Perifrasi della Costituzione Italiana: acrobazie 19 e 20 !!

Non sono un esperto di diritto, ma non ho perso buon senso e spirito critico per scrivere dell’unico contratto che sottomette decine di milioni di italiani me compreso, che non lo hanno mai firmato. Al “clero” e ai “religiosi” del diritto, che gelosamente attribuiscono alla materia un’aurea mistico divina e si adirano quando a parlarne sono “gli atei”, faccio sapere che, non sono e non intendo diventare fedele della loro religione.

ART. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.
ART. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

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Non dovrebbe sorprendere più nessuno, arrivati che siamo ai primi 20 dei 139 articoli del corano statalista, l’ennesima codifica di diritti (religione) che in quanto naturali non ne avrebbero alcun bisogno. Piuttosto questa ulteriore codifica equivale all’iscrizione di un’altra ipoteca sulla Libertà individuale e delle comunità religiose.

L’articolo 19 usando il termine “propaganda”, attribuisce alla religione la stessa valenza e prassi dei partiti politici.

Il dizionario italiano al termine “Propaganda: Azione intesa a conquistare il favore o l’adesione di un pubblico sempre più vasto mediante ogni mezzo idoneo a influire sulla psicologia collettiva e sul comportamento delle masse”-.

Non penso ai Testimoni di Geova e limitandomi alla mia religione Cattolica, so che il termine “propaganda” è assolutamente sconosciuto e persino contrario al Vangelo. Gesù stesso non raccolse armate di adepti, ma invitò a seguirlo avvertendo del fallimento finale sulla croce della sua esperienza umana. Motivo per il quale a piangerlo sotto la Croce, rimasero in tre e tutte donne. Una di queste era Maria la madre di Gesù. Questo riferisce il vangelo dell’apostolo Giovanni.

I partiti al contrario, di cui erano figli e seguaci tutti i collettivisti autori del corano statalista, promettendo ai propri elettori il paradiso in terra finora hanno assicurato l’inferno fiscale per tutti. Il consenso elettorale è basato infatti esclusivamente sulla propaganda, che il dizionario dichiara: “Spesso il termine può polemicamente alludere a grossolane deformazioni o falsificazioni di notizie o dati, diffuse nel tentativo di influenzare l’opinione pubblica”.

Questo passaggio sulla propaganda dell’art.19, è la prova dell’ignoranza della fede dei cosiddetti cattolici dell’epoca, i quali seduti a tavolino con gli altri collettivisti, giocavano a ipotecare il futuro di intere generazioni a venire. I Bagnasco di oggi, intervistati sul referendum del 4 dicembre scorso, dichiaravano con mistica sicumera: “i cattolici, voteranno secondo coscienza”.

Nessuno dei Bagnasco d’Italia viene sfiorato dal dubbio che ai cattolici dovrebbero essi stessi annunciare il Vangelo, non la partecipazione alla kermesse pagana delle elezioni. Ma questo del collettivismo strisciante e del katto komunismo curiale e non, è un’altra faccenda

All’art.19 compare quindi un termine interessante: “buon costume”. Mi viene in mente un’apposita sezione delle questure, che quando ero giovane si occupava di prostituzione, pornografia, manifestazioni licenziose in genere. Si chiamava proprio così “Buon Costume” e non credo esista più. Sono convinto che se il “buon costume” fosse caso mai esistito già nel dopo guerra, i 356 deficienti dell’assemblea costituente, avrebbero dovuto giocare a tombola tutto il tempo.

Il termine“buon costume” è notoriamente relativo al contesto mutevole di una società, delle sue mode e del suo pensiero. L’art. 19 e l’indeterminatezza dell’espressione “buon costume” si prestano pertanto a ogni interpretazione, compresa la mancanza stessa di interpretazione da parte di giudici, inquirenti e forze di polizia. Insomma, aria fritta spacciata per Sacro Testo.

Trovo invece diabolica, la frode linguistica perpetrata con l’uso dell’aggettivo “speciali” adottato all’art.20. Si codifica infatti che la religione e le sue manifestazioni, sono sottoposte a limitazioni legislative e gravami fiscali. Ma che queste non possono essere speciali, appunto. In altre parole la religione e gli aspetti spirituali della comunità umana, non possono essere discriminate, vessate diversamente da quanto non lo siano gli altri diritti sanciti nel corano statalista. Evviva!!

Non ho altro da aggiungere se non la conferma della violenza e del sopruso codificati dal corano statalista. Seme maligno per il quale questo paese ha potuto trasformarsi in una vera prigione senza sbarre, una cloaca a cielo aperto, territorio di predazione e estorsione da parte di oligarchie di burocrati e boiardi di palazzo, che solo qualche paese del centro africa ha conosciuto.

A chi è andato a votare all’ultimo referendum, per il SI o del NO, straconvinto di aver capito i 5 quesiti, rivolgo il seguente invito: fatti tu adesso una domanda e datti una risposta. Davanti a uno specchio.

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