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Ucraina – Italia: tragiche analogie e preavvisi della Storia….

Anno 1932-1933 : un enorme crimine viene commesso nell’Unione Sovietica. Milioni di contadini vengono fatti morire di fame secondo un preciso piano politico di Stalin. E’ in corso la collettivizzazione delle terre e delle proprietà agrarie di tutta la Russia e l’eliminazione della religione e dei suoi simboli, pianificate  del Partito Comunista Sovietico con chiururgica precisione.

A proposito della religione Stalin scrive: “…. è venuto il tempo in cui anche le campane delle chiese devono definitivamente tacere in tutta la terra dell’URSS, lasciando spazio esclusivamente alle sirene delle fabbriche e degli stabilimenti…”

Izba

Ecco alcune delle reazioni popolari e dei tragici e dimenticati avvenimenti dell’epoca.

  1. Una dichiarazione dell’epoca durante una conferenza di braccianti e contadini poveri fu la seguente: “smettetela con i messaggi di saluto e le frasi sul socialismo, parliamo piuttosto di come far tornare i deportati. Non ci servono la collettivizzazione e il socialismo, chè tutto questo ci ha portato ad andare nudi e scalzi e a far prosperare i pidocchi. I colcos (1) non sono la volontà dei contadini, ma un nuovo giogo: discutiamo di come liberarcene”.
  2. Nel villaggio di Zlynka, durante il sequestro delle campane, un gruppo di 400 donne armate di pietre e bastoni inscenano una violenta protesta, malmenando il presidente del soviet locale e due poliziotti. Neppure l’arrivo dell’esercito vale a placare l’ira delle contadine. La rivolta termina solo quando viene dato l’ordine di sospendere il sequestro delle campane.
  3. Un gruppo di 25 donne rubano 19 mucche di proprietà collettiva. Una di esse dice con le lacrime agli occhi: cosa debbo fare? I miei sette figli hanno fame. Se mi lasciate la mucca fino al prossimo raccolto, ve la restituirò io stessa, ma adesso non ce la faccio più. Il bisogno mi spinde a prendermi la mucca”.
  4. Dopo l’espropriazione delle terre e delle fattorie, si assisteva alla fuga di intere famiglie di contadini che dopo aver macellato il bestiame rimasto, e appositamente danneggiati attrezzi e macchine da lavoro, dichiaravano: “adesso che tutto è del partito e non più nostro, che tutto vada in malora”.
  5. Un attivista bolscevico, tale Kravchenko, girando per i villaggi abbandonati ammette la tragedia, raccontando: “la gente che non è scappata, muore lentamente, orribilmente, nella solitudine più completa, di fame. Lo spettacolo più pauroso è quello dei bambini, con le membra di una magrezza scheletrica, e il ventre enfiato e grosso come un pallone. La fame ha cancellato dalle loro faccine ogni traccia di ingenuità e infanzia.” Kravchenko si impicca dopo aver scritto questa testimonianza, per sfuggire a sicura fucilazione da parte della polizia politica comunista.
  6. Lettera al figlio in servizio di leva, lontano da casa: “dal papà Stepan e dalla mamma Natalia, al nostro beneamato figlio Roman. Ti mandiamo la nostra benedizione e il nostro amore. Anche la tua cara moglie Tatiana, ti bacia da lontano un migliaio di volte. Caro figlio, ci hanno cacciato dallla nostra izba (2) e ci hanno preso tutto quel poco che avevamo. Anche del bestiame non è rimasto nulla. Vogliono deportare noi e altre 20 famiglie in un posto che non conosciamo. Siamo nell’angoscia, non possiamo difendere le nostre cose e non sappiamo dove scappare”.
  7. A luglio il procutatore della regione di Vinnycja informa le autorità giudiziarie di un episodio avvenuto nel villaggio di Nove Misto. Il cittadino Havryljuk di anni 36, insieme con sua moglie, contadini medi economicamente modesti, hanno tagliato a pezzi e divorato i loro figli, rispettivamente di 9 e 2 anni. I bambini erano morti di fame. Lo stesso Havryljuk è stato trovato sulla stufa morto: il suo cadavere era decomposto perchè nessuno sapeva nulla. Sua moglie adesso è in stato confusionale, e non è possibile parlare con lei. Dei bimbi fatti a pezzi si sono trovate solo le teste, recise al livello del collo e sotterrate; sono state ritrovare anche le ossa delle costole.

 

Si può continuare a guardare lo schermo della tv o scrutare attentamente l’orizzonte lontano. Il presente, qualunque cosa tu faccia, è lo stesso. E’ il futuro che non lo sarà affatto.

 

(1): proprietà agricola collettiva
(2): è una tipica abitazione rurale russa, a uno o due piani, interamente costruita di tavole di legno e di tronchi d’albero, abitata di solito da contadini
Contratto sociale, democrazia, efficienza. Esiste una valida giustificazione dello stato ?

Ho partecipato stasera 26 aprile 2016 presso l’Istituo Bruno Leoni, al terzo dei cinque previsti seminari sul nuovo libro di Michael Huemer, intitolato “Il problema dell’autorità politica”, edito da Liberilibri, eroico e ammirevole esempio di piccolo editore di periferia che dal 1986 (se non ricordo male) a Macerata, seleziona e stampa libri ispirati ai temi della libertà, libertarismo.

Il seminario è stato tenuto dal prof.Marco Bassani, allievo di quel Gianfranco Miglio che oggi si gira nella tomba per il federalismo all’amatriciana di cui parlano ancora in tanti e a sproposito.

Era presente anche Luca Diotallevi professore di Sociologia a Roma.

Erano presenti anche Carlo Lottieri e Alberto Mingardi.

Non voglio parlarvi di quello che hanno detto i due relatori del libro di Huemer, ve ne consiglio infatti l’acquisto e la lettura. Voglio trasmettervi piusttosto l’atmosfera che si respira a questi incontri.

Sarà per la sala raccolta in cui si ritrova, al 4° piano di un palazzo d’epoca che guarda direttamente le mura ovest del Castello Sforzesco, sarà perchè vi è una composizione, sebbene limitata in numero di partecipanti, variegata per età e provenienza culturale, ma si respira una buona aria.

Della Carboneria sappiamo abbastanza poco, trattandosi di una società segreta dell’epoca. Mi sento come uno di quei Carbonari, che in una grande e valorosa città come Milano, guardavano al futuro oltre quello che era e che è l’imminente.  Mentre tale Sala e tale Parisi si contendono il posto di sindaco alle prossime comunali di Maggio, a suon di spot “Io corro per Milano” che si è meritato da parte mia l’eloquente sottotitolo “Affankulo correndo, finalmente”, in una sala di un antico palazzo milanese adiacente un castello del XV secolo alcuni visionari studiano, dialogano, elaborano.

Presentazione standard1

Nessun trionfalismo, nessun facile entusiasmo, nessuna rosea ambizione di vedere affermati principi e valori liberali e libertari entro una data stabilita. Consapevolezza semmari chiara della situazione, a partire dai sintomi conclamati, che si manifestano ormai da anni nella società italiana e nella politica dei partiti che si sono arrogati il monopolio della sua guida.

Tuttvia le idee che circolano, si arricchiscono e ci comunichiamo con relazioni, domande e risposte, sono il seme di quella panta millenaria che mai morirà la Libertà, e che cerchiamo di mantenere viva.

Certo le persone, la gente comune, gli elettori, anche gli sfiduciati che non vanno più a votare, amano le credenze. Esse infatti, ben congegnate e costruite dalla propaganda statalista, danno risposta alle paure, offrono apparenti punti fermi alle insicurezze del presente e del futuro.

Decine di milioni di persone sono sfiduciate e, contrariamente a quanto dovrebbe accadere, esse chiedono ancora più intervento delle istituzioni, partiti più onesti, politici integerrimi, più severità delle leggi. Quelle stesse istituzioni, partiti, politici, leggi che in 70 anni hanno trasformato questo paese da un territorio capace di rinascere della macerie della guerra, ad una landa desolata di disoccupazione, immigrazione clandestina, delocalizzazione di imprese e attività, emigrazione di centinaia di migliaia di giovani e meno giovani, deindustrializzazione. E’ proprio di oggi la dichiarazione di un rappresentante della circoscrizione del comune di Genova, interessata dalla fuoriuscita di petrolio da una raffineria locale, finalmente rientrata che alle telecamere dei TG implorante dice: “adesso le istituzioni ci siano vicine”. Io non ho parole.

Un breve cenno a una delle cose dette dal prof.Bassani durante il dibattito seguito alle relazioni: dal dibattito politico e culturale, è sparita la parola e l’idea della Libertà.

Si parla di tutto infatti: democrazia, sovranità popolare, ammodernamento delle istituzioni, riduzione della spesa pubblica, e altro ancora. Ma la Libertà è stata come esorcizzata e confinata in una prigione sconosciuta.

Nei talk-show itaGlioti, la parola libertà è letteralmente assente. In parlamento idem. Nei tribunali non ne parliamo. Nelle scuole, lasciamo perdere.

Nell’epoca del narcisismo individuale e sociale di conseguenza, come ha spiegato il prof.Diotallevi, l’individuo cerca di compiacere l’altro, per essere da questi contaccambiato. Cosi l’individuo nei riguardi della società, cerca il compiacimento dello stato che della società possiede la titolarità di rappresentanza, e lo stato non si tira di certo indietro nel compiacere il suo suddito.

Il che si tramuta ai nostri giorni, nella terribile mistificazione della felicità come somma dei diritti riconosciuti.

Quindi la Libertà di ricercare la felicità, non interessa più a nessuno perchè lo stato trova vantaggioso sostituire la concessione della Libertà (che ne minerebbe la fittizia autorità) con la concessione di diritti per ogni categoria di elettore, diritti per ogni bisogno o aspettativa, perchè nessuno abbia a lamentare discriminazione, diseguaglianza, disparità di trattamento.

 

I bimbi crescono . . . . , la democrazia ci prova

Lungo lo stivale taGliano si stanno diffondendo senza troppo clamore esperimenti di democrazia con i bambini delle elementari.  In che cosa consistono questi esperimenti ?

Intanto il termine “esperimento”, usato dagli ideatori di queste inqualificabili trovate, non è casuale. Esso suscita infatti un’emozione positiva, essendo fortemente connesso all’idea di scienza, invenzione, innovazione, progresso.

I consigli comunali riuniscono i bimbi secondo un programma prestabilito (2 o più volte l’anno) nell’aula consiliare e insegnano loro ad eleggere una giunta, a definire delle proposte per sottoporle all’attenzione del consiglio comunale effettivo, quello degli adulti. Ai minori per il momento sono evitate le lezioni di Corruzione & Tangentistica che invece vengono riservate dirattamente dalle segreterie di partito con appositi master solo a maggiorenni consenzienti.

Ma torniamo ai bimbi e al supplemento comunale di lavaggio del cervello che si somma a quello già effettuato dalla scuola pubblica.

MADRASSA

Se leggete qui e là, le dichiarazioni, le declamazioni, i proclami degli assessori (quasi sempre alla Cultura, o all’Istruzione) sull’argomento, rimarrete sbigottiti della vomitevole retorica utilizzata. Riporto una delle più recenti dichiarazioni che ho trovato sull’argomento :

L’obiettivo specifico di questa iniziativa è di sensibilizzare gli studenti affinché acquisiscano competenze riguardanti l’esercizio della democrazia e della partecipazione attiva ai vari ambiti della vita cittadina –ha spiegato l’assessore- Il percorso comporterà impegni e responsabilità reciproche, ma ritengo che concorrerà a costruire una relazione efficace e positiva di grande valore civico ed educativo.

L’autore della filastrocca è l’assessore all’Istruzione del comune di Cernusco Sul Naviglio, tale Rita Zecchini. Non la conosco, sarà una persona bravissima, onestissima, con inestinguibili desideri umanitari. Gli difetta di sicuro una cosa sola, che la accomuna alle orde della partitokrazia nazionale : agire in nome e per conto proprio, col portafogli di terzi. La solita inqualificabile collettivista kattokomunista, o solo Komunista.

Vi invito ad analizzare con quale sicumera si richiami nella dichiarazione, l’esercizio di… (caratteri in rosso), e poi impegni, responsabilità….

Non vi è alcun esercizio nella demokrazia, salvo quelli di belare e brucare tutta la vita, e di tanto in tanto a comando o ad orologeria andare a votare dei parassiti alla Zecchini o alla renzye.

Quanto all’impegno immagino quanto intenso esso debba essere; peccato che sia profuso a spese di ignari o ignoti cittadini.

La responsabilità dei parassiti della politica corrisponde mediamente a :

  1. proporre riforme e programmi per azzerare quello che hanno fatto i precedenti amministratori
  2. sedersi sugli scranni e usare i soldi pubblici per accontentare la propria parte politica e sperabilmente essere rieletti
  3. lasciare lo scranno della giunta per quello dell’opposizione, o tornare finalmente a casa a fare la casalinga o il bottegaio.

Sul’aggettivo civico mi rendo conto che in effetti queste invereconde iniziative vogliono formare cittadini della demokrazia, ovini che votino e paghino in silenzio. Quindi wiwa il senso civico. Sull’educazione dico soltanto che ho figli grandi per fortuna e non sono parte lesa, se non per la quota parte che paghiamo tutti per queste formidabili trovate da parassiti, ma vi assicuro che al posto dei genitori che oggi tacitamente o bonariamente lasciano intontire i loro figli con queste stupidaggini, chiederei subito l’astensione dei miei figli da queste scandalose rappresentazioni ludiche, e caso mai non bastasse, non esiterei un solo secondo a coprire di sputi e schiaffoni questi malfattori senza vergogna, travestiti da missionari del bene komune.

Per concludere, non sottovaluto affatto queste iniziative, simili a quelle della GdF e dell’Agenzia delle Entrate che vanno nelle scuole elementari e medie a presentare il “Fisco per amico”.

Non sottovaluto ma traggo due riflessioni :

  1. Queste iniziative sono il chiaro segnale che le mura del fortino si stanno sbriciolando sotto gli effetti del tempo, della storia e del progresso sociale che avanza, nonostante tutto. Di fronte a quest’inarrestabile declino e fallimento dei sistemi democratici, i beneficiari e i miracolati di questa religione moderna rafforzano le difese, e quale migliore strumento dell’indottrinamento delle nuove generazioni adesso che le generazioni adulte hanno scoperto la truffa ?
  2. Queste iniziative ci indicano che la crescita, la diffusione, la violenza che il sistema di difesa degli apparati statalisti sta scatenando, armando e organizzando, renderanno ancora più dura la lotta per la Libertà, ancora più temibili le conseguenze del permanere del potere nelle mani di una casta di boiardi e parassiti senza eguali.

Ho sempre detto che questo non è più un paese normale, forse non lo è mai stato. E’ una cloaca a cielo aperto, dove galleggiano solo le deiezioni che il sistema demokratico sa emettere con regolata frequenza e intensità.

Tuttavia devo correggermi : con i consigli comunali per bimbi e le lezioni del “fisco per amico”, questa non è una cloaca, ma un paese islamico, con le sue madrasse distribuite su tutto il territorio nazionale, e le università di queste madrasse concentrate nelle redazioni dei media.

Si si, no no.

Sottoscrivo l’analisi dell’amico Giovanni Birindelli che sotto riporto e consiglio di leggere per intero.
Da cristiano non sopravvaluto il papa quando parla di Economia, perchè non parla di dottrina o vangelo. Parla secondo la sua personale visione delle cose, e credo anche secondo la visione miope e spesso contraddittoria di tanta parte del clero e dei laici.
Mi dissocio e rimango da sempre amareggiato nel constatare come, sebbene sia gigantesca la violenza esercitata dallo stato sui contratti, ed enorme il danno provocato dalla rapina effettuata sui contratti con la tassazione, nessuna voce, nessuna condanna si levino mai da parte di papi,clero e laici.
Mi consola sapere che nella tradizione della Chiesa, e nel Vangelo in particolare è chiaramente indicata la distinzione tra Bene e male, tra schiavitù e Libertà, violenza e non violenza. Chi ha orecchi per intendere, intenda.

GIOVANNI BIRINDELLI, 17.4.2016

(Pubblicazione originale: Catallaxy Institute)

Bergoglio: “penso alla situazione precaria dei lavoratori italiani dei call center: auspico che su tutto prevalga sempre la dignità della persona umana e non gli interessi particolari”

Nei rapporti di lavoro viene rispettata la dignità di una persona solo nei limiti cui viene rispettata la libertà contrattuale. Per quanto una persona possa ritenere insoddisfacenti le proprie particolari condizioni di lavoro, la sua dignità non sarà minimamente lesa se essa ha accettato quelle condizioni volontariamente, se è libera di interrompere il lavoro in ogni momento e se nella definizione di quelle condizioni non c’è stata alcuna forma di aggressione o di intruzione coercitiva.

I contratti sono funzionali allo scambio economico. Lo scambio economico è funzionale agli interessi particolari delle parti contrattuali: esso non avverrebbe se entrambe le parti non ritenessero di migliorare, grazie allo scambio volontario, la loro condizione. Quindi il trade-off fra dignità della persona e interessi particolari suggerito da Bergoglio è privo di senso, come del resto lo sono tutte le esternazioni ‘economiche’ di questo soggetto.

È vero che i lavoratori italiani dei call center, così come tutti gli altri lavoratori e soprattutto i loro datori di lavoro, vedono calpestata ogni giorno la loro dignità. Questo avviene a causa del fatto che il potere politico viola sistematicamente la libertà contrattuale delle persone. Fra i rapporti di lavoro ‘regolarizzati’ non credo che oggi ne esista nemmeno uno in Italia in cui sia rispettata la dignità della persona, cioè la libertà contrattuale.

Come tutti coloro che confondono la dignità della persona con particolari vantaggi nelle condizioni di lavoro ottenuti coercitivamente da (o per) alcuni a scapito di altri, Bergoglio lavora attivamente ogni giorno affinché sia umiliata sempre più la dignità dell’individuo.

Progresso: domande e convinzioni

Chi mi conosce sa che tutto cominciò un giorno di agosto di circa 15 anni fa, mentre stavo al mare a Scilla. Tra un tuffo in acqua e il fresco sotto l’ombrellone, il tempo lo trascorrevo leggendo un quotidiano e un libro comprato magari in aeroporto prima di partire. All’epoca leggevo Il Giornale. Tutto cominciò da un piccolo riquadro pubblicitario di un editore a me ancora sconosciuto : Liberilibri di Macerata. Fui colpito da uno dei titoli dei libri della pubblicità : Democrazia: il dio che ha fallito.

HOPPE

Quasi d’istinto, lo ordinai per corrispondenza la sera stessa e lo ricevetti al mio rientro a casa a Milano.

Non avevo mai letto prima libri che non fossero relativi alla mia professione o qualche libro di evasione comica.

Fui colpito dal titolo ma ordinandolo nutrivo già la convinzione che sarebbe finito in libreria senza transitare dalle mie mani. Mi sbagliavo. Lo lessi e lo rilessi alcune volte, stupefatto di come era semplice la lettura anche per uno che come me, provenendo da studi tecnici e non umanistici, non era familiare con quei concetti e quelle sfumature. A quel libro ne seguirono molti altri, non solo dell’encomiabile editore di Macerata suddetto, Liberilibri, ma anche di altri editori come Rubettino, Leonardo Facco, Usem Lab, Istituto Bruno Leoni, ecc….

A 15 anni circa di distanza, ripensando a quell’episodio “balneare” sono meravigliato di come, solo per un caso fortuito, io abbia notato quella piccola pubblicità, e sia rimasto colpito da uno solo dei titoli indicati. Da li tutto è cambiato.

Oggi voglio offrire a voi amici di RC, l’elenco di 10 libri che mi furono consigliati da Giovanni Birindelli, amico ed autore indipendente, quando dopo averlo conosciuto, chiesi a lui e alla sua formidabile formazione filosofica e storica, di indicarmi qualcosa da leggere dopo il libro di Hoppe (Democrazia: il dio che ha fallito).

Sotto la copertina di un suo libro che suggerisco di leggere.

BIRINDELLI

Di Giovanni Birindelli, posso solo dire che per me e molti altri è un gigante moderno di coerenza e rigore intellettuale senza pari. Da lui ispirati, abbiamo fondato a Siena il 4.5.2014 l’associazione politica Liberi Comuni che si propone di capovolgere lo schema di potere della democrazia, attraverso un semplice e al tempo stesso originale uso della Legislazione Privata, strumento sconosciuto o deriso dai più. Se volete saperne di più visitate il sito di Liberi Comuni,  o la pagina FB o il gruppo FB.

Giovanni, mi scrisse una mail nella quale mi offriva un elenco di 10 titoli suggeriti per approfondire le tematiche della libertà e del libertarismo, sia in campo politico che in campo economico. Vi lascio l’elenco dei 10 libri suggeritimi all’epoca, con i commenti che lo stesso Birindelli, mi aggiunse per aiutarmi a comprendere meglio il contenuto di ogni testo.

Fatene buon uso, e soprattutto ricordate che :

“Il progresso economico, sociale, politico, cominciano sempre da qualche domanda, mai da qualche convinzione” (cit. Trunfio)

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1) Legge, legislazione e libertà di Friedrich A. von Hayek (titolo originale: Law, Legislation and Liberty). Questo libro è a mio parere l’opera più completa, da un punto di vista del liberalismo classico, su questi temi. Hayek è un gigante della filosofia politica: egli fu prima economista (premio Nobel 1974) e poi filosofo politico. Io credo che questo sia il libro più importante mai scritto di filosofia politica. Sono 3 volumi ma è scritto in modo talmente bello e semplice che uno vorrebbe che non finissero mai.

2) La società libera, sempre di Friedrich von Hayek (titolo originale: The Constitution of Liberty). Altro capolavoro assoluto di Hayek, scritto prima di Legge, Legislazione e Libertà e, rispetto a questo, più centrato sul concetto di libertà che su quello di legge ma in realtà i due libri si sovrappongono molto.

3) La libertà e la legge, di Bruno Leoni (titolo originale: Freedom and the Law: Leoni scrisse questo libro in inglese perché in Italia nessuno se lo filava). Libro molto più breve dei precedenti ma scritto benissimo e che sviluppa in modo originale un tema centrale del liberalismo: ovvero quello del fatto che legge e economia di mercato sono due facce della stessa medaglia, o, per dirla con Antiseri, che “economia di mercato e stato di diritto nascono e muoiono assieme”. Anche questo autore, così come Hayek, scrive in modo suoperbo.

4) La legge, di Frédéric Bastiat (Titolo originale: La loi). Brevissimo libretto di questo grande economista e filosofo francese dell’ottocento: è un testo divertentissimo, che si legge in poche ore, e che in modo incredibilmente efficace discute di come la legge da argine al potere quale era sia  diventata, nelle cosiddette “democrazie” moderne, uno strumento di potere. Nonostante la data, attualissmo.

5) Lectures in the History of Political Thought, di Micheal Oakeshott (letteralmente “Lezioni sulla storia del pensiero politico”, ma non so se esiste la traduzione italiana): un bellissimo libro di questo grandissimo storico e filosofo che è tratto dalle sue lezioni all’università. Questo libro non è specificamente sul liberalismo ma dà un inquadramento dell’evoluzione storica del concetto di legge e del potere politico che è fondamentale. Scritto benissimo. Dello stesso autore bellissimo anche On Human conduct, questo invece un testo puramente filosofico.

6) Liberalism di Ludwig von Mises. Mises è stato il maestro di Hayek: più economista e storico che filosofo della legge, ma un gigante. Questo libro è una bella introduzione al liberalismo dal suo punto di vista. Scritto in modo bellissimo e semplice (dello stesso autore sono anche molto belli e adatti per un’introduzione ai temi che ti interessano: Omnipotent Government, e Socialism: quest’ultimo un librone)

7) The Road to Serfdom sempre di Hayek (in italiano credo che sia tradotto “La strada verso la servitù”): un libro di Hayek di impronta più divulgativa che ha l’obiettivo di “svegliare i dormienti” se così si può dire. Bel libro anche se scritto meno bene secondo me degli altri due libri citati di Hayek. (Egli fu molto criticato dal mondo accademico per questo libro che fu giudicato più superficiale ma secondo me fu ammirevole che Hayek cercò di comunicare anche fuori dal ristretto cerchio di accademici).

8) La rivolta delle masse di José Ortega y Gasset (titolo originale: The Revolt of the Masses). Bellissimo libro sul carattere totalitario della società di massa.

9) Anarchia, stato e utopia di Robert Nozick (titolo originale: Anarchy, State and Utopia). Questo libro è il grande classico accademico del libertarianismo: uno dei testi accademici più organici e analitici sullo stato minimo. Questo è un testo estremamente importante, una pietra miliare teorica. La ragione per cui lo ho messo fra gli ultimi è che è un pò più difficile da leggere rispetto agli altri e in un certo senso più “tecnico”. Inoltre, nonostante la qualità estrema della sua analisi, non è scritto benissimo (lo stile lascia un pò a desiderare). Per questo non lo leggerei fra i primi.

10) Liberalismo di Pascal Salin (titolo originale: Libéralisme). Bella trattazione completa del liberalismo scritto da questo grande economista e filosofo contemporaneo discepolo di Hayek. Conosco personalmente Salin e posso dire che è la persona che ha le due qualità fondamentali dei liberali (che molte persone che si ritengono liberali non hanno): la coerenza e la modestia. Di questo autore sono testi fondamentali e legati all’attualità anche La tirannia fiscale  e Revenir au capitalisme (in italiano dovrebbe essere tradotto comer “Ritornare al capitalismo”).

Referendum : fazzoletti, piccioni, conigli….

Domenica 17 aprile 2016, secondo i collaudati canoni della liturgia statalista, il popolo sovrano è chiamato ad esprimersi con la solita schedina colorata delle lotterie demokratiche. L’art.75 della Kostituzione taGliana sancisce sollennemente la sovranità popolare, il dogma statalese che da solo azzera i dogmi delle tre religioni monoteiste mondali: Cristianesimo, Ebraismo, Islam. Sempre solennemente e secondo collaudato copione, gli statalesi della partitokrazia, non appena trovano davanti alla bocca un microfono anche finto, e davanti agli occhi anche la telecamera di una porta Telepass, partono in automatico con le giaculatorie della loro religione:

  • il popolo è sovrano ed eserciterà responsabilmento il diritto costituzionale (mi sento male)
  • le urne sono il momento più alto della democrazia (svengo, mi sento mancare)
  • il voto manifesta la libertà dei cittadini di dire la propria (non posso più trattenermi)
  • il 17 aprile la parola al popolo(scusate sono già in bagno a vomitare)

spero di risparmiare voi e il vostro intestino, ed evitarvi una chiamata d’emergenza all’autospurgo per il resto delle giaculatorie.

MICROFONI

Dimenticano di ricordare i suddetti burosauri delle bande di partito, o forse la maggioranza neppure ha mai letto l’art.75 suddetto, la seconda delle due possibilità previste per indire un referendum. La prima sono le famose 500.000 mila firme. La seconda sconosciuta facoltà prevede la richiesta di almeno 5 consigli regionali. Ora badate bene, sull’Adriatico ci sono 7 regioni e purtroppo anche 7 consigli regionali: Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, Emilia Romagna, Veneto, Friuli. Ammettendo che la legge dello stato (che si vuole abrogare) sia stata fatta con il voto di parlamentari delle altre 13 regioni che con l’Adriatico non hanno nulla a che fare, se le trivelle e le trivellazioni costituiscono un problema per salute delle popolazioni locali e del loro mare,  come mai che 5 dei 7 consigli regionali interessati geograficamente, non ci hanno risparmiato il delirio della raccolta di 500.000 firme. Non rappresentano essi, gli interessi delle popolazioni locali ? O che le presunte minacce alla salute delle persone e del mare, dipendono dalla banda politica di appartenenza?

Concludo questa premessa, ricordando a qualche distratto demokratico in Servizio Permanente Effettivo (SPE), che l’art.75 suddetto non contempla la sovranità del popolo per i seguenti ambiti : leggi tributarie e di bilancio, amnistia e indulto, ratifica di trattati internazionali. A mio parere questo è il verso migliore del pentateuco statalista. Viene manifestata l’essenza delle demokrazia del consenso e della spesa pubblica. Il Popolo ? Sovrano quando serve a una beata mazza; schiavo quando si tratta del portafoglio e di altre questioni delicate !!!

Urna-Referendum

Detto questo, vorrei riportare il mio pensiero sul referendum in generale, e su questo del 17 aprile prossimo, in particolare. Considero il referendum una tra le trovate illusionistiche più rozze e al tempo stesso sofisticate, dello statalismo. Illusionismi, finzioni e raggiri sopra i quali unicamente si basa la demokrazia, per perpetuarsi indenne unitamente ai suoi immancabili padrini, capi bastone e piccioti distribuiti accuratamente in tutti i mandamenti della penisola taGliana.

Prendendo in prestito uno dei mantra dei suddetti demokratici in SPE, e cioè che la democrazia rappresentativa, esprimendo la volontà della maggioranza, fornisce alla società la via maestra per il progresso e la civile convivenza, mi chiedo : che motivo ha indotto i famosi figli di ndrocchia costituenti a prevedere la facoltà per il popolo di abrogare una legge ? Se la legge è il risultato dell’attività dei rappresentanti della maggioranza di un certo governo, perchè mai quella maggioranza non ha saputo scegliere il meglio per i suoi rappresentati ?

A me pare che proprio l’istituto del referendum, vantato e declamato a squarciagola da tutti le cicale dell’apparato parassitario statale, sia la contraddizione più robusta del dogma della maggioranza. Oltretutto, come ho ripetutamente scritto qui su RC e altrove, il governo della maggioranza è una barzelletta confermata dai numeri elettorali e dalla loro tendenza negli ultimi dieci anni, in comuni, regioni e al parlamento. Dal Brennero a Lampedusa, e non da ieri, governano infatti le bande più agguerrite tra le minoranze che si affrontano da 70 anni per spartirsi e fare scempio del solito bottino, cioè i frutti del lavoro nostro.

E se questa possibilità di errore delle maggioranze, intuìta dai kostituenti, aveva già all’epoca un senso e una consistenza possibile, perchè hanno escluso dalla materia referendaria le tasse, la spesa pubblica, amnistie, indulti e i trattati internazionali ? Avrebbe dovuto essere vero il contrario, considerata la delicatezza delle materie.

Questa premeditata esclusione fornisce almeno due evidenze.

La prima : per le 5 materie extra referendarie, i kostituenti hanno ammesso la possibile discordanza tra il parere dei rappresentanti e dei loro rappresentati, ma non hanno ammesso parola e decisioni definitive diverse da quelle della casta di cui essi stessi sono i virali progenitori.

La seconda evidenza: escludendo dalla materia referendaria le tasse e la spesa pubblica hanno confermato la completa insussistenza del principio della rappresentanza, a loro tanto caro.

Un referendum che viene indetto e ne viene confermata l’attuazione secondo le leggi vigenti, mette in evidenza ancora altre cose interessanti :

  1. ci sono rappresentanti di associazioni, comunità, sindacati, partiti, ecc… ovviamente appartenenti alle bande rivali a quelle del governo in carica o che aveva promulgato la legge che si vuole abrogare. Quindi il referendum è sempre una faccenda privata tra bande rivali di minoranze antagoniste. Rimangono infatti fuori da questa guerra, milioni di cittadini sempre più numerosi, non perchè siano indifferenti, disinteressati, individualisti, o preferiscano passare la domenica al mare o sui monti, come la propaganda vuole far credere. Quindi il referendum è una questione privata tra bande rivali e le loro tifoserie.
  2. raccogliere almeno 500.000 firme e superare tutta la trafila di verifiche ed approvazioni fino al momento in cui il referendum è ammesso e indetto, non è proprio un’operazione a costo zero e impegno minimo. Questo dimostra che tutta la fase preparatoria costa un mucchio di quattrini e di tempo degli interessati. A parte una massa di volontari arruolati giocando sulle loro paure o emozioni, i caporioni di tutta questa attività sono personaggi della politica e di quel mondo di mezzo, dove si muovono interessi enormi e soldi pubblici. Non ho trovato traccia di una qualche forma di finanziamento pubblico previsto per organizzare la raccolta delle firme. Tuttavia chiunque abbia senso pratico, comprende che ci vogliono un sacco di quattrini e di tempo, e da qualche parte dovranno pur saltare fuori.
  3. stante l’evidenza precedente (la n.2) e le difficoltà ivi indicate, dobbiamo ritenere per ragioni di ordine pratico, che per ogni referendum abrogativo ve ne siano almeno un centinaio mancati ogni anno. Basta applicare un po’ di statistica al numero di leggi promulgate ogni anno dal parlamento e al probabile conflitto tra decisione dei rappresentanti e dei rappresentati. Basterebbe questo, per considerare la demokrazia un sistema fallimentare e fallito per difetto genetico.
  4. la quarta evidenza conferma quanto la democrazia e la Libertà siano incompatibili. Quando infatti si affidano alla legiferazione di un parlamento prima, e all’esito di un referendum dopo, le sorti di imprese, attività economiche, investimenti, siamo al peggio dell’interventismo statale nell’economia. Le conseguenze già sortite e potenziali dalla legge in vigore (mi riferisco adesso al referendum del 17 aprile prossimo), dipendenti dall’esito del referendum, sono già da sole un danno economico micidiale, che nessuno saprà mai quantificare, forse neppure i diretti danneggiati o quelli dall’altra parte, che stupidamente si considerassero beneficiari.

 

Concludo senza dover ricordare il mio assoluto rifiuto alla partecipazione e al voto a un sistema liberticida e basato sulla truffa, il raggiro e l’estorsione fiscale. Cosa penso delle trivelle, del petrolio, del gas e delle energie rinnovabili ?

Penso quello che ho sempre pensato e penso della Libertà. Dovrebbero essere le persone a poter scegliere, una per una senza bisogno di essere chiamate alle urne, ma lasciando agire l’interesse, il tornaconto, i giudizi e pregiudizi, le paure e le aspirazioni personali, e non già di una parte della società contro l’altra. Con la terza parte che assiste allo spettacolo e paga il conto altrui.

In materia energetica, come per ogni altro ambito, le persone sono in grado di esprimersi con i loro comportamenti, le loro preferenze, i loro risparmi e investimenti. Se fosse possibile questo, cosa che a me appare un diritto naturale e pertanto inviolabile, le trivelle o le contrapposte energie alternative, lo sviluppo di una o dell’altra tecnologia, la possibile convivenza di entrambe nelle proporzioni e con i livelli di crescita garantiti dai gusti dei consumatori, avrebbero luogo in una normale competizione di mercato, con investitori dall’una e dall’altra parte, rischi e vantaggi proporzionati solo a capacità, lungimiranza, visione, strategia di ciascuno degli attori del mercato.

Invece non è così, e lo dico con grande rammarico. Non perdo tuttavia, la speranza di poter vedere un mondo migliore, dove la partitokrazia verrà liquidata perchè “il fatto non sussiste” e lo stato ritorni ad essere il participio passato del verbo essere, e il progresso verso la Libertà riprenda un nuovo slancio.

Non mi sorprenderei affatto se il prossimo quesito referendario sarà : Vuoi viaggiare a piedi, in bici, in corriera, in auto, treno, nave, aeroplano ? E per decreto si lasceranno le concessioni a uno solo degli operatori delle diverse mobilità !!!

milano: città da BARE

MILANO EX CITTA’ DA BERE, adesso CITTA’ da BARE
Tre dati dall’ultimo bilancio del comune :
1) Su 260 milioni di sanzioni elevate ne sono state pagate 143! E il fondo crediti di dubbia esigibilità che contiene tutte le multe non riscosse negli anni, ha raggiunto 1,4 miliardi.
2) oneri di urbanizzazione versati al Comune che è il termometro di quanto si muove il settore delle costruzioni e ristrutturazioni. Si è ridotto rispetto al 2010 di 2/3: erano 129 milioni sono 44 milioni! La città è ferma e con essa tutto l’indotto.
3) La spesa corrente giunta a 2.793 milioni (nel 2014 erano 2.626 milioni). In questa capitolo rientra anche la spesa per il personale cresciuta di 20 milioniMILANO DA BARE

I Bertone e i Di Martino….

Il brano sottoriportato, è tratto dallo scritto di un pressochè sconosciuto pensatore, consacrato al sacerdozio, Don Beniamino Di Martino, che attualmente svolge il suo ministero in Campania.
Il libro ha per titolo : Rivoluzione del 1789 – La cerniera della modernità politica e sociale

stampato a cura di:
Leonardo Facco Editore

I pensieri di questo autore, profondi e densi di significato come solo pochi elaborano ed esprimono, sono la conferma del perchè ogni giorno il tam tam mediatico è incessantemente concentrato sulle malefatte di Bertone, Bagnasco, o gli orrori presunti o provati di altri cardinali e porporati in giro per il mondo. E mai su esempi contrari, che nel silenzio più totale operano in tutto il mondo, senza clamori e senza gloria umana. I cattivi esempi alla Bertone, sono infatti funzionali al sistema mediatico-politico che li usa ad orologeria come vittime sacrificali, sul palcoscenico della giustizia rappresentata e difesa per il ovini del gregge elettorale, dalle costituzioni più belle del mondo, dalle leggi che parlamenti pieni di corrotti e corruttori, promulgano a ritmo incessante. Più Bertoni, Guidi, Gemelli, Marino e Mafie Capitale avremo, più lo stato rafforzerà la sua presunta necessità di ente supremo regolatore, giustificando la crescita e la morsa dei suoi tentacoli. In particolare  alcuni rappresentanti ecclesiastici sono stampelle degli stati, dei loro sistemi fiscali e di predazione, collaborano infatti (salvo incidenti giudiziari) al mantenimento della pace sociale intontendo le coscienze anzichè risvegliarle, contribuiscono a rafforzare il principio e la prassi delle redistribuzione, tanto caro ai burosauri di palazzo per perpetuarsi come parassiti della società. Avendo lasciato da parte le categorie della Carità e della Croce, questi sedicenti cristiani ammantati di porpore e qualifiche cardinalizie, hanno imbracciato la catechesi del mondo, che va perfettamente a braccetto con la catechesi statalista.

Un grazie a Leonardo Facco, per averci fatto conoscere questo sacerdote e il suo pensiero filosofico e sociale su stato e democrazia.

Tranquilli invece voi che leggete, nessun TG o giornalones sussidiato vi parlerà delle migliaia di Di Martino del passato e del presente. Ringraziate, finchè non lo blinderanno, Internet, i blog e i social forum ancora tollerati perchè fungono SOLO da valvola di sfogo sociale.

Nessuna classifica, nessun talk show, nessun dossier sfiorerà mai il pensiero cristiano sullo stato e il giudizio teologico su questa moderna idolatria, di cui parlano Don Beniamino Di Martino, teologi e santi di ogni epoca, sin dalle prime comunità. La mia coscienza di cristiano a questo pensiero aderisce, disprezzando dal più profondo di essa lo stato, lo statalismo e tutti gli orrori, nefandezze commessi su tutto il pianeta, le colossali stupidaggini fatte bere a miliardi di ovini, con la promessa di diritti ed erbetta da brucare gratis.

bandiera EU

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Significativamente (benché tragicamente), la forbice tra “paese legale” e “paese reale” [introdotta dalla Rivoluzione Francese, ndc] si ricomporrà definitivamente solo con l’avvento dei totalitarismi del Novecento. Troppo spesso, e semplicisticamente, questi sono stati interpretati come movimenti reazionari (di “destra”) sorti dall’irrazionale contrapposizione alle precedenti conquiste politiche. In realtà, i fenomeni totalitari, pur rappresentando la crisi del parlamentarismo, sono il compimento del processo di totale statalizzazione dell’uomo e, come tale, rappresentano il compimento dei principi della Rivoluzione dell’89. Si compiva, cioè, quel processo di “nazionalizzazione delle masse” – secondo la nota formula di George Mosse – o, se si vuole essere più chiari, di “statalizzazione dei popoli”; quel processo di fagocitazione della nazione civile da parte dello Stato. Con l’abolizione di ogni distinzione tra popolo e Stato si realizzava, così, una piena simbiosi in cui il “tutto” dello Stato assorbiva definitivamente ogni realtà popolare ed ogni particolarismo locale.
In questa ricomposizione tra “paese legale” e “paese reale” dove il primo ingloba totalmente il secondo, per quanto possa apparire paradossale, la democrazia non viene affatto distrutta, ma perfezionata in una compiuta “socializzazione” dell’uomo, autentico traguardo della politica moderna. I vari totalitarismi, quindi, raffigurano il trionfo della democrazia perché essi hanno inserito nello Stato moderno quelle masse popolari che erano rimaste estranee e tendenzialmente contrarie ad esso.
Il social-fascismo italiano e il nazional-socialismo germanico, per il consenso popolare che godranno , ricomporranno in unità quella frattura nata con gli ordinamenti giacobini. Saranno, quindi, proprio le tristi esperienze totalitarie a portare a termine il cammino intrapreso dalle idee illuministe della creazione di un “Popolo nuovo” rigenerato dagli ideali giacobini. Il dissidio che si era aperto nel segno della “resistenza” popolare agli ordinamenti rivoluzionari troverà, quindi, nei totalitarismi la definitiva ricomposizione a causa della completa integrazione della società civile nello Stato.

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