.000.
L’idea sarebbe dunque quella di elaborare un disegno di legge di iniziativa popolare, che obblighi il Parlamento alla discussione di tutti i disegni di iniziativa popolare entro un termine ragionevole e “tassativo”
di tempo. Se troveremo qualche importante forza politica disponibile ad appoggiarci nella discussione parlamentare di questa prima iniziativa popolare dei Liberi Comuni, apriremo la strada ad una partecipazione “di tipo svizzero” alla vita politica del paese. Per i libertari duri e puri non sarà il massimo, ma sicuramente un
successo nella raccolta delle firme per conseguire questo obiettivo, darebbe al partito dei Liberi Comuni una visibilità mediatica inoscurabile a livello nazionale, funzionale alle future sfide elettorali. Le 50’000 firme richieste sono un obiettivo raggiungibile. Il perché sarà oggetto di una dettagliatissima “relazione tecnica” alla prossima Assemblea dei Liberi Comuni, se si terrà. Questo dipende, cari amici e care amiche, solo da voi.
Apriremo a breve una pagina Facebook dedicata a questo evento.
Vediamo quale sarà la vostra risposta.
Documenti visionabili:
– Logo del partito (il più bel logo in circolazione) https://
dl.dropboxusercontent.com/u/1933236/Logo%20LC.jpg
– Statuto del partito (elaborato in modo “istituzionalmente corretto”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/STATUTO-LIBERI-COMUNI-1…
– Codice dei Liberi Comuni (un nuovo modo dello “stare insieme”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/CODICE-DEI-LIBERI-COMUN…

Perifrasi della Costituzione Italiana: acrobazie 19 e 20 !!

Non sono un esperto di diritto, ma non ho perso buon senso e spirito critico per scrivere dell’unico contratto che sottomette decine di milioni di italiani me compreso, che non lo hanno mai firmato. Al “clero” e ai “religiosi” del diritto, che gelosamente attribuiscono alla materia un’aurea mistico divina e si adirano quando a parlarne sono “gli atei”, faccio sapere che, non sono e non intendo diventare fedele della loro religione.

ART. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
ART. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

religione-di-stato

Non dovrebbe sorprendere più nessuno, arrivati che siamo ai primi 20 dei 139 articoli del corano statalista, l’ennesima codifica di diritti (religione) che in quanto naturali non ne avrebbero alcun bisogno. Piuttosto questa ulteriore codifica equivale all’iscrizione di un’altra ipoteca sulla Libertà individuale e delle comunità religiose.

L’articolo 19 usando il termine “propaganda”, attribuisce alla religione la stessa valenza e prassi dei partiti politici.

Il dizionario italiano al termine “Propaganda: Azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo a influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse”-.

Non penso ai Testimoni di Geova e limitandomi alla mia religione Cattolica, so che il termine “propaganda” è assolutamente sconosciuto e persino contrario al Vangelo. Gesù stesso non raccolse armate di adepti, ma invitò a seguirlo avvertendo del fallimento finale sulla croce della sua esperienza umana. Motivo per il quale a piangerlo sotto la Croce, rimasero in tre e tutte donne. Una di queste era Maria la madre di Gesù. Questo riferisce il vangelo dell’apostolo Giovanni.

I partiti al contrario, di cui erano figli e seguaci tutti i collettivisti autori del corano statalista, promettendo ai propri elettori il paradiso in terra finora hanno assicurato l’inferno fiscale per tutti. Il consenso elettorale è basato infatti esclusivamente sulla propaganda, che il dizionario dichiara: “Spesso il termine può polemicamente alludere a grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica”.

Questo passaggio sulla propaganda dell’art.19, è la prova dell’ignoranza della fede dei cosiddetti cattolici dell’epoca, i quali seduti a tavolino con gli altri collettivisti, giocavano a ipotecare il futuro di intere generazioni a venire. I Bagnasco di oggi, intervistati sul referendum del 4 dicembre scorso, dichiaravano con mistica sicumera: “i cattolici, voteranno secondo coscienza”.

Nessuno dei Bagnasco d’Italia viene sfiorato dal dubbio che ai cattolici dovrebbero essi stessi annunciare il Vangelo, non la partecipazione alla kermesse pagana delle elezioni. Ma questo del collettivismo strisciante e del katto komunismo curiale e non, è un’altra faccenda

All’art.19 compare quindi un termine interessante: “buon costume”. Mi viene in mente un’apposita sezione delle questure, che quando ero giovane si occupava di prostituzione, pornografia, manifestazioni licenziose in genere. Si chiamava proprio così “Buon Costume” e non credo esista più. Sono convinto che se il “buon costume” fosse caso mai esistito già nel dopo guerra, i 356 deficienti dell’assemblea costituente, avrebbero dovuto giocare a tombola tutto il tempo.

Il termine“buon costume” è notoriamente relativo al contesto mutevole di una società, delle sue mode e del suo pensiero. L’art. 19 e l’indeterminatezza dell’espressione “buon costume” si prestano pertanto a ogni interpretazione, compresa la mancanza stessa di interpretazione da parte di giudici, inquirenti e forze di polizia. Insomma, aria fritta spacciata per Sacro Testo.

Trovo invece diabolica, la frode linguistica perpetrata con l’uso dell’aggettivo “speciali” adottato all’art.20. Si codifica infatti che la religione e le sue manifestazioni, sono sottoposte a limitazioni legislative e gravami fiscali. Ma che queste non possono essere speciali, appunto. In altre parole la religione e gli aspetti spirituali della comunità umana, non possono essere discriminate, vessate diversamente da quanto non lo siano gli altri diritti sanciti nel corano statalista. Evviva!!

Non ho altro da aggiungere se non la conferma della violenza e del sopruso codificati dal corano statalista. Seme maligno per il quale questo paese ha potuto trasformarsi in una vera prigione senza sbarre, una cloaca a cielo aperto, territorio di predazione e estorsione da parte di oligarchie di burocrati e boiardi di palazzo, che solo qualche paese del centro africa ha conosciuto.

A chi è andato a votare all’ultimo referendum, per il SI o del NO, straconvinto di aver capito i 5 quesiti, rivolgo il seguente invito: fatti tu adesso una domanda e datti una risposta. Davanti a uno specchio.

Alternative o Libertà

Uno dei miei contatti FB, indicando in un suo commento che la vignetta che spesso propongo è stravecchia (le pecore in fila che vanno al seggio a votare) mi ha chiesto cosa proporrei come alternativa allo stato, aggiungendo “sono pragmatica”. Come a dirmi : sii concreto. Questa è stata la mia risposta:
Chiedere ricette e alternative pronte all’uso, è il più chiaro sintomo di come lo stato abbia ridotto milioni di individui simili a pecore, che non hanno più nessun interesse a tornare libere, e scoprire che nessuna persona è uguale ad un altra, e che non ci sono alternative precostituite e impacchettate per chi ne faccia richiesta.

Chi fornisce ricette e programmi, sono i lupi vecchi e nuovi. Giocando sull’assuefazione al potere che la demokrazia ha inoculato in milioni di individui, i lupi travestiti come si conviene da umili e miti pastorelli, promettono un sistema ideale o migliore. Il loro ovviamente, coi soldi altrui.

Il Libertarismo non ha modelli ideali da offrire. Ma pragmatici, appunto.

Esso persegue un solo obiettivo: trasformare la società in una comunità dove sia rispettato in modo coerente ed assoluto, il principio di non aggressione, e dove le persone possano godere della propria totale integrità : spirituale, fisica, economica. Dove possano esprimere la propria spiritualità, corporeità, attitudine economica (lavoro, risparmio, affari, contratti, scambi volontari) in assoluta e completa libertà condizionata solo al principio di non ledere, danneggiare, limitare in alcun modo la volontà e l’integrità spirituale, fisica ed economica altrui.

Il Libertarismo è contro lo stato. Contro lo stato che ha fatto e continua a fare carneficina di Libertà, di prosperità, di sviluppo, di futuro, di speranza. Basta guardarsi intorno per constatarlo nel debito pubblico, nella tassazione da rapina, nei milioni di disoccupati, di italiani fuggiti all’estero per poter sopravvivere, milioni di pensionati senza un minimo vitale, un tessuto produttivo massacrato e ormai disintegrato per sempre, nei milioni di morti in guerre, attentati terroristici,carestie, crisi economiche e finanziarie.

Il Libertarismo propone una società senza stato, dove il “senza” parola che terrorizza le pecore, non significa la foresta dell’amazzonia e i cannibali. Lo stato non lo ha creato la natura e non esiste dalla origine del mondo. Dalle origini del mondo esistono solo e sempre le persone, le famiglie, le vere comunità. Una società senza lo stato è non solo fattibile, ma anche empiricamente confermata da milioni di anni di storia umana.

Lo stato una sola cosa non danneggia e non intacca, ma protegge e fa prosperare: generazioni di politici e peones, con le loro cupole mafiose i partiti e padrini, che continuano a tenere la scena, conservare i privilegi, esercitare la corruzione, assicurari l’impunità.

Chi chiede soluzioni e ricette preconfezionate cerca nuovi pastori e nuovi condottieri.Il mercato ve ne offre a volontà per ogni gusto, stagione, età, ceto sociale ed aspirazione. Venghino, venghino siori !!

Il Libertarismo non fornisce programmi e non offre nulla di tutto quello che la demokrazia, i partiti propongono a piene mani. Se uno chiede con animo sincero la Libertà, la prima cosa che gli è richiesta è studiare gli autori libertari di ieri e di oggi. Farsi domande uguali a quelle di sempre, cercando e trovando risposte nuove. Il Libertarismo offre questo per prima cosa.

A seguire, è richiesto di frequentare i Libertari, che non sono una elite e neppure dei marziani, ma solo persone che prima di te hanno percorso la stessa strada che adesso ti indicano. Frequentandoli non potrai che appassionarti sempre più della Libertà, la tua.

L’alternativa che quindi ricercavi, si materializzerà lentamente e in modo autonomo per te. Il libertarismo non propone un modello di società. Questo lo fanno partiti differenti nello stato che è sempre lo stesso, che essi tengono insieme.

I partiti hanno un modello e un programma per una società migliore di quella offerta dai concorrenti.

Il Libertarismo propone una società dove ciascuno possa realizzare da solo o in compagnia delle persone con cui meglio crede e che sceglie, un modello di comunità e convivenza che fanno al caso suo, e neppure necessariamente a tempo indeterminato.

gregge-elettorale

La vignetta è vero è stravecchia come mi ha scritta il caro contatto FB che mi chiedeva un programma, un’alternativa. Certo, stravecchia quanto per l’itaGlia lo è la kostituziona più bella del mondo.

Se una cerca la Libertà avendola scambiata per un programma, peggio per lui. Si accontenti del seggio dove lo indirizzano a votare la prossima volta.

La Libertà avanza a grandi passi…

Problemi differenti richiedono soluzioni differenti, è un’affermazione ovvia. Tutti concordano sul fatto che ad esempio una malattia richiede soluzioni mediche. E all’interno delle soluzioni mediche la stessa malattia può ricevere soluzioni (cure) differenti e quindi avere esiti diversi.

Stessa cosa dicasi del crollo di un edificio, del fallimento di una banca, dei capricci di un bambino, persino nel campo dei sentimenti, ci sono soluzioni differenti a seconda del problema.

Guardate cosa accade adesso, partendo da un punto che accomuna tutte le persone di buon senso e che non hanno ancora eretto la barriera dell’ideologia e delle proprie credenze:

per ogni genere di problema sociale, economico, umano, familiare, societario, e cosi via vi è un ambito, quello degli stati e delle demokrazie, dove la sedicente “cura” sarebbe fare una legge se ancora non esiste, o cambiarne una esistente perchè evidentemente non ha funzionato ?

A partire da questo punto, le risposte si divaricano in mille pareri, opzioni, distinguo. Quindi una cosa ovvia e accettata da tutti, sul piano del buon senso, appena viene trasferita all’ambito politico e dello stato, trasforma il senso comune in milioni di opinioni diverse e idee contrapposte. Questo ci deve far riflettere sui danni delle ideologie, e degli strumenti per la loro affermazione: propaganda, scuola pubblica, media sussidiati, sussidi e concessioni erogate coi soldi rapinati col prelievo fiscale.

Concludo queste brevi riflessioni mattutine con un pensiero di Howard Kershner, economista del XX sec. (traduzione di Christian Merlo).

“…..quando l’autogoverno degli individui conferisce al proprio governo il potere di prendere da alcuni per dare agli altri, il processo non si fermerà fino a quando l’ultimo osso dell’ultimo contribuente non sarà messo a nudo>>. Mettere la propria vita nelle mani di politici in cerca di supporto elettorale non solo compromette la propria indipendenza personale, bensì anche l’integrità finanziaria della società nel suo complesso. Una volta che il processo è stato avviato, è difficile ripristinare i giusti equilibri in seno ad uno stato assistenzialista, e le cose solitamente non vanno mai a finire per il meglio….”

Ripartire o sbaraccare…..

Liberi Comuni è un’associazione politica il cui principale obiettivo è fermare e ridurre la crescita e l’invadenza dello stato e dei suoi parassiti nella vita degli individui, delle famiglie, delle imprese, del commercio e della società in genere. Per fare questo vi è una sola condizione: rimuovere la condizione originaria che permette questo interventismo ormai giunto al culmine della sua prepotenza e pericolosità. Porre un limite invalicabile all’esercizio del potere e di legiferare che oggi non esiste per la classi politiche che si avvicendano al governo dell’Italia. Questa associazione è nata a Siena nel maggio del 2014, grazie all’impegno di Rivo Cortonesi (Liberisti Ticinesi) cittadino svizzero ma nato Senese e rimasto tale. Grazie anche alle formidabili intuizioni e al rigore di Giovanni Birindelli.
Abbiamo fatto qualche assemblea in questi 2 anni e mezzo. Ci siamo ritrovati e poi ci siamo persi, nonostante che il sottoscritto e Rivo Cortonesi abbiamo fatto registrare l’associazione presso un notaio e aperto un regolare conto corrente per poter operare in modo trasparente ed efficace.
Io personalmente mi sento quasi un reduce di una guerra mai combattuta, perchè tutti coloro che c’erano intorno, si sono defilati.
Avranno avuto buone e valide ragioni, non dubito.
Vorrei a questo punto della storia, indire un’assemblea per il prossimo autunno (fine ottobre – inizio novembre) e stabilire se ha un senso continuare, e se si con quali forze, quali risorse e quale impegno degli eventuali aderenti.
Aspetto che vi facciate avanti, io non mi tirerò indietro per nessuna ragione e di fronte ad alcun ostacolo.
Però non si può continuare a tenere in vita un fantasma. Non lo consentono i tempi che viviamo, non lo consente la coscienza e l’amore per la Libertà.
Attendo quindi prima di fissare una data, un luogo e un ordine del giorno, che si facciano avanti tutti coloro che intendono contribuire seriamente all’avvio di questo progetto, mai in realtà partito, impegnarsi anche con poco e limitatamente alle proprie possibilità.
In caso diverso, mi ritirerò in buon ordine, chiudendo il conto corrente e l’associazione, ritenendo conclusa definitivamente questa breve esperienza, e rinviando al tempo che sarà ogni velleità e desiderio di dare inizio a un corso diverso della disgraziata storia che questo nostro paese sta vivendo ormai da un tempo interminabile. Se aderite e volete collaborare, lasciate sotto un commento e esprimete quello che pensate. Un caro saluto a tutti voi.

Progresso: domande e convinzioni

Chi mi conosce sa che tutto cominciò un giorno di agosto di circa 15 anni fa, mentre stavo al mare a Scilla. Tra un tuffo in acqua e il fresco sotto l’ombrellone, il tempo lo trascorrevo leggendo un quotidiano e un libro comprato magari in aeroporto prima di partire. All’epoca leggevo Il Giornale. Tutto cominciò da un piccolo riquadro pubblicitario di un editore a me ancora sconosciuto : Liberilibri di Macerata. Fui colpito da uno dei titoli dei libri della pubblicità : Democrazia: il dio che ha fallito.

HOPPE

Quasi d’istinto, lo ordinai per corrispondenza la sera stessa e lo ricevetti al mio rientro a casa a Milano.

Non avevo mai letto prima libri che non fossero relativi alla mia professione o qualche libro di evasione comica.

Fui colpito dal titolo ma ordinandolo nutrivo già la convinzione che sarebbe finito in libreria senza transitare dalle mie mani. Mi sbagliavo. Lo lessi e lo rilessi alcune volte, stupefatto di come era semplice la lettura anche per uno che come me, provenendo da studi tecnici e non umanistici, non era familiare con quei concetti e quelle sfumature. A quel libro ne seguirono molti altri, non solo dell’encomiabile editore di Macerata suddetto, Liberilibri, ma anche di altri editori come Rubettino, Leonardo Facco, Usem Lab, Istituto Bruno Leoni, ecc….

A 15 anni circa di distanza, ripensando a quell’episodio “balneare” sono meravigliato di come, solo per un caso fortuito, io abbia notato quella piccola pubblicità, e sia rimasto colpito da uno solo dei titoli indicati. Da li tutto è cambiato.

Oggi voglio offrire a voi amici di RC, l’elenco di 10 libri che mi furono consigliati da Giovanni Birindelli, amico ed autore indipendente, quando dopo averlo conosciuto, chiesi a lui e alla sua formidabile formazione filosofica e storica, di indicarmi qualcosa da leggere dopo il libro di Hoppe (Democrazia: il dio che ha fallito).

Sotto la copertina di un suo libro che suggerisco di leggere.

BIRINDELLI

Di Giovanni Birindelli, posso solo dire che per me e molti altri è un gigante moderno di coerenza e rigore intellettuale senza pari. Da lui ispirati, abbiamo fondato a Siena il 4.5.2014 l’associazione politica Liberi Comuni che si propone di capovolgere lo schema di potere della democrazia, attraverso un semplice e al tempo stesso originale uso della Legislazione Privata, strumento sconosciuto o deriso dai più. Se volete saperne di più visitate il sito di Liberi Comuni,  o la pagina FB o il gruppo FB.

Giovanni, mi scrisse una mail nella quale mi offriva un elenco di 10 titoli suggeriti per approfondire le tematiche della libertà e del libertarismo, sia in campo politico che in campo economico. Vi lascio l’elenco dei 10 libri suggeritimi all’epoca, con i commenti che lo stesso Birindelli, mi aggiunse per aiutarmi a comprendere meglio il contenuto di ogni testo.

Fatene buon uso, e soprattutto ricordate che :

“Il progresso economico, sociale, politico, cominciano sempre da qualche domanda, mai da qualche convinzione” (cit. Trunfio)

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1) Legge, legislazione e libertà di Friedrich A. von Hayek (titolo originale: Law, Legislation and Liberty). Questo libro è a mio parere l’opera più completa, da un punto di vista del liberalismo classico, su questi temi. Hayek è un gigante della filosofia politica: egli fu prima economista (premio Nobel 1974) e poi filosofo politico. Io credo che questo sia il libro più importante mai scritto di filosofia politica. Sono 3 volumi ma è scritto in modo talmente bello e semplice che uno vorrebbe che non finissero mai.

2) La società libera, sempre di Friedrich von Hayek (titolo originale: The Constitution of Liberty). Altro capolavoro assoluto di Hayek, scritto prima di Legge, Legislazione e Libertà e, rispetto a questo, più centrato sul concetto di libertà che su quello di legge ma in realtà i due libri si sovrappongono molto.

3) La libertà e la legge, di Bruno Leoni (titolo originale: Freedom and the Law: Leoni scrisse questo libro in inglese perché in Italia nessuno se lo filava). Libro molto più breve dei precedenti ma scritto benissimo e che sviluppa in modo originale un tema centrale del liberalismo: ovvero quello del fatto che legge e economia di mercato sono due facce della stessa medaglia, o, per dirla con Antiseri, che “economia di mercato e stato di diritto nascono e muoiono assieme”. Anche questo autore, così come Hayek, scrive in modo suoperbo.

4) La legge, di Frédéric Bastiat (Titolo originale: La loi). Brevissimo libretto di questo grande economista e filosofo francese dell’ottocento: è un testo divertentissimo, che si legge in poche ore, e che in modo incredibilmente efficace discute di come la legge da argine al potere quale era sia  diventata, nelle cosiddette “democrazie” moderne, uno strumento di potere. Nonostante la data, attualissmo.

5) Lectures in the History of Political Thought, di Micheal Oakeshott (letteralmente “Lezioni sulla storia del pensiero politico”, ma non so se esiste la traduzione italiana): un bellissimo libro di questo grandissimo storico e filosofo che è tratto dalle sue lezioni all’università. Questo libro non è specificamente sul liberalismo ma dà un inquadramento dell’evoluzione storica del concetto di legge e del potere politico che è fondamentale. Scritto benissimo. Dello stesso autore bellissimo anche On Human conduct, questo invece un testo puramente filosofico.

6) Liberalism di Ludwig von Mises. Mises è stato il maestro di Hayek: più economista e storico che filosofo della legge, ma un gigante. Questo libro è una bella introduzione al liberalismo dal suo punto di vista. Scritto in modo bellissimo e semplice (dello stesso autore sono anche molto belli e adatti per un’introduzione ai temi che ti interessano: Omnipotent Government, e Socialism: quest’ultimo un librone)

7) The Road to Serfdom sempre di Hayek (in italiano credo che sia tradotto “La strada verso la servitù”): un libro di Hayek di impronta più divulgativa che ha l’obiettivo di “svegliare i dormienti” se così si può dire. Bel libro anche se scritto meno bene secondo me degli altri due libri citati di Hayek. (Egli fu molto criticato dal mondo accademico per questo libro che fu giudicato più superficiale ma secondo me fu ammirevole che Hayek cercò di comunicare anche fuori dal ristretto cerchio di accademici).

8) La rivolta delle masse di José Ortega y Gasset (titolo originale: The Revolt of the Masses). Bellissimo libro sul carattere totalitario della società di massa.

9) Anarchia, stato e utopia di Robert Nozick (titolo originale: Anarchy, State and Utopia). Questo libro è il grande classico accademico del libertarianismo: uno dei testi accademici più organici e analitici sullo stato minimo. Questo è un testo estremamente importante, una pietra miliare teorica. La ragione per cui lo ho messo fra gli ultimi è che è un pò più difficile da leggere rispetto agli altri e in un certo senso più “tecnico”. Inoltre, nonostante la qualità estrema della sua analisi, non è scritto benissimo (lo stile lascia un pò a desiderare). Per questo non lo leggerei fra i primi.

10) Liberalismo di Pascal Salin (titolo originale: Libéralisme). Bella trattazione completa del liberalismo scritto da questo grande economista e filosofo contemporaneo discepolo di Hayek. Conosco personalmente Salin e posso dire che è la persona che ha le due qualità fondamentali dei liberali (che molte persone che si ritengono liberali non hanno): la coerenza e la modestia. Di questo autore sono testi fondamentali e legati all’attualità anche La tirannia fiscale  e Revenir au capitalisme (in italiano dovrebbe essere tradotto comer “Ritornare al capitalismo”).

I Bertone e i Di Martino….

Il brano sottoriportato, è tratto dallo scritto di un pressochè sconosciuto pensatore, consacrato al sacerdozio, Don Beniamino Di Martino, che attualmente svolge il suo ministero in Campania.
Il libro ha per titolo : Rivoluzione del 1789 – La cerniera della modernità politica e sociale

stampato a cura di:
Leonardo Facco Editore

I pensieri di questo autore, profondi e densi di significato come solo pochi elaborano ed esprimono, sono la conferma del perchè ogni giorno il tam tam mediatico è incessantemente concentrato sulle malefatte di Bertone, Bagnasco, o gli orrori presunti o provati di altri cardinali e porporati in giro per il mondo. E mai su esempi contrari, che nel silenzio più totale operano in tutto il mondo, senza clamori e senza gloria umana. I cattivi esempi alla Bertone, sono infatti funzionali al sistema mediatico-politico che li usa ad orologeria come vittime sacrificali, sul palcoscenico della giustizia rappresentata e difesa per il ovini del gregge elettorale, dalle costituzioni più belle del mondo, dalle leggi che parlamenti pieni di corrotti e corruttori, promulgano a ritmo incessante. Più Bertoni, Guidi, Gemelli, Marino e Mafie Capitale avremo, più lo stato rafforzerà la sua presunta necessità di ente supremo regolatore, giustificando la crescita e la morsa dei suoi tentacoli. In particolare  alcuni rappresentanti ecclesiastici sono stampelle degli stati, dei loro sistemi fiscali e di predazione, collaborano infatti (salvo incidenti giudiziari) al mantenimento della pace sociale intontendo le coscienze anzichè risvegliarle, contribuiscono a rafforzare il principio e la prassi delle redistribuzione, tanto caro ai burosauri di palazzo per perpetuarsi come parassiti della società. Avendo lasciato da parte le categorie della Carità e della Croce, questi sedicenti cristiani ammantati di porpore e qualifiche cardinalizie, hanno imbracciato la catechesi del mondo, che va perfettamente a braccetto con la catechesi statalista.

Un grazie a Leonardo Facco, per averci fatto conoscere questo sacerdote e il suo pensiero filosofico e sociale su stato e democrazia.

Tranquilli invece voi che leggete, nessun TG o giornalones sussidiato vi parlerà delle migliaia di Di Martino del passato e del presente. Ringraziate, finchè non lo blinderanno, Internet, i blog e i social forum ancora tollerati perchè fungono SOLO da valvola di sfogo sociale.

Nessuna classifica, nessun talk show, nessun dossier sfiorerà mai il pensiero cristiano sullo stato e il giudizio teologico su questa moderna idolatria, di cui parlano Don Beniamino Di Martino, teologi e santi di ogni epoca, sin dalle prime comunità. La mia coscienza di cristiano a questo pensiero aderisce, disprezzando dal più profondo di essa lo stato, lo statalismo e tutti gli orrori, nefandezze commessi su tutto il pianeta, le colossali stupidaggini fatte bere a miliardi di ovini, con la promessa di diritti ed erbetta da brucare gratis.

bandiera EU

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Significativamente (benché tragicamente), la forbice tra “paese legale” e “paese reale” [introdotta dalla Rivoluzione Francese, ndc] si ricomporrà definitivamente solo con l’avvento dei totalitarismi del Novecento. Troppo spesso, e semplicisticamente, questi sono stati interpretati come movimenti reazionari (di “destra”) sorti dall’irrazionale contrapposizione alle precedenti conquiste politiche. In realtà, i fenomeni totalitari, pur rappresentando la crisi del parlamentarismo, sono il compimento del processo di totale statalizzazione dell’uomo e, come tale, rappresentano il compimento dei principi della Rivoluzione dell’89. Si compiva, cioè, quel processo di “nazionalizzazione delle masse” – secondo la nota formula di George Mosse – o, se si vuole essere più chiari, di “statalizzazione dei popoli”; quel processo di fagocitazione della nazione civile da parte dello Stato. Con l’abolizione di ogni distinzione tra popolo e Stato si realizzava, così, una piena simbiosi in cui il “tutto” dello Stato assorbiva definitivamente ogni realtà popolare ed ogni particolarismo locale.
In questa ricomposizione tra “paese legale” e “paese reale” dove il primo ingloba totalmente il secondo, per quanto possa apparire paradossale, la democrazia non viene affatto distrutta, ma perfezionata in una compiuta “socializzazione” dell’uomo, autentico traguardo della politica moderna. I vari totalitarismi, quindi, raffigurano il trionfo della democrazia perché essi hanno inserito nello Stato moderno quelle masse popolari che erano rimaste estranee e tendenzialmente contrarie ad esso.
Il social-fascismo italiano e il nazional-socialismo germanico, per il consenso popolare che godranno , ricomporranno in unità quella frattura nata con gli ordinamenti giacobini. Saranno, quindi, proprio le tristi esperienze totalitarie a portare a termine il cammino intrapreso dalle idee illuministe della creazione di un “Popolo nuovo” rigenerato dagli ideali giacobini. Il dissidio che si era aperto nel segno della “resistenza” popolare agli ordinamenti rivoluzionari troverà, quindi, nei totalitarismi la definitiva ricomposizione a causa della completa integrazione della società civile nello Stato.

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