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Discorso sulla servitù volontaria….
Quello che colpisce del brano e dell’autore sono alcune cose:
del brano, la viva attualità e la disarmante descrizione dei servi e dei tiranni;
dell’autore, la brevissima vita e la capacità a soli 22 anni di scrivere 30 pagine talmente profonde e vere, da diventare memorabili ed arrivare sino a giorni nostri
estratto da “Discorso sulla servitù volontaria
attribuito a Etienne de la Boétie (Sarlat, 1º novembre 1530Germignan, 18 agosto 1563)
…..Per ora vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato e non potrebbe far male ad alcuno, se non nel caso che si preferisca sopportarlo anziché contraddirlo. E’ un fatto davvero sorprendente e nello stesso tempo comune, tanto che c’è più da dolersene che da meravigliarsene, vedere milioni e milioni di uomini asserviti come miserabili, messi a testa bassa sotto ad un giogo vergognoso non per costrizione di forza maggiore ma perché sembra siano affascinati e quasi stregati dal solo nome di uno di fronte al quale non dovrebbero né temerne la forza, dato che si tratta appunto di una persona sola, né amarne le qualità poiché si comporta verso di loro in modo del tutto inumano e selvaggio……
…..Ma, buon Dio, che faccenda è mai questa? Come spiegarla? Quale disgrazia, quale vizio, quale disgraziato vizio fa sì che dobbiamo vedere un’infinità di uomini non solo ubbidire ma servire, non essere governati ma tiranneggiati a tal punto che non possiedono più né beni, né figli, né genitori e neppure la propria vita….
Ma in tutti i vizi ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare; due uomini, ammettiamo anche dieci, possono aver paura di uno. Ma se mille persone, che dico, mille città non si difendono da uno solo questa non è viltà, non si può essere vigliacchi fino a questo punto, così come aver coraggio non significa che un uomo si debba metter da solo a scalare una fortezza, attaccare un’armata, conquistare un regno! Che razza di vizio è allora questo se non merita neppure il nome di viltà, se non si riesce a qualificarlo con termini sufficientemente spregevoli, se la natura stessa lo disapprova e il linguaggio rifiuta di nominarlo?
…..Povera gente insensata, popoli ostinati nel male e ciechi nei confronti del vostro bene! Vi lasciate portar via sotto gli occhi tutti i vostri migliori guadagni, permettete che saccheggino i vostri campi, rubino nelle vostre case spogliandole dei vecchi mobili paterni. Vivete in condizione da non poter più vantarvi di tenere una cosa che sia vostra; e vi sembrerebbe addirittura di ricevere un gran favore se vi si lasciasse la metà dei vostri beni, delle vostre famiglie, della vostra stessa vita. E tutti questi danni, queste sventure, questa rovina vi vengono non da molti nemici ma da uno solo, da colui che voi stessi avete reso tanto…
…. Siate dunque decisi a non servire mai più e sarete liberi. Non voglio che scacciate il tiranno e lo buttiate giù dal trono; basta che non lo sosteniate più e lo vedrete crollare a terra per il peso e andare in frantumi come un colosso a cui sia stato tolto il basamento…
…. Infine per quanto riguarda colui che ha ricevuto il potere dal popolo, mi sembra che dovrebbe essere più sopportabile e credo lo sarebbe se non fosse per il fatto che una volta vistosi innalzato sopra tutti gli altri, gonfiato da un sentimento che non saprei definire ma che tutti chiamano senso di grandezza, decide di non scenderne più….
…. Così, a dir la verità, vedo che tra i vari tipi di tirannide vi è qualche differenza ma non noto che vi sia la possibilità di una scelta, poiché pur essendo diverse le vie per arrivare al potere il modo di regnare è sempre più o meno lo stesso. Coloro che sono eletti dal popolo lo trattano come un toro da domare; chi ha conquistato il regno pensa di avere su di lui il diritto di preda; chi infine lo ha ereditato considera i sudditi come suoi schiavi naturali….
INTERLIBERTARIANS 2016, Lugano

INTERLIBERTARIANS 2016, Lugano palazzo dei Congressi.

Domenica 20 novembre, a Lugano la 5° edizione di Interlibertarians 2016. L’evento (escluso il 2015) si ripete dal 2011.

Il tema 2016 è “RESIST THE STATE”. Il programma della giornata, nell’incantevole cornice di Lugano (CH) e del suo Lago, lo trovate al link sotto riportato.
interlibertarians-2016

http://www.interlibertarians.org/

COME ISCRIVERSI E PARTECIPARE

A questo link trovate il modulo per la partecipazione, che è gratuita. Iscrivetevi per l’assegnazione preventiva di un posto nella sala del palazzo congressi. Sul modulo potete usufruire delle opzioni a pagamento per Hotel, pranzo, parking.

Detto questo aggiungo qualche pensiero sul tema e sull’evento, per sponsorizzarlo e invitare tutti a partecipare.

PERCHE’ PARTECIPARE

Questo blog costituisce un piccolo formidabile esempio di quante persone non intendono gettare all’ammasso il cervello. Da parte dei lettori riceviamo commenti critici, alcuni talvolta irriverenti o di contrapposizione e perfino di scherno. Questo è il segno che qui pulsa vita, idee, speranze, desiderio di Libertà e rinascita.

La società di persone che lavorano o un lavoro lo cercano, che lottano e sperano senza protezioni e protettori, il cui futuro dipende soltanto dalle loro azioni, consapevolezza, decisioni, portafoglio, sono ancora tante.

Tutte tanto rapinate dal fisco quanto inascoltate, snobbate e derise dalle schiere oligarchiche dei miserabili parassiti di partito e di apparato e dai cortigiani del loro regno. Schiere oligarchiche variopinte e solo apparentemente diverse, ma tutte indistintamente costituite da impresentabili brontosauri del mesozoico che per salvare la baracca dallo sfacelo definitivo, hanno mandato avanti giovani patacca dell’ultima ora e fanciulle avvenenti dall’aria di consumate statiste!

VANTAGGI DI PARTECIPARE

Partecipare a Intelibertarians 2016, non è una perdita di tempo, come potrebbe sembrare. La Libertà non nasce dalle rivoluzioni armate. Le rivoluzioni armate sostituiscono un tiranno con un altro.

La Libertà è un processo il cui primo passo è la consapevolezza. Per i tiranni di ogni epoca, il miglior schiavo è quello che ignora la sua stessa condizione, non vede le catene che porta, e se le vede le considera il giusto pegno da pagare al carnefice, o le attribuisce a figure mitologiche che lo stesso carnefice crea ad arte per distrarre l’attenzione delle sue vittime.

Quindi venire a Interlibertarians, è il primo passo per chiunque, nel processo di conquista individuale, familiare, comunitario, della Libertà.

Il contesto dell’incontro è stato nel passato e sarà anche quest’anno accogliente e favorevole per ciascuno: non troverete giornalisti di grido o soloni di economia o politica all’incontro che discettano del vostro mondo e della vostra vita senza mai averle conosciute o incrociate. Loro vanno ai talk show o ai telegiornali, dove il massimo del contradditorio è un SI o un NO, un simbolo di partito contro un altro. Gli oratori chiamati a parlare (li trovate nel programma) sono persone come te e come me: vivono il tuo stesso mondo reale in questa tragica epoca di masse mandate allo sbaraglio con la propaganda e la mistica repubblicana.

L’evento è anche un’occasione per nuove conoscenze ed amicizie che io stesso ho trovato e coltivato in questi anni, con molti di quelli che saranno presenti e parleranno.

Vi lascio adesso con due aforismi il primo di un grande studioso e autore italiano Bruno Leoni, di cui consiglio il suo formidabile “La Libertà e la Legge”:

“Gli uomini liberi sono governati dalle regole, gli schiavi sono governati dagli uomini”.

E un secondo aforisma di un filosofo e poeta Libanese, Khalil Gibran.

“Mi dicono: se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse sta sognando la libertà. Ed io rispondo: se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo e parlagli della libertà.”
Vi aspetto, vi aspettiamo a Lugano domenica 20 novembre 2016, non mancate.

LA BELLEZZA DELLA LIBERTÀ NELLE MASSIME DEI GRANDI DEL GENERE UMANO

di GUGLIELMO PIOMBINI

L’Associazione culturale Il dito nell’occhio di Bologna è una realtà sorta da poco tempo che si è rivelata molto attiva nel promuovere convegni, iniziative e incontri su temi politici, economici e culturali, spesso affrontati in maniera non convenzionale. L’associazione ha pubblicato in questi giorni il libro Parole in libertà. La bellezza della libertà nelle massime dei grandi del genere umano (270 p., € 12,00), che raccoglie centinaia tra i migliori aforismi sulla libertà, ordinati secondo 17 argomenti, ciascuno dei quali introdotto da un diverso commentatore. Molti degli autori delle introduzioni sono nomi noti nel mondo culturale liberale e libertario.

parole-liberta

Il dito nell’occhio ha voluto dedicare il libro al relatore del primo evento pubblico dell’associazione, «una persona che non fa proclami, non fonda partiti, non cerca posti di governo, ma combatte battaglie che dovrebbero essere di tutti. Una persona che ha scelto di pagare il prezzo salatissimo che comporta vivere da uomini liberi in Italia. Questa persona si chiama Giorgio Fidenato e noi siamo fieri di essere suoi amici».

Il libro è stato curato da Andrea Babini, che è anche l’autore dell’introduzione. Gli aforismi, scrive Babini, si prestano particolarmente a una battaglia culturale in favore della libertà, in primo luogo perché hanno il pregio della rapidità. Queste brevi frasi incisive, infatti, si fissano facilmente nella memoria come punti di partenza di una riflessione che ciascuno potrà, in un secondo momento, sviluppare leggendo un libro vero e proprio. Babini paragona gli aforismi a una scaletta su cui alcune persone saliranno per arrivare al piano alto della libreria e scegliersi un testo di approfondimento sulla libertà. L’immagine della scala è azzeccata anche per un secondo motivo. Ogni frase infatti può essere vista come un gradino di una scala che l’umanità ha dovuto faticosamente salire per andare verso l’alto, la libertà, e per non scendere verso il basso, la schiavitù.

Una frase di Ronald Reagan è stata scelta per aprire il primo gruppo di quasi 40 aforismi, su “Libertà e pensiero”: La libertà non è mai a più di una generazione di distanza dall’estinzione. Nel suo commento introduttivo Marco Bassani si rammarica del fatto che oggi la libertà non sia più di moda, dato che nel nostro paese la maggioranza della gente non sogna di essere libera, ma vuole vivere in una repubblica ben controllata e con molta redistribuzione, tassazione altissima (per gli altri), evasione fiscale zero e speculazioni finanziarie vietate per legge. Il linguaggio della libertà è al tramonto perché una parte della società è ormai la schiava fiscale permanente dell’altra, e il tutto è accaduto sulla base di criteri di “giustizia sociale” propagandati, condivisi e diffusi.

Il secondo gruppo di aforismi, su “Cultura e libertà”, si apre con questa frase di Nicola Chiaromonte: La cultura non è il terreno della verità, ma della disputa intorno alla verità. Nella prefazione Corrado Ocone fa un elogio del dubbio e della capacità di mettere in discussione le proprie certezze. Il contraddittorio tra le idee porta sempre frutti. Dopo aver sentito qualcuno contraddire la mia tesi, scrive Ocone, si mette in moto dentro di me un processo di approfondimento della conoscenza. Che le mie convinzioni escano cambiate o, al contrario, rafforzate, in ogni caso io non sono più lo stesso.

Segue un nutrito gruppo di aforismi su “Tasse e stato”, aperto da questa sentenza di Murray N. Rothbard: La tassazione costituisce un furto puro e semplice, anche se su scala grandiosa e colossale, che nessun criminale comune potrebbe mai sperare di compiere. Nella prefazione Giacomo Zucco spiega che la mafia, chiedendo solo un 10 per cento di pizzo dai commercianti, è molto più onesta di quell’altra ben conosciuta Organizzazione che spadroneggia sul territorio italiano, e che oggi pretende il 70 per cento degli guadagni a chi lavora nel settore privato.

Il gruppo successivo di aforismi, su “Il giusto e il vero”, comincia con questa citazione di Ludwig Wittgenstein: Può suonare troppo semplice, ma si può dire che la differenza fra magia e scienza consiste in questo, che esiste un progresso nella scienza ma non nella magia. La magia non ha una direzione di sviluppo che le sia intrinseca. Nella prefazione Michele Boldrin decide di fare da contraltare all’intervento precedente, prendendo le parti della verità anziché del dubbio, il quale può essere un buon metodo, ma non certo il fine della ricerca intellettuale. Esistono infatti delle verità senza le quali di fatto ci è impossibile vivere.

Il primo degli aforismi su “Governo e burocrazia” è di Ron Paul: Io non voglio gestire la tua vita, io non so come gestire la tua vita, io non ho l’autorità di gestire la tua vita e la Costituzione americana non mi conferisce il potere di gestire la tua vita. Nel commento introduttivo Federico Cartelli critica la Costituzione italiana, la più socialista d’Europa, e si rammarica del fatto che gli italiani non abbiano ancora capito la lezione, dato che, invece di farla finita con lo statalismo fallimentare, preferiscono prendersela con dei capri espiatori esterni, come l’Euro o la Germania. Il problema è soprattutto culturale: assuefatto al circolo vizioso dell’assistenzialismo parassitario, l’italiano non riesce proprio ad immaginare altro Dio fuori dallo Stato.

Adam Smith dà il via agli aforismi su “Economia e mercato”: L’inclinazione a trafficare, barattare, scambiare una cosa con un’altra è comune a tutti gli uomini e non si trova in nessuna altra razza di animali. Il commento è stato affidato a Gerardo Coco, il quale ricorda che storicamente non è stata la sottomissione ai governi a rendere possibile la crescita della civiltà, ma la libera iniziativa. Lo Stato non può in alcun modo pianificare il progresso economico o il “bene comune”, anche perché una società pluralistica non ha nulla a che fare con il perseguimento di obiettivi comuni. In una società libera gli individui perseguono fini indipendenti che non possono essere ordinati secondo una gerarchia. L’unico compito dei governi dovrebbe essere quello di assicurare il buon funzionamento di quest’ordine spontaneo.

Un’altra cinquantina di aforismi riguardano il tema “responsabilità e rischio”. Per aprire la serie viene messa in evidenza questa riflessione di Michael Jordan: Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di novemila tiri. Ho perso quasi trecento partite. Trentasei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Nella vita ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto. Nel commento introduttivo Fabio Scacciavillani elogia l’etica della responsabilità individuale, che è ciò che distingue l’individualista liberale dal collettivista ovino o dal solidarista parassita. Questi ultimi temono la libertà perché comporta responsabilità e rischi, e preferiscono sgravarsene il peso delegandolo al demagogo di turno. In definitiva la richiesta dell’intervento dello Stato in ogni sfera nasce dalla pavidità e dell’invidia, e persegue la mediocrità generalizzata.

Il capitolo successivo raggruppa gli aforismi su “Progresso, rivoluzione e cambiamento”. In evidenza compare quello di Oscar Wilde: È perché l’umanità non ha mai saputo dove stesse andando che è stata in grado di trovare la sua strada. Nel commento Oscar Fulvio Giannino spiega che i veri cambiamenti non nascono da rivoluzioni politiche e collettive. L’innovazione è invece un rumore di fondo incessante che viene da ogni impresa e luogo di lavoro; non è figlia dello Stato, ma è anzi da questo ostacolata quanto più sono invasive le sue regolazioni e pretese fiscali.

Segue quindi una serie di aforismi su “Individuo e libertà”, aperti da una citazione di Charles Bukovski: L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando le sei vicino. Il commento è di Leonardo Facco, che a sua volta è un appassionato collezionista di aforismi. Oggigiorno, spiega Facco, l’Italia è diventata un inferno socialista nel quale lo Stato è un insopportabile ladro che pretende da noi il 70 per cento di quello che produciamo, ci impone stili di vita, ha la supponenza di volerci fornire servizi che non ci interessano, e soprattutto ci indottrina e ci ammaestra, facendoci credere che senza di lui, o dei suoi rappresentanti, noi non potremmo esistere. Lo Stato esiste perché le persone perbene sono complici e hanno paura, e questo è comprensibile. Per superare questa paura bisogna curiosare, conoscere, apprendere e mettere in pratica quel che si è imparato, e gli autori di questi aforismi hanno parecchio da insegnare.

Gli aforismi su “Società e costume” si aprono con un’affermazione di Luigi Sturzo: La società non è un’entità o un organismo al di fuori e al di sopra dell’individuo. Nella sua introduzione Nicola Iannello si chiede: cosa sarebbe la società senza la libertà? Probabilmente, qualcosa di simile a un alveare o a un formicaio, dove ogni singolo è intercambiabile con un altro e sa perfettamente cosa deve fare per la maggior gloria del tutto. L’uomo però non è determinato dagli istinti come un animale, ma può scegliere la propria vita e il proprio destino. Per realizzare l’obiettivo del formicaio sono state edificate, nella storia umana, numerose società basate sulla violenza, sulla sopraffazione, sulla schiavitù. Le società fondate sulla libertà costituiscono purtroppo l’eccezione.

La sezione successiva di aforismi riguarda “Fede e libertà”, e mette in risalto questa preghiera di Michelangelo: Signore, fai che io possa sempre desiderare più di quanto riesca a realizzare. Si occupa del commento Carlo Lottieri, il quale nota come nel corso della storia le concezioni religiose e sovrannaturali, rifiutando ogni forma di nichilismo e di riduzionismo, hanno finito con il celebrare l’uomo. Al contrario il razionalismo applicato in politica ha spesso portato a logiche oppressive. La libertà umana, osserva Lottieri, rappresenta una condizione necessaria per incontrare e amare il prossimo. Infatti, non è pensabile che quanti amino davvero l’altro possano negarlo nella sua libertà.

Il gruppo successivo di aforismi, su “Ideologia e totalitarismo” si apre con Friedrich Hoelderlin: Sempre, quando l’uomo ha voluto fare dello Stato il suo paradiso, ne ha fatto un inferno. Nel commento introduttivo del sottoscritto, si ricorda che il totalitarismo rappresenta il logico compimento, portato alle estreme conseguenze, dell’ideologia dello Stato moderno. Con i regimi comunisti e nazionalsocialisti del XX secolo lo Stato moderno centralizzato e burocratizzato ha raggiunto l’apogeo della sua parabola storica. La fine di questi sistemi non ha però eliminato le cause del problema, perché non è scomparsa la tendenza generalizzata degli Stati a espandersi e a prevaricare sulla società. Se questo processo non viene frenato in qualche modo, ogni Stato tende, per sua natura, a dirigersi un passo alla volta verso il modello totalitario.

Penn Jillette apre la sezione degli aforismi dedicata a “Minoranze e tolleranza”: La mia predilezione per il libertarismo nasce dal fatto che non so cosa sia meglio per gli altri. Nella sua introduzione Alberto Mingardi fa notare che, di tutte le minoranze, l’individuo non è solo quella più piccola, ma anche quella più sfortunata. Quasi tutte le filosofie politiche e i regimi politici lo detestano, perché vorrebbero che fosse diverso: meno attaccato al proprio interesse e più dedito al mitico bene comune. In verità possiamo rispettare gli altri individui solo se accettiamo l’idea che siano ciascuno il miglior giudice del proprio bene. Ma questo è difficile. Alle persone spesso sfuggono le motivazioni del vicino di casa, non sanno capire nemmeno i bisogni dei loro cari, però pretendono di sapere quali siano i “reali” interessi dell’umanità.

Il gruppo di aforismi su “Guerra e violenza” è inaugurato da Doug Stanhope: Il nazionalismo non fa altro che spingerti a odiare persone che non hai mai incontrato ed essere orgoglioso di risultati a cui non hai mai contribuito. Nell’introduzione Gabriele Galli spiega che è stato l’avvento degli stati-nazione a trasformare le guerre in omicidi di massa. Mentre nel Medioevo la portata distruttiva delle guerre era estremamente limitata, la nascita degli stati nazionali centralizzati ha reso devastante la violenza della guerra, moltiplicandone su vasta scala gli effetti nefasti. La guerra è il crimine più orribile che lo Stato possa compiere, ma proprio grazie ad essa ha intensificato e reso permanente il proprio controllo sulla società. Gli Stati sono degli agglomerati di potere troppo grossi e pericolosi, per cui è dovere di tutti gli amanti della libertà battersi pacificamente per distruggere, spezzettare, frammentare, sbriciolare, limitare il potere dello Stato.

Non esiste la proprietà perché esistono le leggi, esistono le leggi perché esistono la proprietà, recita l’aforisma di Frédéric Bastiat che apre la serie dedicata a “Legge e giustizia”. Nell’introduzione Giovanni Birindelli sottolinea la fondamentale distinzione tra la Legge intesa come principio generale e astratto, e la legge intesa come provvedimento legislativo aperto a qualsiasi contenuto. Mentre la prima rappresenta un limite al potere politico, il secondo è uno strumento del potere politico arbitrario, e conduce al potere illimitato dello Stato. A sua volta l’espansione dello Stato moderno dovuta a questa idea “positivista” del diritto porta con sé la riduzione della libertà degli individui, l’eliminazione del libero mercato e l’impoverimento diffuso.

Il gruppo successivo di aforismi sul tema “Dissenso e satira” è aperto da una citazione di H. L. Mencken: La persona più pericolosa per tutti i governi è colui che è capace di pensare in modo indipendente. Barbara Di Salvo spiega nell’introduzione che i sistemi sociali autoritari rifiutano con orrore l’idea che l’individuo abbia diritto di perseguire il proprio interesse egoistico. Socialismi, ambientalismi, comunismi, anticapitalismi, terzomondismi, multiculturalismi e utopismi vari si spalleggiano a vicenda nel predicare un unico credo: fate quel che vi diciamo noi per essere felici, non siate liberi perché altrimenti perderemmo il potere su di voi. L’oppressione è sempre motivata da valori elevati, altruistici, collettivi. La satira e il dissenso, tuttavia, permettono alla mente umana di sfuggire a queste tristi limitazioni.

La carrellata si chiude, in tono più leggero, con gli aforismi dedicati alle “Risate in libertà”, introdotti questa volta da una vignetta della serie ‘Distrazioni di massa’: con tono allarmato, un vecchio marpione indica alla sua ingenua vittima il grave pericolo che si profila all’orizzonte: «I liberisti!! I liberisti!!». Quest’ultima è talmente spaventata, da non accorgersi che il primo gli sta sfilando il portafoglio dalle tasche. Quale miglior metafora degli uomini politici italiani, che hanno fatto una lucrosissima carriera agitando lo spauracchio del “turbolibersimo” e del “liberismo selvaggio”? Il commento finale è affidato alla penna esilarante di Enrico Galloni, il quale mette un tarlo imbarazzante in testa al lettore: «vi siete resi conto che oltre la metà degli aforismi che avete letto o fatto finta di leggere stava dando a buona parte di voi anche poco velatamente del pirla?».

Il libro è acquistabile presso la Libreria del Ponte di Bologna.

Sul sito dell’associazione è disponibile un video di presentazione del libro