Monthly Archives: febbraio 2016

FORUM PER LA LIBERTA’ ECONOMICA

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In qualità di presidente in carica di questa associazione, ho lanciato l’idea di dedicare qui a Milano, sabato 18 giugno 2016 una giornata di dibattito e aggregazione sul tema della “Libertà Economica”. Ci poniamo l’obiettivo di creare un centro di gravità per la galassia di individui, gruppi, movimenti, associazioni e aggregazioni anche spontanee, che abbiano a cuore la Libertà Economica come priorità per la comunità, le famiglie, i giovani, le imprese e il commercio. Questo Forum non è una passerella elettorale e neppure un laboratorio di intellettuali e pensatori. Questo è il tempo dell’azione. Invito chiunque legge questo post, a condividerlo, a iscriversi a partecipare, e a diffonderlo attraverso i social.

E’ una piccola impresa, non so se ci riusciremo, ma vorremmo mettere insieme tutte le persone disponibili a non aspettare più sedute sul divano, il treno della Storia che passa.

E uscire da questo forum con un programma di azione che da Milano possa replicarsi dalla Sicilia al Trentino, dove la Libertà Economica deve essere ristabilita ad ogni costo, e deve essere rimesso al centro la produzione della ricchezza e il lavoro senza tasse.

Ascesa e declino dell’industria italiana

Sono passati 30 anni. Ero un giovane ingegnere al mio primo giorno di lavoro, con tante belle speranze, come tutti quelli della mia e delle precedenti generazioni. Allora non potevo immaginare che sarebbe stata anche l’ultima generazione dalle belle speranze. Il motivo di questa mia affermazione sta tutto in quel lontano giorno in cui, in una Milano ancora da bere, l’ingresso di Breda Ansaldo in Viale Sarca 336, era presidiato da picchetti sindacali.

All’epoca compresi solo che era in corso qualche sciopero o manifestazione di lavoratori, niente di più. Mi lasciarono entrare per presentarmi all’ufficio personale, solo perché dovevo essere assunto.

Molti anni dopo, con l’esperienza professionale e soprattutto umana, compresi che già in quella prima metà degli anni 80 la deindustrializzazione in Italia era cominciata. Quel picchetto sindacale era un indicatore non casuale.

DECLINO

Da quegli anni, quel processo non si è mai più interrotto. Ha forse conosciuto rallentamenti, ma è stato inesorabile e dal 2008 ad oggi ha trovato un’accelerazione impressionante. Le statistiche delle sezioni fallimentari di tutti i tribunali italiani, le notizie quotidiane dei media danno la cifra della catastrofe manifatturiera ormai giunta all’epilogo.

In tutti questi anni di lavoro nel settore manifatturiero, mi sono interrogato continuamente sulle cause di questo sfacelo ormai irreversibile.

Ne ho scrito ieri su Rischio Calcolato, perché l’istituto von Mises Italia mi ha chiesto una collaborazione che ho accettato di buon grado. Questo post è stato pubblicato giusto ieri su http://vonmises.it/

Oggi pubblico questo post anche qui.

Le cause alla radice di questa deindustrializzazione italiana sono infatti spiegate e descritte nella teoria della Scuola Austriaca di Economia, di cui Ludwig von Mises è stato un illustre decano.

Una causa importante di questa crisi che viene da lontano risiede nell’interventismo statale.

Nel dopo guerra, la domanda crescente di beni ha contribuito a far nascere e rafforzare il tessuto italiano manifatturiero. Questo processo durato a lungo, già all’origine era viziato da alcuni elementi :

– Massiccia presenza di grandi imprese a capitale pubblico (IRI : fondato nel 1933 da Benito Mussolini). L’IRI negli anni 80 comprendeva circa un migliaio di aziende e dava lavoro a oltre 500.000 persone. Sulle voragini dei suoi bilanci, epici quelli dal 1975 in avanti, intervenivano i governi dell’epoca per coprire le perdite, interessati al serbatoio elettorale e forzati dalla spesa dei partiti e della propaganda, già allora massiccia.

Le scelte strategiche del management di queste imprese erano ovviamente condizionate dagli interessi della politica e soprattutto dai diktat dei partiti.

Il colmo si raggiunge con Romano Prodi, nominato presidente dell’IRI sotto il governo Fanfani (V) nel novembre del 1982. Il “professore” come lo ha sempre chiamato la stampa di regime, tenta il risanamento del carrozzone pubblico denunciandone l’ingerenza politica e cercando di ridurla o contenerla. Non gli riesce né la prima, né la seconda. Il disastro IRI, anche sotto la presidenza Prodi durata fino al 1989, è conclamato. Quello stesso modesto professore di Bologna divenne quindi capo di coalizioni politiche e presidente del consiglio per ben due volte. Si capisce pertanto che alla riforma dell’IRI era stato messo un eccellente burosauro. Risultato: nessuna riforma, voragini di bilancio spaventose. In tutto e per tutto come avviene oggi, con i Commissari alla Cottarelli, che sono chiamati dalla politica per la Spending Review. Zero risultati, dimissioni del commissario in carica, (Cottarelli ha anche scritto un libro sul fallimento), nomina di un nuovo commissario. E la giostra torna a girare.

 

– La presenza di imprese pubbliche importanti e di un capitalismo privato asservito per necessità alla partitocrazia, hanno generato un tessuto industriale della subfornitura nelle Piccole Medie Imprese geneticamente modificato. Delle imprese pubbliche si è detto, del capitalismo privato la storia d’Italia è lastricata di buone intenzioni. Esempi che raccontano della necessità vitale per le imprese di convivere con una burocrazia statale asfissiante, del bisogno di fare patti e accordi con partiti e poteri politici di ogni epoca e di ogni livello : comunale, regionale, statale. Questo coagulo inestricabile di interessi e convenienze, protezioni e convivenza forzate ha fatto del capitalismo italiano una struttura capace solo di privatizzare gli utili, rendendo pubbliche le perdite col beneplacito di partiti, governi e sindacati per la pace sociale.

 

– La piccola media impresa che è nata sulla spinta delle commesse della grande impresa, sia pubblica che privata, è stato condizionata sin dalla sua nascita da questo contesto cancerogeno. Evidentemente in tutto simile a quello di un OGM, lo chiameremo MGM : mercato geneticamente modificato. Vincoli e laccioli della burocrazia statalista, adattamento del capitalismo privato al “do ut des” o meglio all’italico “una mano lava l’altra” in via permanente, sono stati gli strati sui quali la piccola media impresa si è formata ed è cresciuta : cultura mista privato-pubblica, capitalista-statalista. Non ho conosciuto neppure uno solo di rag.Brambilla o cav.Casiraghi, che non si sia dovuto inchinare a questo schema e farlo proprio.

In un paese come l’Italia dove la pianificazione economica rimane centralizzata tra Roma e Bruxelles, nessun protagonista o attore del mondo delle grandi imprese e delle PMI, ha avuto ed ha libertà di azione, e semmai la possiede, questa si realizza adattandosi alla pianificazione centrale per sfruttarne abilmente tutti i suoi collegati, a partire da sussidi, incentivi, detrazioni fiscali, agevolazioni di ogni sorta.

E’ di questi sussidi, incentivi, detrazioni e agevolazioni che la nostra industria è ormai morta, mentre quella che sopravvive è malconcia e in agonia.

L’elenco degli interventismi statali negli ultimi 40 anni è lunghissimo e non so neppure se è mai stata fatta una sintesi da parte di qualche ricercatore.

Cito solo alcuni di questi interventi che professionalmente posso confermare quanto siano stati nefasti nelle industrie ed aziende che se ne sono avvalsi.

La “Tremonti Bis”, basata sulla detassazione degli utili reinvestiti, è del 2001, seguita dalla “Tremonti Ter” del 2009 sempre con la stessa finalità (rilancio dell’economia !!!) e sullo stesso schema (detassazione degli utili). Anche nel 2014 il “Decreto Competitività (governo Letta) si è occupato della stessa questione.

Risale al 1965 la Legge Sabatini che già allora elargiva finanziamenti alle piccole e medie imprese per l’acquisto o la locazione finanziaria (con patto d’acquisto) di nuove macchine utensili o di produzione. Solo per dare un’idea dal 1965, di Leggi Sabatini o considerate tali, ve ne sono state fino al 2015 (legge 288) sempre sotto l’egida evergreen di “Misure per il rilancio dell’economia”.

Giudico questo genere di interventi, una tra le principali cause della crisi dell’industria italiana, perché sono stati falsati i segnali del mercato agli investitori, inducendoli a decisioni che, con un’equilibrata valutazione degli scenari, non avrebbero preso o a cui avrebbero assegnato minore valenza.

Molti di questi interventi statali non hanno manifestato subito il loro nefasto effetto, perché con una domanda crescente, tutti i competitors di un mercato possono dividersi la torta. Questi interventi hanno tuttavia reso occulto agli imprenditori il vero livello di competitività delle loro imprese. Dal momento in cui il mercato si ferma e la sua domanda retrocede, emergono due elementi mortali : la scarsa competitività e l’eccedenza della capacità produttiva disponibile.

Ho assistito per decenni a questo scempio industriale prodotto dall’interventismo statalista, ho cercato come ho potuto di oppormi sia con le mie competenze squisitamente tecniche, sia con le mie conoscenze economiche e libertarie. Devo ammettere con scarsi risultati.

Ed ho visto purtroppo decine, centinaia di aziende di ogni dimensione e settore, cedere prima e liquefarsi poi, sotto il peso di una mancata competitività e l’eccedenza dell’apparato produttivo.

Ludwig von Mises dichiarava a questo proposito :

ogni economia – qualunque sia il contenuto istituzionale nel quale si svolge – ha da risolvere il problema del migliore utilizzo di risorse scarse; che a tal fine si richiede un calcolo che consenta di scegliere, tra tutte le alternative possibili, quella migliore; che tale calcolo si può eseguire solo in quanto le risorse siano dotate di opportuni indici di scarsità, così come avviene mediante la formazione di prezzi su un mercato; che nell’economia pianificata, poiché, come conseguenza della proprietà pubblica, non esiste mercato per le risorse produttive, la determinazione di tali indici è impossibile; che, perciò, l’economia pianificata, non potendo eseguire alcun calcolo, è condannata all’impossibilità di risolvere il problema economico, è cioè un’economia priva di razionalità.

FRONTE DI LIBERAZIONE FISCALE

Ieri Sabato 13.2.2016 come presidente di Liberi Comuni, ho partecipato alla manifestazione indetta dal sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero per il lancio del Fronte di Liberazione Fiscale.

Il simbolo lo trovate sotto :

FRONTELIBERAZIONEFISCALE LOGO

Lo sfondo rosso e il richiamo ad una croce bianca vogliono essere un riferimento alla Confederazione Elvetica, le cui frontiere peraltro, distano da Cantù, solo poche decine di kilometri.

Ho deciso di partecipare e dare il sostegno mio e di tutti gli iscritti di Liberi Comuni, perchè la proposta di Bizzozero, sebbene sia semplice e concentrata sul tema cruciale della libertà economica, riguarda un tema cruciale per qualsiasi comunità umana, altrimenti sottomessa alla demagogia politica e sequestrata dalla partitokrazia e dai suoi parassiti.

Come sanno i nostri iscritti e quelli che comunque simpatizzano per Liberi Comuni, la nostra associazione politica ha elaborato qualcosa che io rappresento come la “combinazione della cassaforte”.

La cassaforte è il sistema che ostacola e mortifica la libertà prima tra tutte quella economica. Lo stato e la sua insaziabile necessità di spesa pubblica per il consenso elettorale.

La combinazione è quella formulata da Giovanni Birindelli, che permette con una strategia precisa e in tempi piuttosto veloci di riportare le Legge al suo posto, ridandole il primato che ha avuto e deve avere in qualunque società che aspira ad avere futuro e properità. Legge al suo posto, e poteri di ogni ordine e grado a partire da quelli del quirinale, fino all’ultima circoscrizione comunale, sottomessi alla Legge. Non alla kostituzione kattokomunista itaGliana.

Ieri mi sono sentito quindi in dovere, di conoscere Claudio Bizzozero. E mi sento oggi di osservare l’evoluzione del suo Fronte di Liberazione e di poterlo aiutare con la forza delle nostre idee e la formidabile strategia “Birindelliana” che permetterebbe al Fronte di Liberazione Fiscale, di divenire davvero una potentissima arma di offesa del sistema centralizzato dello stato, e la premessa per un cambiamento epocale, non già della sola pressione fiscale e dell’autonomia impositiva Lombarda e dei comuni Lombardi, ma di un nuovo modello di società dove si ristabilisce il primato della Legge su tutto, e i diritti inviolabili dell’uomo rimessi al centro di qualunque azione politica in una comunità e in una società. Il tutto a partire dai diritti di proprietà.

Prima di concludere la manifestazione è stata scoperchiata dal telo che la copriva, la piccola utilitaria personale del sindaco. E’ con questa auto che si parte per un progetto ambizioso ma concreto, caro a milioni di lombardi esasperati dalla crisi economica e dalla rapina fiscale romana.

FRONTELIBERAZIONEFISCALE

Auguri pertanto a Claudio Bizzozero, e conti pure sul nostro sostegno morale, delle idee e concreto per organizzare incontri, manifestazioni e conferenze affinchè con le regionali del 2018 in Lombardia, si ponga fine all’estorsione romana nei territori lombardi.

Ludwig von Mises e il nostro tempo

Pubblichiamo oggi un filmato di 61 minuti, che merita di essere seguito. Potete farlo ascoltando in sottofondo la voce del prof.Infantino mentre magari lavorate o state guidando. In poco più di un’ora, il prof.Infantino, racconta con equilibrio e semplicità della vita di Luwig von Mises e di come il suo pensiero sia più attuale che mai, in un epoca come la nostra, in cui l’interventismo statalista sembra giunto all’epilogo della distruzione dell’economia e dell’azione umana.

“Ludwig von Mises e il nostro tempo”: è questo il titolo della lectio magistralis con la quale il Professor Lorenzo Infantino apre l’ottava edizione della Scuola di Liberalismo di Catanzaro. L’argomento non è stato scelto a caso. Anticipa di qualche mese l’uscita di una nuova edizione italiana de L’azione umana, la grande opera pubblicata nel 1949 da Mises negli Stati Uniti.
Ludwig von Mises è stato un prolifico maestro, sotto la cui guida si sono fra gli altri formati Friedrich von Hayek, Fritz Machlup e Gottfried Haberler (a Vienna) e Israel M. Kirzner, George risma, Murray Spadaro, Hans F. Sennolz, Louis Spadaro (a New York). Per più di mezzo secolo, egli è stato culturalmente il maggiore difensore della libertà individuale di scelta. Non è stato perciò solamente un tecnico dell’economia, ma uno studioso capace di individuare le condizioni gnoseologiche, giuridiche e politiche che rendono possibile o impossibile la società libera. A Mises è toccato vivere contro il proprio tempo. Ha dovuto affermare le ragioni della libertà in un contesto storico-sociale in cui le correnti ideologiche dominanti hanno portato al comunismo, al nazismo e all’aggressione dello Stato di diritto tramite un diffuso interventismo politico. Mises ha avuto sempre chiara l’idea che la cooperazione sociale può svolgersi in forma volontaria o in forma coercitiva. Anche se promettono il contrario, i programmi politici che impongono la cooperazione coercitiva sopprimono la libertà individuale di scelta. Il potere totale non produce la libertà totale, perché coincide con il dominio totale. Il totalitarismo comunista si basa sul monopolio della conoscenza e su quello delle risorse. E parimenti avviene sotto il nazismo. In questo caso, non c’è la formale abolizione della proprietà privata. Ma essa viene di fatto soppressa. È infatti lo Stato a determinare ciò che si deve produrre e quel che si deve consumare, a stabilire i prezzi, i saggi salariali e i tassi d’interesse. Il che non solo impedisce la libertà individuale di scelta. Conduce anche, non diversamente dall’economia pianificata, alla più completa inefficienza: perché il regime competitivo, reso possibile dal mercato, viene sostituito dalle decisioni dell’apparato pubblico.
La società libera viene inoltre aggredita dall’interventismo politico, che viene giustificato con l’idea che ci possa essere un sistema economico “terzo” rispetto all’economia di mercato e a quella pianificata (in forma sovietica o tedesca). Ma non esiste una “terza via”. Se lo Stato interviene nel rispetto delle regole del mercato, la sua attività non è diversa da quella svolta dai privati. Se lo Stato interviene violando le regole del mercato, ciò non significa che siamo in presenza di un sistema economico “misto”. Accade solamente che le perdite subite dalle attività poste in essere dalla mano pubblica devono essere sopportate dal settore privato. C’è una distruzione di risorse, che determina una caduta della produttività e del prodotto. E ne viene fuori un aumento del “tasso di sfruttamento” della stragrande maggioranza della popolazione da parte del ceto politico e dei gruppi da esso favoriti.
Il prof. Lorenzo Infantino presidente della Fondazione Hayek Italia, è titolare della cattedra di Filosofia delle Scienze Sociali nella Facoltà di Economia della LUISS Guido Carli di Roma. È stato visiting Professor presso la Oxford University, la New York University, la Universidad Rey Juan Carlos di Madrid. È autore di opere tradotte in inglese, spagnolo, russo. Fra esse, si ricordano: L’ordine senza piano (Roma, 1995, 1998, 2008), Ignoranza e libertà (Soveria Mannelli, 1999), Individualismo, mercato e storia delle idee (Soveria Mannelli, 2008), Potere. La dimensione politica dell’azione umana (Soveria Mannelli, 2013). È considerato, a livello internazionale, uno dei maggiori conoscitori della Scuola austriaca di economia. Presso la casa editrice Rubbettino, dirige la collana “Biblioteca Austriaca”, dove sono raccolte le maggiori opere di Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich A. von Hayek.