Il nuovo simbolo dei Liberi Comuni

Logo_LCIAll’assemblea di Piacenza è stato presentato e approvato il nuovo simbolo dei Liberi Comuni.

Andrea Pellis ci spiega il percorso e le ragioni che hanno portato alla nuova formulazione grafica.

“La necessità di realizzare un logo più efficace è emersa quasi subito durante le riunioni del primo Governo dei Nove. Con il passare del tempo sono emerse anche alcune esigenze, tra cui l’eliminazione del tricolore e del riferimento all’Italia, che molti, anche nelle discussioni online su FB, ritenevano e ritengono immagini negative.

Ho quindi cominciato a buttare giù le prime bozze, sempre con un’idea fissa in testa: che il nuovo logo dovesse determinare una rottura rispetto agli standard della comunicazione politica italiana, così come i Liberi Comuni rappresentano una decisa rottura con il modo italico di intendere la politica. Ho quindi effettuato l’analisi della “concorrenza”, ma più con l’intento di evitare certi stereotipi che di copiarli. In più non volevo snaturare del tutto l’idea originale che Rivo aveva rappresentato nella prima versione del logo. Così, il castello stilizzato l’ho “condensato” in una torre medievale, che insieme al campanile e alle casette basse forma l’inconfondibile silouette di un tipico comune della penisola italiana, senza però collocarlo in un determinato momento storico. Questa silouette fa da sfondo, quasi in controluce, al nome Liberi Comuni, in posizione dominante.

La scelta dei colori è stata semplice e difficile allo stesso tempo. Se infatti l’abuso dei tipici colori “politici” occidentali (azzurro, verde, rosso, bianco) nei loghi degli altri partiti ha favorito una scelta “per esclusione”, le possibilità rimaste rappresentano un rischio dal punto di vista della comunicazione, nella misura in cui non sono mai state usate o se lo sono state, per i motivi sbagliati (copiando da esperienza estere, a sproposito).

Alla fine ho optato per un blu molto scuro, un colore estremamente rilassante e positivo, che esprime una sensazione di benessere, di tranquillità e di pace. è il colore della riflessione, del pensiero razionale, della calma. Ispira fiducia, forza, affidabilità e senso di comfort/sicurezza, riduce la tensione e lo stress e predispone le persone ad un atteggiamento mentale più costruttivo e meno polemico. A fare da contraltare l’arancione, un colore molto vivace, dinamico ma accogliente, amichevole. Esprime sicurezza in se stessi e felicità, estro e creatività. Manifesta in sé la forza e lo slancio del rosso e l’allegria e la vitalità del giallo. è ottimo per attirare facilmente l’attenzione e dare alla composizione grafica una forte valenza emozionale. Essendo un po’ aggressivo, è usato spesso nelle “call to action”, ovvero quando si deve spronare a compiere un’azione.

Quindi la sicurezza di una base storica, filosofica e valoriale solida e rassicurante, unita ad una decisa chiamata all’azione. Qui sta la vera novità. Nessun partito italiota ha mai richiesto azione nel proprio logo, probabilmente perchè non hanno mai voluto alcuna azione/pensiero da parte dei loro elettori, ma soltanto una assoluta, docile sudditanza. I Liberi Comuni sono diversi e il logo credo lo esprima chiaramente: questa è la nostra proposta ed è valida (il blu) ma poi sei tu, insieme a noi, che devi darti da fare prima di tutto per capirla e poi per realizzarla (l’arancione). Non chiediamo accettazione acritica ma adesione consapevole. Libertà di decidere per ciascuno e con essa la relativa, grande responsabilità. E ancora, l’idea che abbiamo è fantastica, forse risolutiva dei problemi che affliggono le cosiddette democrazie, ma non vogliamo prendere in giro nessuno promettendo che realizzarla sarà una passeggiata, se solo ci votate. No. Realizzarla richiederà lo sforzo e il sacrificio di tutti, e non sarà per nulla una passeggiata ma una guerra.

Ecco, questo è il genere di messaggio che ho voluto esprimere nel disegnare il logo. Il tempo dirà se i popoli italiani sono pronti a ricevere una proposta così radicalmente diversa fin dal primo impatto.

Io, alla fine, ci credo.

Voglio ringraziare i membri del primo Governo dei Nove, Rivo e Giovanni per le critiche e i suggerimenti in fase di realizzazione.”

3 thoughts on “Il nuovo simbolo dei Liberi Comuni

    1. credo che le ipotesi siano condivisibili, tuttavia io penso al “modello” svizzero, imperfetto e certamente diverso, ma dove nella autonomia dei 26 cantoni confederati la bandiera rossocrociata si incontra ogni quattrocento metri di strada.. Inoltre credo che strategicamente sia una scelta opportuna per avvicinare quei cittadini che mantengono una forte identità nazionale senza identificarla con uno Stato amministrativo di cui sono stufi

  1. Ciao!
    Sono l’autore del logo. La dicitura “d’Italia” è stata volutamente eliminata in seguito a votazione all’interno del primo Governo dei nove (di cui facevo parte), poi ratificata dall’assemblea. Quanto alla stategia, non credo che il mantenere “una forte identità nazionale” (nel senso classico) sia compatibile con l’appartenenza ai Liberi Comuni. Questa fu poi anche la ragione principale dell’eliminazione del “d’Italia”.

Rispondi a Andrea Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *