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COMUNICATO N.6 Liberi Comuni

Care amici, care amiche dei Liberi Comuni, il giorno 18 gennaio 2017 si è riunito ciò che è rimasto del Governo dei Liberi Comuni, dopo la travagliata e disertata Assemblea di Montegrotto Terme del 14-06-2015.
Nondimeno il Governo dei Liberi Comuni, senza troppi clamori, nel corso del 2016 è riuscito ad onorare i pochi, ma fondamentali compiti che si era proposto: la registrazione notarile (dunque ufficiale) del partito, del
suo logo e del suo statuto e l’apertura di un conto corrente postale. Partendo da queste basi, fondamentali per dare operatività istituzionale al partito, si tratta ora di ridare anche una legittimità statutaria ai suoi
organi e ripartire con rinnovato entusiasmo. Ricordo come uno degli obiettivi emersi nelle discussioni dei passati Governi sia stato quello di concentrare le proprie energie in pochi Comuni, anche in un solo Comune, magari piccolo, con l’intento di partecipare alle elezioni comunali e vincerle, in modo da poter “creare scandalo” con l’applicazione, in quel Comune, dei princìpi del Codice dei Liberi Comuni.
Sempre con l’obiettivo di dare visibilità al partito e agli ideali libertari che lo animano, nella discussione di ieri si è presa in esame anche l’eventualità di “risuscitare” lo strumento legislativo previsto dall’Art. 71 della Costituzione della Repubblica Italiana, cioè il “disegno di legge di iniziativa popolare”, che alcuni definiscono come “una forma di partecipazione al processo decisionale per certi versi assimilabile alla democrazia diretta”.
Anche nella democrazia diretta infatti il “peso” del Parlamento influenza spesso le leggi applicative dei pronunciamenti popolari.  Non è dunque ipotizzabile di poter rilanciare questo istituto della Costituzione italiana scavalcando tout-court il Parlamento, perché questo non è possibile neppure in quelle democrazie (come la Svizzera) di lunga tradizione di democrazia diretta (meglio: semi-diretta). L’applicazione dell’Art. 71 è stata finora deludente: un amico ci ha informati che “nel tempo” sono stati presentati circa 400 disegni di legge di iniziativa popolare, con allegate le 50’000 firme richieste; uno soltanto è stato esaminato in commissione e approvato con numerose modifiche. Pare infatti che “sebbene sia previsto che il Parlamento sia tenuto ad esaminare ogni progetto depositato, la legge non stabilisca un termine entro cui ciò debba avvenire, con il risultato che la stragrande maggioranza dei disegni di iniziativa popolare non venga mai discusso, e decada. A causa di queste criticità, l’istituto non ha mai avuto effetti rilevanti sull’approvazione delle leggi, ed è oggi largamente in disuso”. Ma che esso possa costituire un pericolo per le oligarchie statali, se messo in condizione di funzionare, è dimostrato dal fatto che, nonostante la sua inconsistenza nel processo legislativo della Repubblica, la riforma istituzionale Renzi-Boschi, se fosse stata approvata, avrebbe previsto l’aumento del numero di firme necessarie, che sarebbe salito da 50.000 a 150.000.
L’idea sarebbe dunque quella di elaborare un disegno di legge di iniziativa popolare, che obblighi il Parlamento alla discussione di tutti i disegni di iniziativa popolare entro un termine ragionevole e “tassativo”
di tempo. Se troveremo qualche importante forza politica disponibile ad appoggiarci nella discussione parlamentare di questa prima iniziativa popolare dei Liberi Comuni, apriremo la strada ad una partecipazione “di tipo svizzero” alla vita politica del paese. Per i libertari duri e puri non sarà il massimo, ma sicuramente un
successo nella raccolta delle firme per conseguire questo obiettivo, darebbe al partito dei Liberi Comuni una visibilità mediatica inoscurabile a livello nazionale, funzionale alle future sfide elettorali. Le 50’000 firme richieste sono un obiettivo raggiungibile. Il perché sarà oggetto di una dettagliatissima “relazione tecnica” alla prossima Assemblea dei Liberi Comuni, se si terrà. Questo dipende, cari amici e care amiche, solo da voi.
Apriremo a breve una pagina Facebook dedicata a questo evento.
Vediamo quale sarà la vostra risposta.
Documenti visionabili:
– Logo del partito (il più bel logo in circolazione) https://
dl.dropboxusercontent.com/u/1933236/Logo%20LC.jpg
– Statuto del partito (elaborato in modo “istituzionalmente corretto”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/STATUTO-LIBERI-COMUNI-1…
– Codice dei Liberi Comuni (un nuovo modo dello “stare insieme”)
https://dl.dropboxusercontent.com/…/CODICE-DEI-LIBERI-COMUN…

La truffa del referendum: quesiti incomprensibili e contraddittori

Mi sono preso la briga di capire qualcosa dell’ultimo gioco di prestigio messo in scena col referendum costituzionale.

Non mi sorprendo se da mesi gli autori del testo, si azzuffano in tv e al bar sport. Neppure a loro sono chiari i quesiti.

Meno sorpreso sarò dei milioni di analfabeti funzionali che si metteranno in fila al seggio.

Questa la scheda.

referendum-2016

Di intuibile (non ho scritto comprensibile) trovo soltanto :

A) “riduzione numero….” nel 2° quesito

B) “contenimento costi….” nel 3° quesito

Pugnette refendarie, niente da dire.

A) “riduzione del numero….” presenta le seguenti 3 contraddizioni e carenze:

  1. non è specificato alcun numero
  2. non è stabilità alcuna data entro la quale deve essere operativa la suddetta fittizia riduzione
  3. non è dichiarato a quanti  milioni di euro effettivi (mettiamo anche con una stima e una tolleranza ammessa del + o – 5%) di spesa pubblica corrisponderà la suddetta fittizia riduzione dei parlamentari

B) “contenimento dei costi…..”  presenta le seguenti 5 contraddizioni e carenze:

  1. la parola contenimento non ha alcun valore. Esprime l’idea che i costi delle istituzioni a cui si riferisce, verranno contenuti entro un perimetro. Il perimetro non è affatto definito, perchè è alla mercè di chi governerà. Quindi una vera truffa lessicale. Il contenimento potrà significare anche aumento, purchè contenuto nel perimetro stabilito !!!!
  2. non è specificato cosa sono i costi di funzionamento. Ora un’istituzione qualsiasi, siccome produce nulla e consuma tasse, che costi di funzionamento ha ? 95% costi del personale, suppongo. Quindi che si fa? si licenziano finalmente centinaia di migliaia di parassiti dalle loro comode sedute ? Anche qui, si evita di precisare se questi costi di funzionamento si tradurranno direttamente in una riduzione di posti di lavoro parassitario e della spesa pubblica
  3. avendo usato il termine “contenimento”, è persino giustificato il mancato uso di numeri !!!
  4. non è precisato da quando, questo contenimento avrebbe corso. Ma tanto sarebbe inutile data l’incocludenza del termine “contenimento”
  5. non sono indicate con la loro denominazione, le istituzioni a cui questo contenimento verrebbe applicato

Gli altri tre quesiti sono materia per iniziati o per ficcanaso come me, che leggono,  incrociano dati, verificano e approfondiscono.

Manca solo il domandone finale, è poi i referendum andranno direttamente in onda con Gerry Scotti e il televoto.

Non appena i vostri protettori ne ravvisino l’utilità funzionale, appunto.

Mi chiedo allora cosa ne sanno gli ovini di “bicameralismo paritario”, di CNEL e di titolo V ?

Una beata sega. Quindi tutti in fila, schedina in bocca e matita tra le zampette.

Vi ringrazio comunque. Per una volta posso risparmiarmi di dire quello che ho sempre pensato di voi: siete solo degli inutili e stupidi ovini.

Le pecore stanno bene tosate (cit.Facco) e in fila indiana (cit.Trunfio)