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Perifrasi della Costituzione (parte 2)

Continuiamo l’analisi semantica della costituzione italica, che di solito tanto manda in sollucchero chi non l’ha mai letta, quanto rassicura i discendenti contemporanei dei padri costituenti, cioè i politici di oggi e le più alte cariche dello stato, che i loro privilegi e la loro prepotenza rimarranno ancora a lungo impunite.

repubblica banane

Malauguratamente per i tiranni di ogni epoca, c’è sempre qualcuno che non crede alla propaganda e non si allinea alla religione dello statalismo e al catechismo della sua curia romana.

Dopo l’analisi del titolo del racconto italico, fatta nella precedente puntata, passiamo adesso ai primi dodici articoli, che vanno sotto il capitolo denominato “PRINCIPI FONDAMENTALI“.

Mi ha colpito il titolo del capitolo. La parola “princìpio” è stata adottata ai primordi della filosofia greca per indicare con il nome di ἀρχή la sostanza primordiale da cui deriverebbero tutte le cose. Più in generale con questa parola si indica il fondamento di un comportamento, di una convenzione, un uso, una tradizione consolidati e condivisi nel tempo da una comunità in un dato territorio. I princìpi sono un pò come la lingua in un territorio e di una popolazione : il risultato non pianificato di processi complessi e indeterminati, che si consolidano nel tempo in una comunità, senza che nessuno di quella comunità ne abbia deciso la nascita, la formazione, la definizione, il contenuto e la forma.

Passiamo adesso all’analisi del testo dell’art. 1 che recita solenne :

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Voglio esaminare quanto di davvero primordiale, fondativo e originario c’è eventualmente nelle due righe dell’art.1

L’italia tutto è tranne che è un princìpio. Per molte ragioni, la prima : è stata costituita nel 1861 dopo una guerra di invasione dell’impero sabaudo a spese di altri territori e popolazioni (centro – sud della penisola). Se l’italia appare citata nell’articolo 1 e quindi tra i princìpi della costituzione italica, è perchè i princìpi li hanno fissati i padri costituenti. Quindi un elemento selezionato da un gruppo di persone in nome e per conto di milioni di persone ignare, tutto è meno che un princìpio. E’ semmai una stratagemma lessicale per dire che in un certo territorio (dai confini ancora non completamente stabiliti al momento della scrittura della costituzione) vigono tutte le cose che seguono. Davvero singolare !!

In particolare in quel territorio è stabilità una Repubblica (vedere prima puntata per la perifrasi della parola), cioè una “cosa” elemento indefinito di carattere “pubblico” cioè di un pubblico.

E questa “cosa” appartenente a un “pubblico” è una democrazia fondata sul lavoro.

La democrazia non è un princìpio, ma una mutevole forma di governo della società che a partire dall’antica Atene è arrivata ai giorni nostri. Elevare la democrazia a princìpio, corrisponde a equiparare un’assemblea di una certa elite riunita per legiferare a cosa diversa dal semplice effettivo risultato di votazioni in un certo momento storico.

La democrazia in Italia era sconosciuta, e quindi per gli Italiani era affatto un prìncipio. Era invece ritengo, un’aspirazione dei politici di allora, per scimmiottare i paesi che avevano tradizioni democratiche consolidate e condivise da decenni o secoli.

Passiamo adesso alla parola “lavoro”. Il nostro dizionario dichiara : attività materiale o intellettuale per mezzo della quale si producono beni o servizi.

Aggiungo che l’attività lavorativa scaturisce dalla domanda di un bene e un servizio. Quindi possiamo considerare il lavoro solo la conseguenza di uno scambio possibile tra due persone o entità. Il lavoro non è quindi un princìpio, ma solo il risultato di azioni umane di scambio.

Ora se costituiamo una squadra di calcio, è normale che essa sia fondata sul gioco del calcio e la partecipazione a qualche competizione o campionato. Se costituiamo un’associazione di volontariato per gli emarginati, è normale che l’attività si basi sulla cooperazione volontaria degli associati e l’assistenza a persona deboli che non sono in grado di fornire alcun corrispettivo.

Trovo invece una tragedia che nell’articolo 1 si costituisca appunto una “cosa pubblica”, su un territorio di 300.000 kmq, abitato da decine di milioni di persone tutte diverse, su un solo elemento : il lavoro. E i giovani che studiano, e i pensionati che non lavorano più, e le casalinghe la cui attività non è riconosciuta come un lavoro, e i fannulloni che di lavoro non vogliono sentir parlare, e i disoccupati e i cassintegrati che il lavoro non ce l’hanno o lo hanno perso ?

Si può costituire una società, per conto di decine di milioni di persone con miliardi di aspirazioni e speranze differenti nel corso di tutta la loro vita, basando tutto e solo sul lavoro ?

E se cosi fosse possibile, come deve essere stato per i soloni dell’epoca che l’hanno scritta la costituzione, allora mancando il lavoro, o tutte le volte che il lavoro è assente, l’associazione è sciolta perchè difetta appunto il suo elemento fondativo. Sappiamo invece che i difensori della costituzione temono come la peste lo scioglimento.

La conferma di quanto vuoto e pertanto adatto a un uso strumentale da parte delle classi politiche di ogni epoca, sia l’articolo 1. è spiegato da questo mix di prìncipi che princìpi non sono affatto, e da questo unico fondamento concentrato nel termine “lavoro”, considerato un valore assoluto, una sorta di idolo che basta citare ed adorare perchè esso come un dio elargisca i suoi favori ai suoi fedeli.

Rimane al di là di ogni mia considerazione una questione aperta : come si possono scrivere dei “Princìpi” ?

Se li scrive qualcuno, non sono affatto originari e non pre-esistenti a chi li scrive ma contemporanei e funzionali ai loro scopi. Motivo per il quale, non c’è potere terreno a questo mondo che possa dirsi legittimo.

Aggiungo che nel dopoguerra, anni in cui la costituzione come sappiamo fu scritta con un livello di rappresentanza assolutamente discutibile (vedere precedente parte del mio articolo), mai fu sottoposta ad approvazione del popolo,  il contesto storico e sociale conferma che l’enunciato dell’art.1 non presenta alcun princiìio ma solo termini generici buoni per ogni uso per le stagioni a venire.

Quanto alla “sovranità appartiene al popolo” non si è mai visto nella storia dell’umanità un sovrano che per esercitare la propria sovranità debba apporre una crocetta su una cartuscella colorata per poi infilarla in una cassetta di truciolare. Se uno è sovrano non ha bisogno di rapprensentanti. In effetti non sei tu ad essere sovrano, non è nessuno ad essere sovrano, ma il popolo. Altro termine vago e generico, nel quale l’individuo sparisce lasciandogli la tragica illusione che la sua persona, le sue idee, le sue aspirazioni, i suoi talenti sono in tutto e per tutto rappresentati dalla massa informe di un popolo !!! La sovranità in altre parole, la concedono al popolo nel quale ti hanno intruppato, e loro si tengono l’autorità di determinarla e contenerla come è più conveniente. Per quello che legiferano a tutto spiano senza interruzione.

Quanto alla sovranità è davvero singolare leggere che essa può manifestarsi nelle “forme e nei limiti della costituzione“. In altre parole al popolo viene promessa una fantomatica sovranità priva di contenuto, fantomatica quanto basta per avere nella costituzione stessa che la crea e la concede in esercizio al popolo, forma e limiti prestabiliti. Prestabiliti da chi : dai padri costituenti !!!

Un amico a proposito di questo mi ha scritto un pensiero analogo, che qui riporto :

…. “Se infatti la sovranità appartiene al popolo, ma è limitata dalla costituzione, ne consegue che la costituzione si colloca al di sopra della sovranità del popolo stesso, altrimenti non la potrebbe limitare. Di conseguenza è logico affermare che in realtà l’articolo 1, oltre a dare una fumosa definizione di “Italia”, decreta che la sovranità non appartiene affatto al popolo, ma piuttosto a chi ha scritto la costituzione”….. “nell’art.1 le parole Repubblica, Italia, Costituzione, sono scritte con letterma maiuscola, popolo è scritto con lettera minuscola”….

Buona costituzione a tutti, alla prossimo articolo, il n° 2 sempre dal capitolo “I prìncipi fondamentali”.

Ringrazio un lettore che con un dotto commento, avendo compreso comunque il senso di quanto ho scritto, mi ha bacchettato per l’accento in una posizione sbagliata della parola princìpi. L’avevo messa sulla prima i. Per 14 volte come lo stesso lettore mi ha fatto notare, segnalandomi allo stesso tempo, l’attenzione prestata alle cose che scrivo.

Hitler e kattokomunusti……

Il partito di Hitler, non era il partito nazista. Ma il partito Nazionalsocialista. Tanto per dirla tutta.

Oggi la parola socialista, è stata eliminata dalla radice Nazional, e Hitler viene ricordato come il fondatore del Nazismo e dei Nazisti. Mentre è stato il fondatore del Nazionalsocialismo tedesco intorno agli anni 30 del secolo scorso. I kattokomunisti contemporanei, dediti anima, no pardon, solo corpo al socialismo, e al loro dio lo stato, sono come tutti i tiranni e come Hitler, la metastasi della società. E come Hitler ha portato la Germania di quegli anni allo sfacelo della guerra e della divizione, così i Kattokomunisti di oggi, di cui renzye è l’epigono più rappresentativo, il vuoto assoluto di un nullafacente di professione, porteranno allo sfacelo l’itaGlia. Sotto trovate un pensiero di Giovanni Birindelli, sul socialismo e sui kattokomunisti all’amatriciana, che ammorbano il nostro paese.

Eh… Il socialismo è un virus che attacca i deboli di mente nelle scienze sociali. E purtroppo questa specifica forma di debolezza mentale è la caratteristica tipica delle masse. E la ‘socialdemocrazia’ è la tirannia di chi riesce a conquistarsi (o meglio a comprarsi, coi soldi sottratti ad altri) il favore delle masse. E questa è l’epoca della ‘socialdemocrazia’. Ecco perché, secondo me, la malattia dei ‘km zero’ si sta diffondendo così tanto. Le masse hanno bisogno, per appagare la propria stupidità, del socialismo. Oggi va di moda quello ‘ecologista’ (ma quello economico non è mai morto). Le masse sono intellettualmente incapaci di capire che l’unico modo sostenibile (moralmente, economicamente ed ecologicamente) per difendere l’ambiente è difendere i diritti di proprietà e quindi passare al capitalismo e al libero mercato. Così l’ambiente vie progressivamente devastato (ad opera, primariamente, dei socialisti ‘ecologisti’) (Giovanni Birindelli)

Perifrasi della Kostituzione italica (prima puntata)

La parola “costituzione” indica primariamente l’atto di formare, istituire qualcosa. Si costituisce un’associazione, una famiglia, una squadra di calcio, un club filatelico, e cosi via.

repubblica bananeElemento di ogni atto costitutivo è la volontarietà delle parti coinvolte. Ad esempio : si costituisce un nuovo rapporto di lavoro quando due bisogni convergenti quello del datore di lavoro e di chi cerca lavoro, trovano le condizioni di reciproca soddisfazione e libera adesione.

La kostituzione italica quindi, già dal suo titolo, rappresenta manifestamente la negazione del principio di volontarietà (libera adesione) e di quello della reciproca soddisfazione di ciascuna delle parti che si costituiscono.

Negazione del principio di libera adesione, perchè che a te piaccia o meno, a te interessi o meno, anche se sei un bebè nato nel 2016, per te hanno già deciso alcuni vissuti un secolo prima e ormai tutti morti, sepolti e divenuti cenere. Sei nato in Italia e fai parte della loro associazione, punto.

Negazione del principio di reciproca soddisfazione perchè se, ammesso e non concesso, sei nato nel 1958 e non ricavi più soddisfazione da questa onorata società cui ti hanno affiliato d’ufficio appena nato, non puoi recedere dalla partecipazione e dal pagamento delle quote che essa prevede.

Passiamo adesso alle altre parole del titolone della summa statalista.

La parola “repubblica” indica che si costituisce una “cosa pubblica”. Quindi si tratta della costituzione di una non meglio specificata entità. Nel dizionario della nostra lingua non in quello giapponese, il termine “cosa” è definito modo generico per definire altra entità, non meglio precisata o identificabile. Nel linguaggio comune infatti con l’espressione : “chiama le cose con il loro nome”, intendiamo invitare un interolocutore ad essere chiaro, preciso e non essere evasivo o bleffare.

Se il termine “cosa” è appunto generico modo per indicare tutto e niente, peggio fa l’aggettivo “pubblica”.

Cosa è il pubblico ? di solito è una massa indistinta di persone. Nel pubblico non c’è traccia dell’originalità dell’individuo, di ciascuno individuo,  ma appaiono solo la sua grandezza numerica (numero di spettatori o partecipanti) e l’oggetto dell’interesse di quel pubblico : un concerto, una competizione sportiva, ecc.

Alle parola res-pubblica l’unica qualificazione dall’indeterminatezza sopra dimostrata, proviene dall’aggettivo “italiana” che come per uno stadio indica nient’altro che il luogo dove si radunano il publico dei tifosi, in un teatro il pubblico degli spettatori.

Sintetizzando quindi abbiamo che il 27 dicembre 1947 un gruppo di persone, hanno costituito una cosa indeterminata per un pubblico che aveva in comune un territorio, denominato Italia.

Basterebbe già questo, per capire come gli autori dei 139 articoli della Torah statalista, avessero come preoccupazione massima quella di blindare la loro già traballante “associazione”. Al netto di inno di mameli, tricolore e altre stupidaggini patriottiche.

Ricordo infatti che l’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946 altro non fu che il risultato di elezioni in cui :

  1. più di tremilioni di italiani, per l’esattezza 3.058.062 (il 10,9 %) si astennero dal votare (Elettori: 28 005 449 – Votanti: 24 947 187 cioè 89,08%)
  2. circa 12 milioni e 700 000 votarono per la repubblica, contro 10 milioni e 700 000 che votarono per la monarchia, lo stesso 2.6.1946 nel contemporaneo referendum sulla forma di stato che si voleva scegliere.

I numeri quindi descrivono bene il parto di questa associazione unilaterale, cui si partecipa d’ufficio dal momento del concepimento sino a quello in cui le tue ceneri saranno disperse al vento. Se la credibilità di questa associazione obbligatoria era già discutibile e traballante nel 1946, è normale che oggi tale credibilità equivale a quella di Cicciolina che promette di riportare sulla via della castità un drappello di bagasce nigeriane.

Se oggigiorno votano ormai meno del 50% degli aventi diritto e tra quel 50% dei votanti, al netto dei parassiti dell’apparato e il popolo dei peones di partito, ci sono milioni di persone che ammettono che questo sistema non può più andare avanti, ci sarà pure qualche credibile ragione.

Per riassumere, abbiamo quindi tre parole :

1) Costituzione 2) Repubblica 3) Italiana

usata ad arte la prima, indefinite le seconde due (res – pubblica) e geografica la terza.

Il risultato di questa frode lessicale è il seguente : chiunque nasce sul territorio italiano, appartiene a una cosa indefinita ma pubblica, stabilità nel 1946 dai rappresentanti (556 parlamentari) di una cosiddetta maggioranza di quel tempo, che già non comprendeva il 10,9% degli astenuti e i 10.700.000 monarchici. Come dire : bruscolini di minoranze !!!

Ho scritto questo primo post  di analisi linguistica della Kostituzione italiota, senza accampare o vantare conoscenze giuridiche che non ho e che non mi servono. Per riconoscere infatti un frutto marcio, non serve essere contadino.

Decantata dai giullari di corte alla Benigni !!!

Straccio di tutti i parassiti per coprire le pubende della loro invereconda prepotenza !!!

la summa della dottrina statalista, la kostituzione è dunque qualificata dal suo stesso titolo.

Continuerò appena trovo il tempo, con la perifrasi del suo testo, articolo per articolo, sperando di non dover arrivare al 139 che è l’ultimo. Spero che vada tutto a scatafascio molto prima. Promesso. Poi magari ci scappa pure un libro e uno spettacolo alla faccia di tutti Benigni di itaGLia e dell’armata dei parassiti di questo disastrato paese.