C’è un tempo per ogni cosa….

un libro sapienziale dell’Antico Testamento, per l’esattezza il Qoèlet, talvolta denominato Ecclesiaste, dice così :

2 C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace (Qo 3,2-8).

Trovo questi versi di una semplicità tale che in essi, chiunque non sia più un adolescente vi può riconoscere la propria esperienza umana e quella della società in cui vive.

Da queste parole trovo oggi lo spunto per scrivere questo post, e la speranza che possano essere profetiche per tutti noi, a partire da me che le scrivo, a voi che le leggete, e quelli che le leggeranno grazie a voi che le avrete fatte girare come vi chiedo di fare attraverso i social forum e gli altri potenti mezzi della comunicazione moderna.

I versi del Qoèlet ve li offro come chiave di lettura della nostra realtà. Prima di tutto la nostra realtà individuale di padri e madri di famiglia, single, divorziati, figli o nipoti, lavoratori e cittadini, contribuenti, studenti, pensionati, imprenditori o artigiani, commercianti, professionisti e di qualunque altra condizione che sia la vostra personale, e che non mi riesce di elencare.

Secondariamente questi versi possano essere chiave di lettura anche della società, in particolare di quella italiana nella quale viviamo.

Non sono esegeta e neppure biblista, quindi quello che mi auguro da questi versi e che ciascuno leggendoli, si ponga almeno due domande :

1. in che tempo mi trovo personalmente ?

2. quale tempo sta attraversando la nostra società, in particolare quella italiana ?

seme

Per parte mia, la prima domanda mi trova collocato all’ultimo verso “un tempo per la guerra e un tempo per la pace”. La seconda domanda invece mi colloca nel verso quasi iniziale : …un tempo per piantare e un tempo per sradicare …

Nessun cambiamento individuale e nella società è mai avvenuto e potrà avvenire senza queste due azioni insieme :

piantare e sradicare. Un’azione di vita e un’azione di morte dunque insieme.

sradicare

Non ho mai avuto e non ho la pretesa di avere il miglior seme possibile, e neppure quella di conoscere quale pianta deve essere sradicata. Non ho la prepotenza o la presunzione di credere che il mio seme debba andare bene anche a te che mi leggi.

Ho però la consapevolezza, che il seme che possiedo è simile a quello di moltissimi altri che mi rassomigliano, che hanno affinità di pensiero, di vita, di visione. E mi basta questo per dirvi : è giunto il  tempo di seminare.

Pur nel rispetto dei principi di non aggressione cui mi ispiro, non posso ignorare che sia giunto anche il tempo per sradicare. Sradicare cosa ? Penso che semplicemente sarà inevitabile sradicare quello che si opporrà all’azione che per noi è arrivato il tempo di compiere : seminare.

Sradicheremo le erbacce che infestano il terreno, sradicheremo quelle che vorranno ritornare a crescere dove noi abbiamo seminato. E sradicheremo chiunque stabilisca o ritenga che non ci è consentito seminare, e che il loro campo e i loro frutti debbano per legge andare bene anche a noi. Questo tempo è finito, come finiscono tutte le cose di questo mondo, e come sono stati sepolti dall’oblio tutti i sistemi precedenti alla demokrazia del consenso e della spesa pubblika, verrà sradicata e sepolta essa stessa, superata da un sistema nuovo che non è necessario oggi avere chiaro. Chiaro è solo il seme e questo ai veri rivoluzionari basta e avanza.

Per seminare e per sradicare, insomma per agire, il tempo delle parole è finito cari amici. Le tastiere potranno servire solo come supporto logistico alla guerra che intendiamo combattere. Il tempo della pace è finito da un pezzo, per la semplice ragione che qualcuno, pur non avendo mai apertamente dichiarato guerra a una parte di italiani, ha agito da nemico, da rapinatore, da criminale, da despota e tiranno. Il tempo della pace è finito e la guerra è ormai in corso da decenni. Guerra della società parassitaria preoccupata solo di potersi perpetuare nei secoli dei secoli, contro quella parte di società (i produttori di ricchezza) notoriamente più propensa o pressata a produrre, a cercare clienti, a intraprendere nuove iniziative, a vendere, a competere.

Gioca a nostro favore la crescente ma già larghissima parte della società parassitaria, mi riferisco ai dipendenti pubblici di ogni ordine e grado, e a quanti vivono direttamente o indirettamente attaccati alla pompa della spesa pubblica, che soffrono le conseguenze della metastasi statalista : pensioni da fame, stipendi idem, figli disoccupati, emigrazione italiana e immigrazione di veri derelitti e di farabutti che si mascherano tra loro per invadere la nostra terra.

Prendiamo atto di questo amici cari, e non andiamo troppo per il sottile con dotti ragionamenti e perifrasi, per eludere la tragica realtà. Questo è il tempo della semplicità, che è la potenza dell’azione e la forza delle idee e del lavoro. Questo è il tempo di agire.

Da ormai molti anni, e in particolare dal maggio 2004 con alcuni amici che stimo e che considero delle grandi persone, per intelligenza, senso critico, profondità di pensiero e livello di analisi dei fatti contemporanei, abbiamo messo a punto quasi come un opera di ingegneria genetica, le caratteristiche del seme della pianta che nascerà.

Questo seme e questa pianta potranno nascere solo da un’azione attiva-difensiva (seminare) e da una reazione aggressiva eventuale (sradicare). Il pacifismo alla KattoKomunista mi ha sempre fatto schifo. E’ il pacifismo delle bandiere arcobaleno sventolanti nell’era Bush, e subito ammainate quando alla casa bianca hanno piazzato il rendentore musulmano di origini kenyote.

Solo gli imbecilli e i deficienti, vivono illusi che i cambiamenti maturano per via indolore e senza conseguenze, tragiche talvolta. Sono certo che tu mi leggi non appartieni a nessuna delle due categorie.

Vorrei quindi attraverso di voi che mi leggete e a quelli che insieme a voi si sentono interrogati dai versi del Qoèlet si possa piantare questo seme. Pronti a dover reagire sradicando. Le erbacce non mancano affatto nel terreno che sono il nostro lavoro, la nostra proprietà e la libertà che reclamiamo. Tali mortali erbacce tenderanno a riformarsi, statene certi.

Dobbiamo soprattutto essere pronti con la kasta politico parassitaria e dei loro apparati di sicurezza e difesa, pagati coi nostri soldi, che si sentiranno per la prima volta seriamente minacciati di dover interrompere il festino e non poter perpetuare più indisturbati il sistema di privilegio e rendita che hanno creato, difendono, propagandano al gregge elettorale. Sappiano questi parassiti, che non torceremo loro neppure un capello. A una sola condizione : che si rassegnino a vivere del proprio, tenendo in piedi il loro cancerogeno sistema del konsenso e della spesa pubblika tra di loro e coi loro affiliati, se ne avranno. Sappiano peraltro che tutti noi me compreso, possiamo essere atei o credenti, ma che una sola religione riteniamo mortale : lo statalismo. E pericolosi quelli che ne adorano le liturgie e i mantra. Quindi non sbandierate kostituzioni, unità repubblikana, istituzioni e altre corbellerie. Non fatelo perchè vi vomiteremo addosso. Fatelo con quelli, fintanto che ne avrete, che si sono rassegnati a una vita da sussidiati e da schiavi della vostra corte dei miracoli. In caso queste parole non vi siano chiare, sappiate che lo sradicamento avverrà impietoso e inesorabile. Non saremo noi a organizzarlo, non siamo imbecilli come i vosti elettori. Lo sradicamente avverrà per via naturale che neanche voi immaginate, stupidi come siete. A parte voi infatti, politici italioti, chiunque al mondo comprende e sa che è impossibile tenere in schiavitù qualcuno per tutta la vita, senza mettere in conto la morte per mano dello stesso schiavo.

Vi considero pertanto non solo degli inqualificabili irresponsabili ma criminali sociali di prim’ordine, perchè inconsapevoli come siete della possibile e temibile reazione degli schiavi, avete continuato a serrare le catene e appensatire i serragli. Quello che avviene oggi e che avverrà sarà nient’altro che la naturale reazione alle vostre azioni irresponsabili, alla vostra insopportabile vanità e boria da nullafacenti di professione, alla vostra insulsa essenza di parassiti e missionari del bene Komune coi soldi altrui, al fetore di sterco e di morte che la vostra presenza spande dovunque siate o transitiate.

Datemi amici miei quindi, la possibilità di incontrarvi (non qui sulle tastiere !!!) e di incontrare i vostri amici, familiari e quanti ne hanno davvero colme le tasche della situazione. Dovete aiutarmi a “inventariare” la galassia silenziosa e invisibile che ci circonda e poi a coinvolgerne i corpi. A quanti scriveranno un commento, anche solo per dire : “presente”, scrivero io direttamente sulla vostra mail (non avete bisogno di indicarla nel commento come qualcuno ha fatto) che vedo comunque come autore del blog e prenderemo accordi e soprattutto attendo suggerimenti e consigli perchè la semina sia veloce e proficua, e soprattutto perchè l’inevitabile sradicamento che ahinoi non potremo risparmiarci, avvenga nel modo più coerente e pacifico possibile.

Ricordati è finito un tempo e se ne comincia un’altro. Vuoi ancora attendere ?

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