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Unione europea, patriottismo e collettivismo (Giovanni Birindelli)

Il titolo de La Stampa è il seguente: «Junker attacca Johnson e Farage: “non sono patrioti, hanno abbandonato la nave”».

Il riconoscimento che la nave-Europa stia affondando, sebbene tardivo, è benvenuto, anche se i burocrati europei sono molto lontani dal riconoscere le cause del naufragio. Quella nave sta affondando, in ultima analisi, per la stessa ragione per cui è affondata la nave-Unione Sovietica: il centralismo, l’uso della conoscenza centralizzata di chi di detiene il potere politico al posto di quella periferica dispersa capillarmente fra gli attori del sistema economico (individui e imprese).

Le ragioni per cui l’uso della conoscenza centralizzata porta necessariamente la nave ad affondare, mentre l’uso della conoscenza periferica consente agli attori del sistema economico di raggiungere porti fino ad ora inesplorati, sono diverse e sono state discusse da Hayek nel suo famoso articolo The Use of Knowledge in Society[1]. Nel loro insieme, queste ragioni sono quelle per cui un’economia di mercato è economicamente superiore a un’economia di comando (o socialista), per esempio alla cosiddetta “economia sociale di mercato” dell’Unione Europea.

Fra queste ragioni c’è il fatto che la conoscenza centralizzata è quantitativamente molto minore rispetto a quella periferica, qualitativamente molto peggiore (non è conoscenza di tempo e di luogo) e l’uso che ne viene fatto non è responsabile, nel senso che, a differenza di quello che accade nel libero mercato, il burocrate che fa una scelta (per esempio a favore di determinate “politiche”) non subisce le conseguenze di quella scelta. Dato che il valore economico dipende dalla possibilità che le persone hanno di scegliere liberamente e responsabilmente fra diverse alternative, l’economia collettivista distrugge necessariamente valore mentre l’economia di mercato lo crea.

In altre parole, la nave-Unione Europea deve necessariamente affondare perché è una nave collettivista. In essa, cioè, gli individui non sono liberi di agire responsabilmente in base ai loro fini individuali, rispetto all’importanza dei quali (per esempio) essi sono gli unici ad avere la conoscenza rilevante. Al contrario, essi sono sempre più costretti ad agire in funzione di una gerarchia unitaria di fini[2] stabilita arbitrariamente da burocrati irresponsabili. Questa è, in ultima istanza, la ragione per cui l’Unione Sovietica è fallita ed è la ragione per cui l’Unione Europea sta fallendo.

Ora, non è che il Regno Unito non sia un paese collettivista (l’esistenza stessa di tasse, del welfare, di corso forzoso del denaro, della banca centrale, di “politiche” di governo, di “leggi” positive, ecc.) implica un sistema sociale ed economico collettivista. Tuttavia, quanto minori sono le dimensioni dello stato (e quindi quanto maggiore è la competizione fra stati), tanto minore è il danno massimo potenziale del collettivismo. Anche se, a mio parere, il problema centrale da risolvere per arrivare a una società libera è prospera è quello dell’idea astratta di legge (da strumento di potere politico arbitrario a limite non arbitrario a ogni potere coercitivo), la progressiva frantumazione degli stati contribuisce necessariamente a creare prosperità allo stesso modo in cui la continua centralizzazione crea necessariamente miseria nel lungo periodo.

All’indomani dell’esito del referendum in Gran Bretagna, il presidente della Commissione Europea Claude Junker ha affermato che coloro che hanno portato a termine con successo il progetto Brexit «non sono patrioti». Essendo un collettivista (e quindi un totalitario), Junker ha inteso questa come un’offesa, mentre da una prospettiva della prosperità, si tratta di un complimento. Non essere patrioti vuol dire infatti rifiutare il fine collettivo imposto dall’autorità irresponsabile per ridare la possibilità alle persone e alle imprese di scegliere in base alla propria gerarchia di fini e subendo le conseguenze delle loro scelte. Quindi, per quello che abbiamo detto, significa scegliere la prosperità al posto della miseria, e la libertà al posto della schiavitù.

Di nuovo, perché la Gran Bretagna (o perfino l’Inghilterra) diventi una società libera (e quindi non collettivista) ce ne è di acqua che deve passare sotto i ponti. Tuttavia questo (sebbene non tocchi il cuore del problema: l’idea filosofica di legge) è un primo passo nella giusta direzione. Ed è un passo che i collettivisti attaccano di default con l’argomento utilizzato da Juncker. Karl Popper ricorda che questo argomento, che è stato utilizzato da tutti i regimi totalitari, ha un’origine platonica («Platone afferma che, se non si possono sacrificare i propri interessi per amore del tutto, allora si è egoisti»[3] o, in questo caso, “non patrioti”) e che «dura tutt’ora»[4]. Popper scriveva nel 1945. Da allora, a quanto pare, negli argomenti contro chi si oppone al collettivismo, non molto è cambiato. D’altro canto, visto che il collettivismo da allora ha fatto ulteriori passi da gigante (anche e soprattutto fra molti sedicenti sostenitori del libero mercato), perché avrebbe dovuto?

 

NOTE

[1] Hayek, F. A., 1945, “The Use of Knowledge in Society”, in The American Economic Review n. 35, pp. 519-530

[2] Il termine è di Hayek.

[3]Popper, K., 2003[1945], La società aperta e i suoi nemici (Armando Editore, Roma), p. 133.

[4]Popper, K., 2003[1945], La società aperta e i suoi nemici (Armando Editore, Roma), p. 134.