Monthly Archives: ottobre 2015

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La crisi della democrazia

Già nel 1985 Alain de Benoist scriveva, e non era l’unico autore e studioso a farlo, di democrazia e dei geni maligni che vi allignano dentro. Tali geni maligni hanno permesso alla partitacrozia, alla ricerca ad ogni costo del consenso, alla necessità di spesa pubblica da redistribuire e quindi all’aumento inarrestabile dell’imposizione fiscale, di portare interi paesi e nazioni allo sfacelo economico, sociale, morale.

Riportiamo qui in pezzo tratto da IV capitolo del libro “Democrazia : il problema” dell’autore francese intitolato “la crisi della democrazia” :

Le moderne democrazie occidentali assumono la forma, per dirla con Dahl, di poliarchie elettive in quanto il popolo delega a chi elegge la «cura di far passare nella realtà le sue decisioni». Il rappresentante, però, delegherà a sua volta parte del compito a collaboratori, funzionari, esperti, e via dicendo. Inoltre il potere politico non è il solo potere esistente nella società (si pensi ad istanze economiche, al potere dei media, ad altre istituzioni culturali, ecc.). I partiti rendono ancor più caotico il contesto: essendo organizzati internamente secondo logiche oligarchiche (R. Michels), essi «pretendono di difendere l’interesse comune, ma difendono in realtà la propria potenza. Contrapposti gli uni agli altri, sono tutti d’accordo per mantenere il regime dei partiti».
L’elettore, che dovrebbe essere il “protagonista” del regime democratico, fa in realtà la parte della “comparsa”; si aggiunga poi che tanto è più alto il numero dell’elettorato, tanto più l’importanza del singolo voto si marginalizza: se votano 40 milioni di persone, il voto del singolo non è che la 40 milionesima parte della volontà generale. Questa demoralizzante condizione dell’elettore è aggravata dal fatto che la volontà popolare non è mai auto-determinata, ma quasi sempre “fabbricata” da tecniche di condizionamento dell’opinione ad opera degli organi di informazione. «Pubblicità e marketing hanno raccolto il testimone della propaganda. Nessun dispotismo era fino ad oggi riuscito a far accettare così passivamente una simile Gleichschaltung (messa al passo)».

La limitata durata del mandato non può che aggravare la situazione. I programmi politici dei candidati tenderanno infatti a concentrarsi su politiche che mirano al breve termine. Puntando tutto sulla “seduzione” per poter raccogliere il più alto numero di voti possibile, i programmi elettorali saranno scarni, a scarsissimo carattere ideologico e per lo più standardizzati; lasciando l’elettore con la sensazione che «tutti gli uomini politici dicono le stesse cose».

Per finire, Alain de Benoist ci indica la direzione “verso una democrazia organica”. Sapendo già da Aristotele che una democrazia non può esistere in Stati con troppe persone, sembrerebbe impossibile proporre tale regime in un contesto come quello contemporaneo. Eppure la nostra società si compone di una moltitudine di comunità (regioni, comuni, municipi, ecc.). È qui che la democrazia può trovare espressione nella sua forma più “pura” ed originaria: quella diretta.

Mattarella che parla di risparmio….

di GIOVANNI BIRINDELLI

Mattarella: «Nonostante la crisi abbia intaccato le riserve di molte famiglie, il risparmio rappresenta un elemento di forza della nostra economia e società». Ah, deve essere per questo allora che il risparmio viene sempre più saccheggiato dalla tassazione dello stato italiano (per esempio sul capitale e sul reddito). E deve essere per questo che, imponendo il corso forzoso della moneta fiat e dando alla banca centrale il monopolio di quest’ultima, lo stato italiano permette alla banca centrale quanto segue:

a) Di saccheggiare ulteriormente il risparmio attraverso l’inflazione monetaria, che ha l’effetto di trasferire risorse dai creditori (e quindi dai risparmiatori) ai debitori (e quindi agli spendaccioni e, in particolare, allo spendaccione più grosso di tutti: lo stato moderno);

b) Di disincentivare il risparmio (e quindi di incentivare il consumo), mantenendo un tasso d’interesse artificialmente basso;

c) Di provocare la distruzione, attraverso l’incoraggiamento dei malinvestments, di buona parte del risparmio che sopravvive al saccheggio da parte dello stato e della stessa banca centrale.

I malinvestments sono gli investimenti economicamente insostenibili indotti dal tasso d’interesse artificialmente basso imposto dalla banca centrale. Essendo scollegati dalle effettive preferenze temporali delle persone (e quindi dai risparmi effettivamente esistenti), prima o poi, quando questo gap fra investimenti e risorse effettive disponibili per gli stessi viene alla luce, i malinvestments vanno necessariamente a gambe all’aria e quindi buona parte del risparmio che era finito in essi viene bruciato.

Un presidente della repubblica che esterna in favore del risparmio è come un lupo che ulula in favore delle galline del pollaio. Il bello è che quasi tutti abboccano.

Dichiarazioni di guerra….

ci sono guerre che si dichiarano, si combattono, e alla fine si vincono o si perdono. E sono la maggior parte, la quasi totalità di esse.

FILO SPINATO

Queste guerre possono riguardare indistintamente nazioni, paesi, comunità, gruppi religiosi, fazioni, tribù, famiglie o individui. Ci sono poi guerre che non vengono dichiarate, da una delle due parti. L’ispirazione di questo modo di fare guerra è la codardia, la paura della reazione inaspettata e violenta dell’altra parte, la vigliaccheria di subire qualche danno, mentre nel contempo si raccolgono i frutti classisi delle guerre, delle incursioni : un bottino, morti e feriti tra le file nemiche, distruzione economi e sociale nelle città nemiche, rassegnazione alla sconfitta definitiva del nemico. La speranza dei vigliacchi, è quella di allontanare e se possibile scongiurare il momento in cui le vittime della guerra non dichiarata, accorgendosi della truffa e del tranello, reagiscono. E’ chiaro ormai, a un numero impressionante di persone, di ogni ceto sociale, età, cultura ed eventuale posizione politica, e che la guerra non dichiarata è in corso. A questa parte di umanità presa in giro, truffata, raggirata, rapinata, presa in giro, depredata di lavoro, casa, benessere, salute psichica, prospettiva, speranza, sogni mi rivolgo : o noi reagiamo come si conviene a questa guerra e ai vigliacchi che l’hanno ingaggiata da decenni contro di noi, troppo impegnati a lavorare e tirare avanti la baracca, o sarà l’apocalisse per tutti. O noi sfoderiamo le ultime risorse e il coraggio che ci sono rimasti, e rovesciamo in faccia a questa torma di predoni e criminali sociali senza uguali, tutto il disprezzo possibile in ogni pacifica forma, e il rifiuto assoluto, definitivo, irreversibile ad ogni loro passato, presente e futuro della loro coercizione o non rimarrà tra non molto ormai, che contare i morti sul campo, i feriti e i mutilati, e gli emigrati che hanno lasciato il campo di battaglia prima di perire anch’essi.

Chiudiamo la scuola pubblica….

Con un gruppo di persone, cui hanno aderito molti lettori abituali di Rischio Calcolato, blog amico dove scrivo da quasi 4 anni, “disposti a QUASI tutto” come io l’ho denominato, abbiamo deciso di fare un piano e agire concretamente usando la creatività, l’innovazione e una piccola dose di incoscienza necessaria per le grandi cose, per quel cambiamento che tutti reclamano ad altri, stando a guardare dalla finestra (le iscrizioni a questo gruppo di innovatori, si possono effettuare qui su questo blog e rimangono aperte a tempo indeterminato, quindi approfittate se non lo avete ancora fatto).

Uno dei pilastri della costruzione statalista e della sua deprecabile idolatria, è la scuola pubblica. In essa infatti  viene formato il cittadino modello, intruppato l’elettore prossimo maggiorenne, intortato il futuro fedele contribuente, perchè egli possa vivere da schiavo inconsapevole per tutta la vita. Questo è l’individuo e il popolo nella concezione statalista : cittadino-elettore-contribuente. Individuo, popolo a cui la religione statalista dichiara solennemente di aver assegnato la sovranità, mantra tra i più abusati nel clan degli statalesi. Nessuno ha tuttavia mai visto un sovrano andare a votare o pagare le tasse !!! Ma si anche lo statalismo ha i suoi dogmi.

SCUOLA

Per fortuna, come accade in ogni catena di montaggio, c’è qualche individua difettoso che tutto è tranne che l’ennesima  pecora del gregge. In questo blog, a partire dal sottoscritto, siamo tutti abbondamente non conformi ai dettami della demokrazia e della sua lurida dottrina.

NON CONFORME

Alcuni giorni fa leggendo l’ultimo libro di Hoppe “Contro lo stato democratico” una nota citava tale Giovanni Papini(1881 – 1956) che nel 1914 scriveva un libro intitolato “Chiudiamo le scuole”. Mi sono incuriosito e l’ho cercato e letto.

Il libro è disponibile on line in PDF ( http://sprofessori.noblogs.org/files/2011/01/Papini-Hazlitt1.pdf ) . Vi riporto uno stralcio del testo.

Avrei preferito che da piccolo, alle scuole elementare e medie, insieme ai libri “Cuore” e ai miti dell’unità d’italia e delle camicie rosse e dei partigiani, mi avessero anche fatto leggere questo libro.

Ve ne riporto qui uno stralcio, a voi le riflessioni e i commenti.

Diffidiamo de’ casamenti di grande superficie,
dove molti uomini si rinchiudono o vengono rinchiusi.
Prigioni, Chiese, Ospedali, Parlamenti, Caserme,
Manicomi, Scuole, Ministeri, Conventi. Codeste pub-
bliche architetture son di malaugurio: segni irrecusabili
di malattie generali. Difesa contro il delitto – contro
la morte – contro lo straniero – contro il disordine –
contro la solitudine – contro tutto ciò che impaurisce
l’uomo abbandonato a se stesso: il vigliacco eterno
che fabbrica leggi e società come bastioni e trincee
alla sua tremebondaggine.
Vi sono sinistri magazzini di uomini cattivi – in
città e in campagna e sulle rive del mare – davanti a’
quali non si passa senza terrore.
Lì son condannati al buio, alla fame, al suicidio,
all’immobilità, all’abbrutimento, alla pazzia, migliaia
e milioni di uomini che tolsero un po’ di ricchezza
a’ fratelli più ricchi o diminuirono d’improvviso il
numero di questa non rimpiangibile umanità. Non
m’intenerisco sopra questi uomini ma soffro se penso
troppo alla loro vita – e alla qualità e al diritto de’ loro
giudici e carcerieri. Ma per costoro c’è almeno la ragione
della difesa contro la possibilità di ritorni offensivi verso
qualcun di noialtri.
 
Ma cosa hanno mai fatto i ragazzi, gli adolescenti,
i giovanotti che dai sei fino ai dieci, ai quindici, ai venti,
ai ventiquattro anni chiudete tante ore del giorno
nelle vostre bianche galere per far patire il loro corpo
e magagnare il loro cervello? Gli altri potete chiamarli – con
morali e codici in mano – delinquenti maquest’altri sono,
anche per voi, puri e innocenti come usciron dall’utero
delle vostre spose e figliuole. Con quali traditori pretesti vi
permettete di scemare il loropiacere e la loro libertà nell’età
più bella della vita e di compromettere per sempre la freschezza
e la sanità della loro intelligenza?
Non venite fuori colla grossa artiglieria della retorica progressista:
le ragioni della civiltà, l’educazione dello spirito, l’avanzamento del sapere…
Noi sappiamo con assoluta certezza che la civiltà
non è venuta fuor dalle scuole e che le scuole intristiscono
gli animi invece di sollevarli e che le scoperte
decisive della scienza non son nate dall’insegnamento
pubblico ma dalla ricerca solitaria disinteressata e
magari pazzesca di uomini che spesso non erano stati
a scuola o non v’insegnavano.
Sappiamo ugualmente e con la stessa certezza che
la scuola, essendo per sua necessità formale e tradizionalista,
ha contribuito spessissimo a pietrificare
il sapere e a ritardare con testardi ostruzionismi le più
urgenti rivoluzioni e riforme intellettuali.
Soltanto per caso e per semplice coincidenza – raccoglie
tanta di quella gente! – la scuola può essere il
laboratorio di nuove verità
La libertà cammina suoi tuoi passi….

Cara amica, caro amico,

ti scrivo per informarti che stiamo lavorando al rilancio del sito di Liberi Comuni, a cui hai aderito iscrivendoti alla nostra mailing list.

L’associazione è stata fondata il 4.5.2014 ma da allora, sebbene sia trascorso tanto tempo, quasi nulla di concreto è stato portato avanti.

Molte sono le cause e tutti siamo responsabili di questo prolungato stato di stallo, a partire da me che ti scrivo. Ho deciso quindi, da presidente in carica dell’associazione di fare un primo passo.

Ed è quello di avviare finalmente il progetto di comunicazione e promozione che un sito può e deve assolvere.

Grazie alla disponibilità di Michele Marchi e Luciano Oppo, due amici che amano la libertà e per essa sono disposti a combattere, prossimamente il sito assumerà una nuova veste grafica, un formato interattivo in grado di attrarre e suscitare reazioni, commenti, fedeltà di visitatori.

Se tra voi qualcuno volesse darci un contributo di idee e proposte, sarà ben accetto.

I contenuti divisi per area tematica del nuovo sito, avranno bisogno del vostro contributo. Pertanto se qualcuno vuole offrirsi come redattore di qualche area tematica, lo faccia scrivendo a info@libericomuni.it

Un cordiale saluto e viva la libertà

Antonino Trunfio

 

 

La truffa della democrazia….

Secondo la vulgata gli elementi considerati essenziali, e minimali, per l’esistenza della democrazia sono :

  1. Il voto deve essere uguale. E’ il concetto che gli anglosassoni esprimono col distico “one man, one vote”, un uomo un voto. Il voto di ogni cittadino non deve valere nè di più, nè di meno di quello di qualsiasi altro.
  2. Il voto deve essere libero. Deve cioè essere conseguenza di una scelta spontanea, consapevole fra opzioni effettivamente diverse. i governanti devono avere un reale consenso da parte dei governati.
  3. I governati devono essere in grado di esercitare un controllo sull’attività e sulle decisioni dei governanti
  4. Questi atti devono essere pubblici e trasparenti
  5. Il rispetto di procedure predeterminate
  6. L’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge
  7. La democrazia rifiuta ogni violenza come metodo di risoluzione dei conflitti politici e privati e li sostituisce, per i primi con elezioni a suffraggio universale,e con l’imperio della legge per i secondi.

DEMOCRAZIA SPREMIAGRUMI

Nessuna di queste condizioni è rispettata nella democrazia “reale” tranne l’ultima ma per ragioni che nulla hanno a che vedere  con la democrazia, bensì con l’autoconservazione del sistema di potere.

Il voto non è uguale. Su questo punto ha detto cose definitive, mai superate, la cosiddetta scuola elitista dei primi del Novecento, in particolare Roberto Michelis, Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca. Scrive Mosca a pag. 54 ne La classe politica : “….cento che agiscano sempre di concerto e di intesa gli uni contro gli altri trionferanno su mille presi uno a uno che non avranno alcun accordo fra loro…..”.

Il voto del cittadino singolo, libero, non intruppato in gruppi, si diversifica e si disperde, proprio perchè libero, laddove gli apparati dei partiti, facendo blocco, sono quelli che effettivamente decidono chi deve essere eletto. Il voto di opinione, cioè il voto veramente libero, non ha alcun peso rispetto al voto organizzato.

Ammette lo stesso Bobbio a pag. 155 del suo Il futuro della democrazia : “Oserei dire che l’unica vera opinione è quella di coloro che non votano perchè hanno capito, o credono di aver capito che le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza danni”.

 

tratto da Sudditi : manifesto contro la democrazia di Massimo Fini, editore Marsilio (pagg. 52 – 53 – 54)

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Un ordine nuovo….

Macchiavelli scriveva così circa 400 anni fa :

“….bisogna considerare che non c’è niente di più difficile da intraprendere, di più dubbio successo, di più pericoloso da gestire, che dare inizio ad un nuovo ordine di cose. Infatti, i riformatori hanno un nemico in tutti quelli che si avvantaggiano dell’ordine vecchio, e tiepidi difensori in quelli che vorrebbero avvantaggiarsi dell’ordine nuovo, questa tiepidezza avendo origine in parte nella paura degli avversari, che hanno la legge dalla loro, ed in parte nel fatto che l’uomo è incredulo per natura, non crede veramente in qualcosa finchè non lo ha realmente sperimentato. Cosi accade che ogni qual volta c’è un’opportunità per attaccare i riformatori, i loro oppositori lo fanno con veemenza mentre i difensori reagiscono blandamente e i riformatori corrono un grande pericolo….”

 

 

Le mucche non fanno solo il latte….

Dalle mucche si ricavano carne, latte e tutti i suoi pregiati derivati. Allevare mucche è faticoso, come è faticoso produrre. La produzione della ricchezza richiede responsabilità, intraprendenza, inventiva, capacità. Comporta rischi e fatica.

DUE MUCCHE

Sei proprietario di due mucche.

Il socialismo :  prende il latte delle due mucche per darlo a chi ne ha bisogno. Poi ritorna e ti porta via una delle due mucche per il disturbo che si è preso a distribuire il latte ai bisognosi.

Il comunismo : ti porta via tutte e due le mucche. Poi latte e bistecche per tutti fino ad esaurimento tessera. Se sopravvivi c’è sempre un posto gratis all’Hotel GULAG

Il fascismo : ti porta via tutte e due le mucche. In cambio puoi scegliere tra olio di ricino gratis, e comprare il latte delle tue mucche per non finire al fronte

Il nazismo : ti porta via la mucca di razza. L’altra te la lascia. Tu puoi decidere se chiudere lei o te in un campo di concentramento.

Capitalismo : vendi una delle due mucche per comprare un toro e ottenere dei vitelli e avviare un’attività di allevamento.

Democrazia : le due mucche ti vengono lasciate ma si vota ogni giorno per decidere a chi tocca il latte. Quando le mucche non danno più latte, sono ancora tue e per decreto devi allevarle vita natural durante.

Demokrazia kattokomunista italiota : tu allevi le due mucche e renzye distribusice il loro latte. Poi con 80 euro prende una delle due mucche promettendola a chi lo voterà. Sulla mucca che ti resta mette il canone di possesso in bolletta, un’accisa su fieno, stalla, mangiatoia, e persino sull’unico forcone che ti è rimasto. A te rimane lo sterco, ma affrettati perchè tasseranno pure quello

 

 

Profezie dall’Islam e dalla Russia….

Senza scomodare George Orwell, grazie a un amico che mi ha segnalato un libro da leggere, ho trovato uno spunto per scrivere questo post.

stato ladro

Il libro edito da Rubettino nel 2002, per la penna di Luciano Pellicani, ha per titolo “Dalla società chiusa alla società aperta”. Alla pagina 126 viene citato Ibn Khladun, nome di uno storico vissuto dal 1332 al 1406 tra Tunisi e Il Cairo. Inutile dire che non ne avevo mai sentito parlare prima.

Khaldun nella seconda metà del 1300, sulla la rovina della civiltà islamica del tempo, scriveva così :

Vessare la proprietà privata significa uccidere negli uomini la volontà di guadagnare di più, riducendoli a temere che la spoliazione è la conclusione dei loro sforzi. Una volta privati della speranza di guadagnare, essi non si prodigheranno più. Gli attentati alla proprietà privata fanno crescere il loro avvilimento. Se essi sono universali e se investono tutti i mezzi di esistenza, allora la stagnazione degli affari è generale, a causa della scomparsa di ogni incentivo a lavorare. Al contrario, a lievi attentati alla proprietà privata corrisponderà un lieve arresto del lavoro. Poiché la civiltà, il benessere e la prosperità pubblica dipendono dalla produttività e dagli sforzi che compiono gli uomini, in tutte le direzioni, nel loro proprio interesse e per il loro profitto. Quando gli uomini non lavorano più per guadagnare la loro vita e cessa ogni attività lucrativa, la civiltà materiale deperisce e ogni cosa va di male in peggio. Gli uomini per trovare lavoro di disperdono all’estero. La popolazione si riduce. Il paese si svuota e le sue città cadono in rovina. La disintegrazione della civiltà coinvolge quella dello Stato, come ogni alterazione della materia è seguita dall’alterazione della forma”.

Non sappiamo se Adam Smith, autore ben quattro secoli dopo del famoso libro “La ricchezza della Nazioni” ha mai avuto modo di leggere gli scritti di Khaldun. Credo che avrebbe certamente considerato il testo di cui sopra, una vera profezia per l’Europa di allora.

Unisco al pensiero dello storico arabo, quello che intorno alla metà del 1800 scriveva Michail Bakunin nel libro “Libertà, eguaglianza e rivoluzione”, e che paradossalmente insieme a Khaldun, ritengo essere dell’itaGlia e dell’Europa contemporanee un dipinto a china straordinario.

GDF

La rivoluzione comunista consisterà nell’espropriazione, sia progressiva sia violenta, degli attuali proprietari e capitalisti e nell’appropriazione di tutte le terre e di tutto il capitale da parte dello stato, che per assolvere la sua missione economica e politica, dovrà essere molto potente e centralizzato. Lo stato amministrerà e dirigerà la coltivazione della terra tramite tecnici stipendiati che dirigeranno armate di lavoratori agricoli, organizzati e disciplinati per questo tipo di lavoro. Analogamente esso costituirà sulle rovine di tutte le banche una banca unica ed accentrerà tutto il lavoro e tutto il commercio internazionali….”lo stato comunista, divenuto il solo proprietario, sarà anche l’unico capitalista, banchiere, finanziere, organizzatore, datore di lavoro, e distributore di prodotti, e sorgerà come necessaria conseguenza della nazionalizzazione integrale della vita economica, una nuova classe sfruttatrice – la “burocrazia rossa” – , mentre l’asservimento dei lavoratori dello stato onniproprietario sarà totale”

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