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ASSEMBLEA 2017: Missione Compiuta

L’assemblea ha avuto luogo ieri 20.5.2017 come previsto.

E’ stato eletto il nuovo governo, e riconfermato il presidente.

Ecco la foto del gruppo.

Seguirà a giorni una sintesi filmata dell’evento e una breve lettera del presidente dell’associazione politica Liberi Comuni.

AVVISO: VARIAZIONE SEDE ASSEMBLEA 20 MAGGIO 2017
L’Assemblea dei Liberi Comuni del 20 maggio 2017 si terrà al World Service Information di Piazza IV Novembre 4 a Milano,
anziché al Centro Copernico come precedentemente annunciato. La nuova location è ancora più vicina alla stazione Centrale e raggiungibile facilmente sia in treno che in metrò (linea verde M2 fermata Stazione Centrale).
Tutti gli iscritti all’Assemblea (sia come iscritti al partito che come osservatori) riceveranno a breve una comunicazione di aggiornamento via mail.
I dettagli logistici e il MODULO D’ISCRIZIONE sono visionabili sulla pagina web www.libericomuni.org
COMUNICATO n° 12

COMUNICATO N. 12 Liberi Comuni

Le ragioni intellettuali per il tentativo di rilancio del partito dei Liberi Comuni

In questi giorni, discutendo animatamente con alcuni amici su quali fossero i modi migliori per l’affermazione degli ideali libertari, mi sono ritrovato a citare alcune frasi del libro edito dalla Leonardo Facco Editore a titolo “Contro lo Stato democratico, come superare la follia e la decadenza morale ed economica”, nel quale viene citata la strategia suggerita da Hans-Hermann Hoppe.
Per cambiare, per riporre i diritti di proprietà al centro della convivenza civile, è necessaria una rivoluzione dal basso verso l’alto, illustrata in modo molto chiaro da pagina 94 a pagina 98 del libro:

«La strategia è per una rivoluzione dal basso verso l’alto avendo il pregio di intaccare il monopolio territoriale dello Stato, consentendo una riappropriazione sulla e della res publica da parte delle comunità residenti. Al fine di operare la privatizzazione della proprietà pubblica locale è necessario procedere, in primo luogo, a una battaglia culturale divulgativa, al fine di creare una sensibilità e un consenso locale generalizzato attorno all’importanza dei diritti naturali e ai temi dell’autogoverno e dell’autodeterminazione in opposizione alla visione centralista, democratica e statalista. In secondo luogo è necessario un contenitore politico in grado di incarnare e soddisfare tale domanda in ambito elettorale partecipando alle elezioni amministrative (come uso del mezzo democratico a scopo difensivo e la conquista del consenso territoriale) con un programma politico antidemocratico, anti-egualitario, e a favore dei ceti produttivi di libero mercato, dunque nettamente in antitesi con lo statalismo, espressione della liberal-social-democrazia. L’obiettivo primario, in caso di vittoria alle urne, è quello di poter operare una privatizzazione (de-socializzazione) dei beni pubblici nelle piccole realtà comunali, restituendo i titoli di proprietà (in quote azionarie) su tali beni e servizi ai loro legittimi proprietari: i contribuenti, che con le precedenti imposte versate li hanno finanziati»

Dunque la soluzione suggerita da Hoppe si fonda su un binomio fondamentale: da un lato una battaglia culturale divulgativa, che non può in alcun modo contaminarsi con compromessi intellettuali inaccettabili e che, aggiungo io, deve includere anche una critica serrata all’attuale dottrina sociale della Chiesa; dall’altro lato la presenza di un partito, nel quale i cittadini possano riconoscersi per la riconquista delle loro proprietà territoriali locali (comunali).

Queste ragioni legittimano un’unione d’intenti tra i libertari impegnati nella divulgazione, senza compromessi di sorta, delle nostre idea di libertà e chi si impegnerà nei Liberi Comuni per ottemperare al dovere morale di dar seguito in modo completo alla “strategia di Hoppe”.

Unione europea, patriottismo e collettivismo (Giovanni Birindelli)

Il titolo de La Stampa è il seguente: «Junker attacca Johnson e Farage: “non sono patrioti, hanno abbandonato la nave”».

Il riconoscimento che la nave-Europa stia affondando, sebbene tardivo, è benvenuto, anche se i burocrati europei sono molto lontani dal riconoscere le cause del naufragio. Quella nave sta affondando, in ultima analisi, per la stessa ragione per cui è affondata la nave-Unione Sovietica: il centralismo, l’uso della conoscenza centralizzata di chi di detiene il potere politico al posto di quella periferica dispersa capillarmente fra gli attori del sistema economico (individui e imprese).

Le ragioni per cui l’uso della conoscenza centralizzata porta necessariamente la nave ad affondare, mentre l’uso della conoscenza periferica consente agli attori del sistema economico di raggiungere porti fino ad ora inesplorati, sono diverse e sono state discusse da Hayek nel suo famoso articolo The Use of Knowledge in Society[1]. Nel loro insieme, queste ragioni sono quelle per cui un’economia di mercato è economicamente superiore a un’economia di comando (o socialista), per esempio alla cosiddetta “economia sociale di mercato” dell’Unione Europea.

Fra queste ragioni c’è il fatto che la conoscenza centralizzata è quantitativamente molto minore rispetto a quella periferica, qualitativamente molto peggiore (non è conoscenza di tempo e di luogo) e l’uso che ne viene fatto non è responsabile, nel senso che, a differenza di quello che accade nel libero mercato, il burocrate che fa una scelta (per esempio a favore di determinate “politiche”) non subisce le conseguenze di quella scelta. Dato che il valore economico dipende dalla possibilità che le persone hanno di scegliere liberamente e responsabilmente fra diverse alternative, l’economia collettivista distrugge necessariamente valore mentre l’economia di mercato lo crea.

In altre parole, la nave-Unione Europea deve necessariamente affondare perché è una nave collettivista. In essa, cioè, gli individui non sono liberi di agire responsabilmente in base ai loro fini individuali, rispetto all’importanza dei quali (per esempio) essi sono gli unici ad avere la conoscenza rilevante. Al contrario, essi sono sempre più costretti ad agire in funzione di una gerarchia unitaria di fini[2] stabilita arbitrariamente da burocrati irresponsabili. Questa è, in ultima istanza, la ragione per cui l’Unione Sovietica è fallita ed è la ragione per cui l’Unione Europea sta fallendo.

Ora, non è che il Regno Unito non sia un paese collettivista (l’esistenza stessa di tasse, del welfare, di corso forzoso del denaro, della banca centrale, di “politiche” di governo, di “leggi” positive, ecc.) implica un sistema sociale ed economico collettivista. Tuttavia, quanto minori sono le dimensioni dello stato (e quindi quanto maggiore è la competizione fra stati), tanto minore è il danno massimo potenziale del collettivismo. Anche se, a mio parere, il problema centrale da risolvere per arrivare a una società libera è prospera è quello dell’idea astratta di legge (da strumento di potere politico arbitrario a limite non arbitrario a ogni potere coercitivo), la progressiva frantumazione degli stati contribuisce necessariamente a creare prosperità allo stesso modo in cui la continua centralizzazione crea necessariamente miseria nel lungo periodo.

All’indomani dell’esito del referendum in Gran Bretagna, il presidente della Commissione Europea Claude Junker ha affermato che coloro che hanno portato a termine con successo il progetto Brexit «non sono patrioti». Essendo un collettivista (e quindi un totalitario), Junker ha inteso questa come un’offesa, mentre da una prospettiva della prosperità, si tratta di un complimento. Non essere patrioti vuol dire infatti rifiutare il fine collettivo imposto dall’autorità irresponsabile per ridare la possibilità alle persone e alle imprese di scegliere in base alla propria gerarchia di fini e subendo le conseguenze delle loro scelte. Quindi, per quello che abbiamo detto, significa scegliere la prosperità al posto della miseria, e la libertà al posto della schiavitù.

Di nuovo, perché la Gran Bretagna (o perfino l’Inghilterra) diventi una società libera (e quindi non collettivista) ce ne è di acqua che deve passare sotto i ponti. Tuttavia questo (sebbene non tocchi il cuore del problema: l’idea filosofica di legge) è un primo passo nella giusta direzione. Ed è un passo che i collettivisti attaccano di default con l’argomento utilizzato da Juncker. Karl Popper ricorda che questo argomento, che è stato utilizzato da tutti i regimi totalitari, ha un’origine platonica («Platone afferma che, se non si possono sacrificare i propri interessi per amore del tutto, allora si è egoisti»[3] o, in questo caso, “non patrioti”) e che «dura tutt’ora»[4]. Popper scriveva nel 1945. Da allora, a quanto pare, negli argomenti contro chi si oppone al collettivismo, non molto è cambiato. D’altro canto, visto che il collettivismo da allora ha fatto ulteriori passi da gigante (anche e soprattutto fra molti sedicenti sostenitori del libero mercato), perché avrebbe dovuto?

 

NOTE

[1] Hayek, F. A., 1945, “The Use of Knowledge in Society”, in The American Economic Review n. 35, pp. 519-530

[2] Il termine è di Hayek.

[3]Popper, K., 2003[1945], La società aperta e i suoi nemici (Armando Editore, Roma), p. 133.

[4]Popper, K., 2003[1945], La società aperta e i suoi nemici (Armando Editore, Roma), p. 134.

Ucraina – Italia: tragiche analogie e preavvisi della Storia….

Anno 1932-1933 : un enorme crimine viene commesso nell’Unione Sovietica. Milioni di contadini vengono fatti morire di fame secondo un preciso piano politico di Stalin. E’ in corso la collettivizzazione delle terre e delle proprietà agrarie di tutta la Russia e l’eliminazione della religione e dei suoi simboli, pianificate  del Partito Comunista Sovietico con chiururgica precisione.

A proposito della religione Stalin scrive: “…. è venuto il tempo in cui anche le campane delle chiese devono definitivamente tacere in tutta la terra dell’URSS, lasciando spazio esclusivamente alle sirene delle fabbriche e degli stabilimenti…”

Izba

Ecco alcune delle reazioni popolari e dei tragici e dimenticati avvenimenti dell’epoca.

  1. Una dichiarazione dell’epoca durante una conferenza di braccianti e contadini poveri fu la seguente: “smettetela con i messaggi di saluto e le frasi sul socialismo, parliamo piuttosto di come far tornare i deportati. Non ci servono la collettivizzazione e il socialismo, chè tutto questo ci ha portato ad andare nudi e scalzi e a far prosperare i pidocchi. I colcos (1) non sono la volontà dei contadini, ma un nuovo giogo: discutiamo di come liberarcene”.
  2. Nel villaggio di Zlynka, durante il sequestro delle campane, un gruppo di 400 donne armate di pietre e bastoni inscenano una violenta protesta, malmenando il presidente del soviet locale e due poliziotti. Neppure l’arrivo dell’esercito vale a placare l’ira delle contadine. La rivolta termina solo quando viene dato l’ordine di sospendere il sequestro delle campane.
  3. Un gruppo di 25 donne rubano 19 mucche di proprietà collettiva. Una di esse dice con le lacrime agli occhi: cosa debbo fare? I miei sette figli hanno fame. Se mi lasciate la mucca fino al prossimo raccolto, ve la restituirò io stessa, ma adesso non ce la faccio più. Il bisogno mi spinde a prendermi la mucca”.
  4. Dopo l’espropriazione delle terre e delle fattorie, si assisteva alla fuga di intere famiglie di contadini che dopo aver macellato il bestiame rimasto, e appositamente danneggiati attrezzi e macchine da lavoro, dichiaravano: “adesso che tutto è del partito e non più nostro, che tutto vada in malora”.
  5. Un attivista bolscevico, tale Kravchenko, girando per i villaggi abbandonati ammette la tragedia, raccontando: “la gente che non è scappata, muore lentamente, orribilmente, nella solitudine più completa, di fame. Lo spettacolo più pauroso è quello dei bambini, con le membra di una magrezza scheletrica, e il ventre enfiato e grosso come un pallone. La fame ha cancellato dalle loro faccine ogni traccia di ingenuità e infanzia.” Kravchenko si impicca dopo aver scritto questa testimonianza, per sfuggire a sicura fucilazione da parte della polizia politica comunista.
  6. Lettera al figlio in servizio di leva, lontano da casa: “dal papà Stepan e dalla mamma Natalia, al nostro beneamato figlio Roman. Ti mandiamo la nostra benedizione e il nostro amore. Anche la tua cara moglie Tatiana, ti bacia da lontano un migliaio di volte. Caro figlio, ci hanno cacciato dallla nostra izba (2) e ci hanno preso tutto quel poco che avevamo. Anche del bestiame non è rimasto nulla. Vogliono deportare noi e altre 20 famiglie in un posto che non conosciamo. Siamo nell’angoscia, non possiamo difendere le nostre cose e non sappiamo dove scappare”.
  7. A luglio il procutatore della regione di Vinnycja informa le autorità giudiziarie di un episodio avvenuto nel villaggio di Nove Misto. Il cittadino Havryljuk di anni 36, insieme con sua moglie, contadini medi economicamente modesti, hanno tagliato a pezzi e divorato i loro figli, rispettivamente di 9 e 2 anni. I bambini erano morti di fame. Lo stesso Havryljuk è stato trovato sulla stufa morto: il suo cadavere era decomposto perchè nessuno sapeva nulla. Sua moglie adesso è in stato confusionale, e non è possibile parlare con lei. Dei bimbi fatti a pezzi si sono trovate solo le teste, recise al livello del collo e sotterrate; sono state ritrovare anche le ossa delle costole.

 

Si può continuare a guardare lo schermo della tv o scrutare attentamente l’orizzonte lontano. Il presente, qualunque cosa tu faccia, è lo stesso. E’ il futuro che non lo sarà affatto.

 

(1): proprietà agricola collettiva
(2): è una tipica abitazione rurale russa, a uno o due piani, interamente costruita di tavole di legno e di tronchi d’albero, abitata di solito da contadini
milano: città da BARE

MILANO EX CITTA’ DA BERE, adesso CITTA’ da BARE
Tre dati dall’ultimo bilancio del comune :
1) Su 260 milioni di sanzioni elevate ne sono state pagate 143! E il fondo crediti di dubbia esigibilità che contiene tutte le multe non riscosse negli anni, ha raggiunto 1,4 miliardi.
2) oneri di urbanizzazione versati al Comune che è il termometro di quanto si muove il settore delle costruzioni e ristrutturazioni. Si è ridotto rispetto al 2010 di 2/3: erano 129 milioni sono 44 milioni! La città è ferma e con essa tutto l’indotto.
3) La spesa corrente giunta a 2.793 milioni (nel 2014 erano 2.626 milioni). In questa capitolo rientra anche la spesa per il personale cresciuta di 20 milioniMILANO DA BARE

Terrorismo e Statalismo……

dalla primitiva propensione di alcuni nostri simili, a considerarsi indispensabili agli altri e di sentirsi pertanto per ragioni note solo a loro, destinati ad occuparsi degli affari altrui, nasce l’idea che l’organizzazione di una comunità e di una società e di uno stato debba essere una cosa pensata dai prepotenti a tavolino, permanente o meglio eterna, valida per tutti coloro che hanno in comune qualche elemento ritenuto essenziale : di solito il territorio. Poi eventualmente anche la lingua e la cultura, e dove queste sono disponibili in abbondanza, come ormai capita in Europa, c’è sempre a disposizione il multiculturalismo, per la lingua ci si arrangia con l’inglese. Magari presto sarà l’arabo. Sopra il prepotente coi suoi sodali. Sotto tutti gli altri. Si vero, avevo dimenticato : a questi altri di tanto in tanto viene data una cartuscella colorata da infilare in una cassetta di compensato. Salvo che non vi sia pericolo di stravolgimenti. In questi casi la demokrazia, come ha impunemente sottolineato quell’inverecondo dinosauro del mesozoiko, già presidente di fallitaGLia, classe 1925 comunista d’antan e sputasentenze a orologeria : “….adesso l’italia ha bisogno di governabilità e non di elezioni…”. E mandato via Belusconi, in perfetto stile leninista, scuola giovanile della sua spregevole formazione, il suddetto dinosauro, sempre a orologeria, ha messo a capo del governo i giullari funzionali (il rag. Montozzi, il deciso Letta La Qualunque, e Renzye l’ultimo dei patacca) al mantenimento della calma, all’ammansimento delle greggi che rischiano di risvegliarsi e da pecore diventare lupi. Meglio evitare, vero Georgescu Napolitanu, la demokrazia d’accordo. Ma fino a un certo punto, poi meglio Lenin, Stalin e la falce e martello ? Puah !! Da coprire di sputi e catarro.

Dalla primitiva propensione dunque di alcuni prepotenti o spacconi, incapaci sicuramente di pensare ai fatti propri, sono nati e continuano a nascere dappertutto stati. Ci sono quelli che dichiaratamente sono religiosi tipo musulmani e similari, e altri che si dichiarano laici ma sotto i vessilli multicolore della democrazia, nascondono la più temibile idolatria religiosa contemporanea. Quella nel dio stato, alimentata dalla fede nella dottrina dello statalismo, ottima foraggio per le greggi elettorali corroborato da ogni sorta di sonnifero sociale, dal calcio alle lotterie, dalla libertà dei costumi a quella dell’informazione !!!

Dalla terrificante prepotenza di alcuni, altri si sono convinti nei secoli che è impossibile vivere altrimenti. Tutti sono pronti a rispondere : come si fa senza qualcuno che dirige, qualcuno che comanda, qualcuno che governa. Scoppierebbe l’anarchia !! Classica risposta automatica che tutti pronunciano senza il benchè minimo dubbio. Almeno due dubbi, io me li sono posti tanti anni fa.

Il primo : scoppierebbe l’anarchia ? Ah !! ma guarda te !! E perchè quella intorno a noi, come la chiami ? ordine e disciplina ? Senza scomodare il terrorismo di questi giorni, cos’è la gente che viene ammazzata a casa per qualche centinaio di euro ? cosa sono qualche migliaio di suicidi di licenziati, dissocupati, falliti ? cosa sono le nostre città, ormai invase da orde di disperati da tutti i cinque continenti, mendicanti e costretti a vivere in ogni angolo dove ci sia un riparo, una stazione della metropolitana, un ponte, una pensilina ? cosa sono le centinaia di migliaia di giovani e meno giovani in fuga dal nostro paese per cercare speranze o solo sopravvivenza in ogni angolo del globo ? cosa sono i milioni di pensionati alla fame, dopo una vita di lavoro, sacrifici e INPS ?

come lo chiamate tutto questo e altro ancora ? progresso e civiltà ? e agitate la parola anarchia, avendola scambiata con quello che vi hanno raccontato a scuola da piccoli !!

Secondo dubbio : se proprio ci vuole qualcuno che comanda o che organizza la vita di una comunità, non è proprio possibile riunirsi in comunità libere dove ciascuno, indipendentemente dal territorio dove vive e dalla lingua e da altre differenze, possa scegliere con chi condividere esperienze, lavoro, affari, speranze, scegliendosi gli eventuali “capi” o “leader” in modo libero e intercambiabile, senza partiti, senza pregiudizi, senza ideologie, senza pianificazione centrale, senza promesse di diritti o imposizione di doveri, se non quelli che derivano dal proprio personale interesse che vuole convivere con altri personali interessi  ?

Il fancazzismo, è quella consolidata propensione di molti, usata come merce di scambio con la primitiva propensione di alcuni di occuparsi degli affari altrui col loro consenso, il più delle volte estorto coi soldi di tutti e con la mirabolante promessa di poter passare tutta la vita sulle spalle degli altri. Il terrorismo non è dissimile dal fankazzismo.

FANKAZZISMO

Ecco la miscela esplosiva degli stati, retti da parlamenti, sovrani e parlamenti, camere e assemblee nazionali,  quirinali, case più o meno bianche o color crem(l)ino !!! Da questo incontro tra propensione al fankazzismo e alla prepotenza, nascono gli stati di diritto. Tutto è un diritto. I doveri ? beh si trovano prima o poi dei fessi per compierli.

Diritti a tempo indeterminato, per bacco !! a nascere, a morire, per lavorare, per andare in pensione a scuola, in ospedale, per andare all’estero e rientrare, per leggere e informarsi, per sposarsi e amare, vendere e comprare !!! chi è costui o chi sono costoro che dispongono a loro piacimento di tutti questi diritti come merce di scambio, e ne fanno dono a chi pare a loro. Se vuoi sposarti e avere 10 figli o nessuno, se vuoi commerciare all’aperto o al chiuso di un negozio, se vuoi lavorare 60 ore settimana fino a prima di crepare oppure sei tra quelli che invece preferiscono bighellonare tutto il tempo, perchè questi diritti ti devono essere concessi ? e da chi ? da un gruppo di persone che fino al giorno prima facevano parte di quelli come te. Non ti sorge il dubbio che qualcosa in questo meccanismo sa di truffa, di finzione, di tranello ?

Il terrorismo è parente degenere dello fankazzismo, perchè è l’effetto dell’imposizione di doveri da compiere,  uno in particolare : morire per una causa, non prima di aver seminato morte, terrore e paura tra le fila di inermi nemici. Il terrorismo è il dovere di sistemare le cose che non vanno, in modo veloce e violento. Dovere di aderire a una legge religiosa, a una setta, a un’organizzazione militarizzata. Dietro al terrorismo altre forme di potere e di stati, altri prepotenti buoni a nulla se non a volersi impicciare dei fatti di tutti coi soldi altrui. I terroristi che si fanno esplodere e uccidono, sono le vittime di quest’inganno di segno opposto rispetto al fankazzismo. Ingannati che il loro stato, la loro cultura, la loro religione, si devono affermare col loro sacrificio.

TERHORI

L’atroce differenza tra fankazzisti di cui pullula il mondo occidentale, quello delle “demokrazie da esportare” per intenderci, e i terroristi che provengono dai paesi mediorientali, o che vi sono ritornati per addestrarsi e imbracciare Sharia e armi automatiche, sta nella disponibilità di questi ultimi a cercare la morte per compiere un dovere, contrapposta all’attaccamento alla vita e alle sue comodità per i primi, pur di godere diritti.

Dalla prima parte, eserciti soprattutto di giovani nati e allevati a dosi massicce di demokrazia e imbottiti di idolatria dello stato e delle sue mirabolanti capacità divine di combattere fame, morte, disoccupazione e ogni sorta di male senza successo pratico ma continuamente giustificate e addebitate a ipotetici nemici, con l’incessante azione di propaganda dei media.

Dalla seconda parte, altri giovani con il vuoto dentro come i precedenti, a cui lo stato francese, inglese, belga, italiano ed europei in genere, non è riuscito a raccontarla per intero la barzelletta della demokrazia e dei diritti a buon mercato. E sono sfuggiti di mano allo stesso sistema di produzione dello statalismo che vorrebbe sfornare sempre e solo cittadini modello, elettori abituali, contribuenti fedeli. Insomma orde di pecore che passano la vita a belare e brucare l’erba. Ma ogni tanto la produzione fallisce ed ecco pronti i terroristi.

Questi giovani non devono averla bevuta tutta la storiella della propaganda, hanno quindi cercato risposte alle loro ansie e alle loro domande. Hanno prontamente trovato altri prepotenti non meno criminali dei chieirici di stato, che li hanno istruiti e hanno dato loro dei doveri, per sostituire i diritti mancati nell’altro stato, quello ufficiale, diciamo così.

Questi prepotenti sono imam, dicono le cronache. Sono sceicchi del terrore e altri impostori che pur di soddisfare la propria propensione alla prepotenza, hanno ingannato e ingannano migliaia di giovani mediorientali ed europei nati e vissuti in questo deserto di valori che è diventata l’Europa post-cristiana.

Il terrorismo è dunque il frutto velenoso dello statalismo, la mina sfuggita di mano. Non verremo a capo di nulla, se non ritorneremo alla libertà, che nulla ha a che vedere con la democrazia, le kostituzioni repubblikane e tutti gli altri orpelli dei tiranni di ieri e di oggi, dell’occidente e di ogni altra parte del mondo.

Mentre i capi di governo e tutti i parassiti di palazzo, si sbracciano e si tirano i capelli davanti alle telecamere invocando unità nazionale, bandiere e spirito patriottico, la gente rimane attonita e impaurita e sempre più disillusa. Passaggio obbligato speriamo, perchè tutte queste cassandre pronte a piangere sulle tragedie altrui, mentre passano la vita a decretare sul diametro di cetrioli e sul tasso di azoto nei fertilizzanti, siano presto smascherate per quelle che sono : solo spregevoli prepotenti e illusionisti da strapazzo, da mettere alla gogna.

Come speriamo che anche i terroristi che ancora non si sono fatti saltare per aria e non hanno ammazzato nessuno, comprendano che sono passati da una storiella che non hanno bevuto a una pozione di veleno porta loro da prepotenti col turbante e il conto in Svizzera, col Corano nella mano destra e il passaporto diplomatico nell’altra.

HOW DOES AN ECONOMY GROW ? (come può crescere un’economia)

Ti invito a visionare il seguente filmato di circa 23 minuti. E’ in inglese ma ci sono i sottotitoli in inglese scritto. Quindi anche se non hai una comprensione fluente dell’inglese parlato, potrai leggere quello che l’autore dice.

Il video è davvero didattico e si presta benissimo ad essere divulgato anche tra giovani e persone comuni, non richiede titoli accademici particolari o preparazioni particolari. La più semplice, concreta ed realistica definizione di ECONOMIA è per me : “la scienza dell’azione umana”. Quindi guardate il filmato, assorbitene i contenuti, divulgate i contenuti da voi stessi tra amici e familiari, e divulgate il filmato. E viva la libertà, ora e sempre.